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Il lavoro che genera sofferenza

di

Francesco Bonsaver
Da qualche anno il sindacato Unia ha posto al centro delle sue attenzioni la relazione tra lavoro, salute e sicurezza. Oltre alle inchieste sul tema che hanno visto il coinvolgimento degli edili sul piano nazionale e quella condotta nel settore della vendita in Ticino di cui il 5 giugno saranno noti i risultati, la sofferenza generata sul lavoro era al centro dei dibattiti di Unia Ticino durante le recenti assemblee sezionali. Con Enrico Borelli, responsabile per Unia Ticino della questione salute e sicurezza, abbiamo voluto approfondire le ragioni di questa campagna a lungo termine.

Enrico Borelli, durante le assemblee sezionali, Unia Ticino ha dato ampio spazio alla tematica della salute e sicurezza nel mondo del lavoro. Perché questa scelta?
La sofferenza derivante dal lavoro è in netto aumento. Il problema è che non se ne parla. In Svizzera, a differenza dell'Unione europea, non vi è nessun studio serio sulla realtà vissute dai salariati e la loro salute. L'unico approccio esistente, nella migliore delle ipotesi, è di tipo economista, che valuta l'incidenza dei costi, tralasciando completamente le ripercussioni umane. Nel settore della vendita ad esempio osserviamo una sperimentazione delle forme di controllo delle assenze fatta in termini di pressione sui salariati. L'analisi parte dal costo economico dell'assenza; l'obiettivo è ridurre il numero di assenze e il metodo per raggiungerlo sono interrogatori al dipendente al momento del rientro, telefonate a casa, invito a rientrare al lavoro, svincolo del segreto professionale medico da parte del datore di lavoro per conoscere le cause della malattia. Approccio economico di una questione di salute orientata all'aumento della produttività. Non c'è più il diritto di essere ammalati.
Quali sono le cause delle patologie legate al lavoro?
L'aumento della sofferenza sui posti di lavoro, correlato ad una precarizzazione della salute e sicurezza, è frutto di una offensiva volta a deregolamentare le condizioni di lavoro in atto negli ultimi decenni. Basti pensare alla flessibilità accresciuta e a tutte quelle forme di lavoro dette atipiche. Lo stesso quadro legislativo è stato adeguato a questa trasformazione del mondo del lavoro con la revisione della legge sul lavoro del 1998. È la normalizzazione giuridica di un rapporto di forza che ha permesso l'eliminazione di una serie di vincoli a difesa di alcune fasce protette. Si pensi all'abolizione del divieto di lavoro notturno per le donne o all'ampliamento della fascia oraria considerata giornaliera invece che notturna dalle 20 alle 23.
Perché non ci si è opposti fin da subito all'offensiva deregolamentatrice?
A fronteggiare l'attacco alla salute e alle condizioni di lavoro in genere, vi è purtroppo una debolezza del fronte sindacale nel reagire con determinazione all'offensiva. La revisione della legge sul lavoro del 1998 è un buon esempio. Ad opporvisi con il lancio di un referendum sono state alcune organizzazioni di estrema sinistra, delle associazioni di disoccupati e alcuni spezzoni sindacali. Di fatto però è mancata una risposta forte e compatta di tutto il movimento sindacale. E quella controriforma ha dato il là a ulteriori revisioni peggiorative delle ordinanze della legge sul lavoro….
Ora Unia intende reagire a questo stato di cose?
