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Il linguaggio si fa snello, disinvolto

di

Cristina Foglia
Si semplifica, si scelgono espressioni inglesi che contraggono in una sola parola concetti lunghi da spiegare. “Outsider” e si capisce subito che si parla di un escluso dalla società, uno che non si adatta al vivere contemporaneo; “trendy” invece è chi sta dentro l’onda della moda. A proposito di entusiasmo anglofilo Libano Zanolari faceva notare su queste pagine (ma forse in quel caso era semplice ignoranza) che St.Moritz era diventato un “Saint”, altro che l’amichevole San Murezzan dei grigionesi. Del resto a San Gottardo è andata anche peggio: ha perso il titolo di santità per diventare un laico Gottardo col titolo, al massimo, di supervisore del traffico di transito. Oltregottardo come oltreoceano, una parola sola, snella e precisa. Tanto peggio per i puristi che si incaponiscono a salvaguardare il nome intero. Ma com’è allora che non andiamo a sciare a Bernardino? Forse che ci sembra un altro luogo, molto più lontano, poco invitante? Strana sorte dei nomi di luogo. In fondo queste particelle complicano la scrittura dei messaggi rapidi, quindi la logica direbbe via, eliminare. Sacrificati sull’altare della rapidità che esige il nostro tempo. “Vado a Moritz a snow, vieni?” – “No, test di mate”. E la conversazione è bell’e finita. Ma c’è un’altra categoria di parole mutanti. Quelle che pur rimanendo uguali hanno cambiato significato. Destino segnato dal marketing, sempre alla ricerca di marchi esotici quel tanto che basta a far sorgere una lontana rimembranza, e dalla tv, oltre che dalle mode. Davanti al ripiano di un negozio il nome “Kipling”. Chi? (e qui tutti gli estimatori di Corrado Guzzanti, alias Rokko Smiterson prima maniera, ricorderanno il tormentone “PLI!”) Per i due ragazzi che invece si stanno provando lo zainetto sulla scaffale, Kipling è semplicemente una marca di borse. Di Rudyard lo scrittore non c’è più traccia. Il libro della giungla ormai è di Walt Disney, come la Sirenetta e Pocahontas. Provate a chiedere in giro a cosa fa pensare “Il grande fratello”? Non certo all’entità superiore del libro di Orwell, ma al programma televisivo. Stesso destino per Darwin. Cos’è? Ma evidente: un programma di documentari della televisione italiana. E i cubisti? Mah, veramente sono meglio le cubiste. Da quando in qua sono state le donne a inventare questa forma d’arte? Ma quale arte? Io dicevo quelle che ballano sui cubi, in discoteca. Ma come parli te?

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Venerdì 4 Aprile 2003

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