Non si è ancora smorzata negli ambienti sindacali l’indignazione suscitata dalla decisione della Federazione delle cooperative Migros di escludere dal contratto collettivo il sindacato Fcta (alla fine del 2004) e la Federazione svizzera del personale di panetteria e pasticceria (con effetto immediato). Ultimo atto di una lunga serie di conflitti fra le parti, la disdetta decisa nelle scorse settimane denota un irrigidimento del numero uno della grande distribuzione in Svizzera nei confronti dei partners coinvolti in processi di fusione sindacale (è il caso della Fcta che unitamente a Sei e Flmo confluirà nel sindacato unico Unia). Dei punti in sospeso fra Migros e partner sociali abbiamo parlato con il copresidente del sindacato dei servizi Unia Andreas Rieger e con il direttore di Migros Ticino Lorenzo Emma. Andreas Rieger, siete rimasti sorpresi dalla decisione di Migros di disdire il Contratto collettivo nei confronti della Fcta? No, per certi versi ce lo aspettavamo. È chiaro che Migros vuole mettere in riga il futuro sindacato interprofessionale Unia, che nascerà dalla fusione di Sei, Flmo e Fcta. Per quale ragione secondo lei Migros pone i rapporti con i sindacati sul piano del confronto, denunciando penalmente i sindacalisti che distribuiscono volantini nei negozi o appunto disdicendo senza preavviso i contratti collettivi? La Migros si considera una sorta di libero principato: produce i suoi prodotti che vende nei suoi negozi pubblicizzandoli con i suoi giornali e stabilisce i suoi regolamenti con le sue votazioni interne. Nel Libero Principato di Migros il principe vuole essere il solo a comandare. Per questo non c’è posto per un sindacato indipendente e determinato. L’unica rappresentanza del personale che Migros è disposta a tollerare all’interno è quella delle commissioni del personale. Proprio in vista della nascita della nuova Unia la battaglia con Migros è un’ottima occasione per il sindacato per mettersi alla prova. È una grande sfida che siamo disposti a raccogliere. Anche perché per il futuro sindacato interprofessionale Unia il settore dei servizi sarà di fondamentale importanza. Nel terziario infatti per i salariati manca un sindacato forte; e nel terziario il settore per noi più importante è proprio quello della distribuzione al dettaglio. D’altra parte è ormai parecchio tempo che con Unia state mettendo sotto pressione la Migros, in particolare sulla questione dei salari minimi. Perché siete così duri nei confronti di Migros? Da un lato perché Migros è una cooperativa a larghissima diffusione e nei suoi statuti ha un preciso impegno sociale, sia verso i suoi dipendenti che verso il pubblico. E l’attuale dirigenza di Migros s’è allontanata molto dallo spirito cooperativo. Ne è prova la battaglia che abbiamo dovuto condurre per l’ottenimento di salari minimi dignitosi. D’altro lato perché Migros è il leader della distribuzione al dettaglio in Svizzera. Quello che fa Migros anche nei confronti dei suoi dipendenti funge dunque in qualche modo da esempio per tutto il settore. Come giudica l’affermazione di Anton Scherrer, presidente della direzione generale di Migros Svizzera, secondo cui un salario minimo di 3 mila 300 franchi in Ticino è troppo alto? È una provocazione. Assieme all’altra affermazione secondo cui, in caso di cattivo andamento degli affari, i salari minimi dovranno essere ridotti, serve solo a fare ulteriore pressione e ad alzare la posta in vista di future trattative, in particolare sulla nostra richiesta di un minimo di 4 mila franchi per il personale formato o con esperienza professionale. Direbbe che Coop, Manor o Jelmoli nel complesso sono meglio di Migros? No, non posso dirlo con questa chiarezza. Da un lato perché non tutti i grossi distributori svizzeri aderiscono ad un Contratto collettivo, dall’altro perché spesso si riscontrano, come in Migros, forti differenze regionali. E a nessun altro è mai venuto in mente di disdire un Contratto collettivo di lavoro come ha fatto Migros con la Fcta e con la Federazione dei panettieri per le ragioni (fusione sindacale) e con le modalità (da un giorno all'altro per i panettieri!) di Migros. Ancora una volta la dichiarazione di guerra è venuta dalla Migros, non dal sindacato. Quali saranno i prossimi passi che con Fcta e Unia intendete compiere nel caso Migros? Lavoreremo concretamente su tre binari paralleli. Il primo è quello dell'informazione e della sensibilizzazione del personale, dei clienti e dell’opinione pubblica: daremo vita ad una serie di azioni, cominciando con volantinaggi presso i punti vendita. Il secondo binario è la disponibilità al dialogo con i vertici Migros. Infine c’è il piano legale: