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Il lavoro non è un mercato

di

Giuseppe Dunghi

La notizia proviene con ogni probabilità dall’Agenzia telegrafica svizzera: in una scuola professionale di Bienne è stato messo a punto un dispositivo che permette di vedere una persona al di là di un muro; una tecnologia definita nello stesso comunicato “utile a soccorritori o a militari”. Di solito i soccorritori, in caso di crolli o terremoti, cercano le persone per salvarle. I militari invece cercano le persone per ucciderle. E se si mettessero d’accordo per rinunciare ciascuno alla propria missione? Il bilancio delle persone salvate o uccise rimarrebbe invariato, si risparmierebbero spese e risorse e intanto gli studenti della prestigiosa scuola di Bienne avrebbero il tempo di dedicarsi ad altri progetti.


D’accordo, ci sono cose più importanti. Ma anche le cose importanti vengono oggi trattate come in un cartone animato per bambini. Si sta scatenando una guerra devastante in Medio Oriente sulla base dei messaggini di Trump e una sceneggiata da ciarlatano in fiera di Benjamin Netanyahu. I due aspiranti alla carica di primo ministro in Italia non riescono a mettersi d’accordo perché uno vorrebbe una legge sul conflitto di interessi blanda, l’altro invece un po’ più blanda. L’economia ticinese si racconta come un film comico, con i ricchi in fuga e i consiglieri di Stato che cercano di trattenerli per la giacca, i “mancati introiti” dei poveri speculatori edilizi, le piccole e medie imprese che dovrebbero farci tenerezza perché sono piccole e medie, gli impresari che pronunciano con enfasi il verbo “intraprendere” dimenticando i fasti del commercio triangolare degli schiavi e la produzione del gas Zyklon-B, insomma, era lo Stato italiano che comprava le mitragliatrici della Fiat per fare la guerra o era la Fiat che ordinava allo Stato italiano di fare la guerra per vendergli le sue mitragliatrici? E la cosiddetta liberaldemocrazia di cui i nostri banchieri si vantano di far parte, che altro è se non il furto sistematico di ricchezza da parte della minoranza ricca dell’umanità a danno della stragrande maggioranza povera?


Gli imprenditori non creano ricchezza, si limitano a prelevarla dal lavoro. Chiamano sé stessi “l’economia” per poter espellere dal discorso economico coloro che creano davvero la ricchezza, e per ridurli a merce come lo sono l’acciaio o l’alluminio o il cacao. Una merce il cui prezzo deve essere il più basso possibile in quello che con un tragico eufemismo viene definito mercato del lavoro.


Il lavoro non è un oggetto sulle bancarelle del mercato, e non è nemmeno una parte dell’economia. È fondante dell’economia. Nel 1978 per L’Albero degli Zoccoli il regista scelse il dialetto bergamasco, una lingua immune dal gergo classista e dalle tristi figure retoriche della lingua ufficiale. «Perché, nonno – domanda la bambina –, metti le piantine di pomodoro vicino al muro della stalla?». E il vecchio: «Perché così avranno il caldo delle bestie e matureranno prima». E nel Mestiere delle armi, i soldati pontifici che dovrebbero fermare le truppe imperiali ma non ci riescono, malpagati, senza viveri e senza armi efficaci, per scaldarsi fanno a pezzi un crocifisso (un Cristo romanico dal volto severo) e quasi a chiedere perdono si dicono: «L’è ’l Crist di poarecc, de qui che g’a famm e de qui che g’a frecc». Per entrare nella poesia bisogna sottrarsi ai discorsi delle Camere di commercio e dei ministri dell’economia... e alle notizie dell’Agenzia telegrafica svizzera.

Pubblicato

Mercoledì 16 Maggio 2018

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