Unia ha l'ambizione di essere un sindacato di massa, radicato nel territorio, indipendente dagli interessi padronali e dotato di una propria identità forte nella quale i lavoratori possano riconoscersi. La sofferenza sul lavoro è una drammatica realtà e Unia Ticino ha deciso di tematizzare il problema e di farne uno strumento di costruzione sindacale. Il nostro progetto prevede di coinvolgere i lavoratori nell'elaborazione delle risposte da dare. Riteniamo non abbia alcun senso parlare di salute e sicurezza sul posto di lavoro senza che i diretti interessati possano far valere le proprie opinioni. E per poterlo fare in piena autonomia, sarà necessario elaborare una tutela dei delegati sindacali dalle possibili ritorsioni quando esercitano i propri diritti.
Quali le iniziative promosse finora sul tema sicurezza e salute?
Abbiamo svolto diverse inchieste tra i lavoratori sul tema della salute e sicurezza nei posti di lavoro. L'inchiesta nazionale nel settore dell'edilizia dello scorso anno è nata in Ticino, a seguito della proposta dei delegati sindacali ticinesi. Anche nel settore della vendita in Ticino abbiamo promosso un'inchiesta simile, della quale a inizio giugno renderemo noti i risultati. Queste inchieste hanno lo scopo di fornire uno strumento alle ricerche in questo campo. E inoltre siamo presenti sul terreno a fianco dei lavoratori per difendere la loro dignità. Citiamo in particolare le centinaia e centinaia di interventi da noi promossi nell'edilizia durante le giornate di pioggia
Oltre a tematizzare il rapporto salute e lavoro, siete riusciti ad ottenere qualche risultato concreto?
Nella torrida estate del 2003, il governo aveva decretato l'allarme canicola. Alla radio venivano trasmessi dei messaggi nei quali si invitava la popolazione ad evitare sforzi fisici, a non fare jogging. Vi era un problema di salute pubblica – il caldo – ma le autorità dimenticavano coloro che gli sforzi fisici erano obbligati a farli per motivi professionali. Siamo dunque intervenuti sulla questione, iniziando un percorso di sensibilizzazione che ci ha permesso nel corso degli ultimi anni di fare concreti ed importanti passi in avanti. Abbiamo tematizzato la questione muovendo da una fortissima presenza del sindacato sui luoghi di lavoro, e oggi sul tappeto vi è la concreta possibilità di interrompere anzitempo l'attività lavorativa nei giorni di allarme canicola!
L'attività in questo settore ha dato dei frutti rispetto alle collaborazioni sul tema?
Oggi, grazie al lavoro svolto, ci viene riconosciuta una legittimità sul tema sicurezza e salute correlata al lavoro. Per questi motivi partecipiamo al Forum cantonale sull'amianto e, proprio in questi giorni, stiamo discutendo con l'autorità cantonale come affrontare concretamente un'eventuale situazione di gran caldo.
E per quanto riguarda la collaborazione avviata con il Laboratorio di psicopatologia del lavoro?
Unia è un'organizzazione di massa e come tale avverte la responsabilità di  costruire un percorso comune insieme ad altri soggetti. L'attività del laboratorio merita di essere sottolineata. Oltre ad averli invitati ad illustrare la loro attività alle oltre 700 persone presenti alle nostre assemblee sezionali, abbiamo deciso di collaborare attivamente con il Laboratorio di psicopatologia del lavoro. I servizi da loro offerti colmano una lacuna e possono diventare un importante riferimento per i nostri affiliati. In sintesi, il sindacato funge da antenna per la segnalazione dei casi di sofferenza dovuta al lavoro. Persone che a loro volta possono trovare sostegno dall'attività del Laboratorio di psicopatologia del lavoro.