contestiamo la disdetta del Contratto collettivo nei confronti di Fcta e della Federazione dei panettieri perché un contratto collettivo può essere disdetto solo nei confronti di tutti i partner contrattuali. In definitiva qual è il torto principale di Migros in tutta questa vicenda? Non capisce che la libertà di coalizione nel senso della libertà di organizzarsi in un sindacato è un diritto dei salariati: non è il diritto dei padroni di scegliersi il sindacato che più gli conviene. «La Fcta entrerà a far parte di un nuovo sindacato che non conosciamo: prima di accettare questo nuovo sindacato come partner contrattuale vogliamo vedere se si può stabilire un’intesa come quella che avevamo con il partner precedente». Il direttore di Migros Ticino Lorenzo Emma ritiene logica la recente decisione della Federazione delle cooperative Migros (Fcm) di cessare il rapporto contrattuale con il sindacato Fcta alla fine del 2004 (la Fcm ha escluso con effetto immediato dal contratto collettivo anche la Federazione svizzera del personale di panetteria e pasticceria). «Se lei fa un accordo con qualcuno che poi viene sostituito si deve prendere il tempo necessario per conoscere il nuovo partner», dice l’ingegner Emma che nell’agosto 2002 ha preso il posto di Ulrico Hochstrasser alla testa del numero uno svizzero della grande distribuzione in Ticino. Lorenzo Emma, passando ai salari minimi, il numero uno di Migros Anton Scherrer ha affermato al settimanale work che – tenuto conto del costo della vita e del mercato del lavoro – 3’300 franchi per il Ticino sono troppi. Lei la pensa allo stesso modo? Non voglio esprimermi sulla cifra. Dico solo che da un recente studio Ubs su prezzi e salari in tutta la Svizzera risultano delle differenze fra Lugano e Zurigo, per esempio. Fissando un salario minimo uguale in tutto il paese non si tiene conto di queste differenze. E questi 3’300 franchi per il Ticino lei li considera adeguati? Sì, tenendo conto del fatto che si tratta del salario minimo per personale non qualificato e senza esperienza e che si tratta di un salario nettamente superiore alla situazione di mercato che vige nel Cantone. Comunque con 3’300 franchi si sta sicuramente meglio qui in Ticino che a Zurigo, quindi o sono troppo alti qui o sono troppo bassi a Zurigo. Una famiglia di tre persone deve tirare la cinghia per arrivare a fine mese con questo salario, anche qui in Ticino. Sì. Lorenzo Emma, come giudica la rivendicazione dei sindacati Unia e Fcta di 4 mila franchi di salario lordo per tutti i dipendenti qualificati o di provata esperienza? Mi lascia perplesso il fatto che da un lato in alcuni settori i sindacati qui in Ticino firmino per dei salari minimi di 2’650 franchi e dall’altro – con attori economici diversi – si chiedano 4 mila franchi. La richiesta di Unia e Fcta la stiamo ancora valutando, in particolare per quanto riguarda la definizione – non chiara per ora – di “personale qualificato”. Migros Ticino è stata accusata da alcuni sindacati di usare metodi intimidatori verso sindacalisti impegnati in azioni di volantinaggio all’interno delle vostre succursali. Cosa risponde? C’è una politica generale nel settore della vendita – quindi non si tratta di una prerogativa di Migros – secondo la quale non si tollerano manifestazioni che disturbano i nostri clienti e i nostri collaboratori durante le ore di lavoro. Come valuta l’operato delle commissioni del personale che i sindacati considerano degli alibi, semplici strumenti nelle mani della direzione di Migros Ticino? Si tratta di persone che lavorano in maniera indipendente e seria e con le quali la direzione si incontra a intervalli regolari. Posso capire che i sindacati percepiscano le commissioni del personale come dei concorrenti, ma dire che sono degli alibi è assolutamente falso. Nelle vostre succursali esiste un’estrema flessibilità degli orari di lavoro. I piani orari sono comunicati ai dipendenti due settimane prima come impone il contratto collettivo, ma poi spesso vengono cambiati all’ultimo momento. Noi rispettiamo il principio dell’affissione dei piani di lavoro con due settimane di anticipo. Ci sono però degli imprevisti e a quel punto si chiede al personale di venirci incontro. Si tratta di eccezioni. Fonti interne e vicine a Migros Ticino dicono che ormai è una prassi, non un’eccezione. Non è vero. Lavoriamo in un settore soggetto a numerose fluttuazioni e quindi capita che all’ultimo momento si impongano dei cambiamenti nei piani orari. Ma questa non è certamente la regola: la gran parte del lavoro è pianificata.

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19.09.03

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