Il sostegno degli specialisti

I responsabili del Laboratorio di psicopatologia del lavoro sono stati tra i relatori principali alle assemblee sezionali di Unia Ticino e Moesa. Un servizio nato pochi anni fa in Ticino che offre sostegno alle persone che presentano delle patologie derivanti dal mondo del lavoro. area si è intrattenuto con Liala Cattaneo coordinatrice del Laboratorio di psicopatologia del lavoro, per capire come funziona la loro attività. 


Laboratorio di nome e di fatto. Un esperimento "pionieristico" in Svizzera perché la tematica della sofferenza generata al lavoro non è mai stata presa seriamente in considerazione. Vi è una sorta di deserto scientifico sulla materia in quanto non esistono studi che abbiano fornito delle analisi sulle quali poi sviluppare delle strategie. Eppure è un problema sociale, quasi un'urgenza, che si constata in costante crescita nell'ultimo decennio tra la popolazione svizzera. A titolo di esempio, nelle numerose statistiche elaborate dall'Ufficio federale dell'azione sociale (Ufas) è possibile sapere con precisione quale sia la relazione tra le domande di assicurazione invalidità in base ai criteri di sesso, di età, del cantone e se stranieri o svizzeri. Ma non troverete nessun dato statistico che metta in evidenza la categoria professionale e le domande Ai. «Confermo. Per avere una minima idea, ho dovuto elaborare io stessa una piccola statistica. Ho dovuto analizzare 200 incarti Ai e metterli in correlazione con la professione di chi aveva inoltrato domanda. Preciso che non si tratta di una statistica propriamente scientifica considerato l'esiguo numero di incarti presi in considerazione rispetto al numero totale, ma perlomeno era una base da cui cominciare» racconta Liala Cattaneo.
L'idea all'origine della creazione del Laboratorio è scaturita dalla constatazione dell'impressionante aumento di psicopatologie causate dalla situazione lavorativa delle persone. E dall'osservazione che per queste patologie non esisteva un servizio in grado di rispondere in forma adeguata alla sofferenza delle persone. Il Dottor Tomamichel, insieme ad altri professionisti, ha ritenuto necessario colmare questa lacuna che riguarda un numero importante di cittadini. Il progetto è stato approvato e finanziato dal Fondo nazionale Svizzero ed ha ricevuto un mandato cantonale dal Dipartimento della sanità e socialità. Per elaborare le finalità del servizio è stato necessario ricorrere a strutture esistenti all'estero, poiché in Svizzera non ce ne sono. Si è quindi fatto capo all'esperienza della Clinica del lavoro di Milano e del Laboratorio di psicopatologia del lavoro di Parigi. Ma entrambe le strutture non erano propriamente adeguate alla progetto ticinese, perché Milano tratta quasi esclusivamente le patologie causate dal mobbing, mentre a Parigi ci si concentra maggiormente sulla ricerca scientifica della problematica. In Ticino invece, ci si occupa di tutte le psicopatologie derivanti dal lavoro e si fa una presa a carico delle persone sofferenti. «Nell'anno di operatività, sono state un centinaio le persone di cui ci siamo occupati» spiega Laila Cattaneo «Il nostro servizio tratta la problematica in una ottica di multidisciplinarietà. Al Laboratorio collaborano una ventina di professionisti attivi in vari campi; medici generalisti, medici psichiatrici, psicologi, economisti, assistenti sociali e avvocati». Questo perché ci si è resi conto che le psicopatologie hanno delle ripercussioni su vari aspetti dalla vita delle persone toccate. «Attraverso la multidisciplinarietà affrontiamo il precariato esistenziale delle persone colpite nella sua globalità» prosegue Cattaneo, che spiega «I problemi a cui sono confrontati non possono essere risolti esclusivamente in chiave medica. È necessario dare alle persone delle risposte anche di tipo giuridico, ad esempio».
La metodologia di lavoro è il racconto, il vissuto delle persone. «Raccontare ad altri lo stato d'animo che si vive è il primo passo fondamentale per elaborare la patologia, per cercare di superarla. Oltre ad esprimersi in un colloquio individuale, abbiamo anche organizzato dei gruppi di auto-aiuto, dove le persone condividono la sofferenza e si danno dei consigli su come superarla». Un approccio completo ed originale che ha suscitato anche l'interesse di chi è a stretto contatto con la sofferenza generata dal lavoro; il sindacato Unia. «Siamo molto contenti di questa collaborazione» spiega Cattaneo «Il sindacato Unia per sua natura è in contatto costante con i lavoratori. Sovente è il primo posto a cui si rivolgono in caso di problemi di salute. Il Laboratorio di psicopatologia permette al sindacato di indicare ai lavoratori una struttura professionale in grado di aiutarli nella loro sofferenza. Una collaborazione proficua per tutte le parti coinvolte: i lavoratori, il sindacato e il nostro servizio».
Per chi avesse bisogno di maggiori informazioni, segnaliamo che il Laboratorio di psicopatologia del lavoro ha la sua sede a Viganello in via Luganetto 5, ed è raggiungibile telefonicamente allo 091 815 21 91. «Il nostro raggio d'intervento copre tutto il territorio cantonale. Siamo dunque a disposizione di tutti i residenti in Ticino che abbiano delle sofferenze legate al lavoro» conclude Liala Cattaneo.

La strategia di Migros

Un caso emblematico di strategia aziendale di ricerca d'aumento della produttività ai danni dei diritti dei dipendenti. Questo giornale ne aveva già parlato a due riprese circa due anni fa (vedi n.24 e n.47 del 2005). L'argomento era il progetto Propresenza realizzato da Migros Ticino. Scopo del progetto dichiarato «ridurre le assenze malattia o infortunio». Il metodo: attraverso vari strumenti di pressione psicologica. Tra questi la "Dispensa del segreto professionale medico", cioè la procura fatta firmare ai dipendenti con problemi di salute per autorizzare il proprio medico a fornire informazioni alla Migros sul proprio stato di salute.
Una procura definita illegale dall'Incaricato federale per la protezione dei dati sollecitato a suo tempo dal servizio giuridico di Unia. Il parere era stato espresso il 25 ottobre 2005.
Anche la Federazione dei medici svizzeri considerava inaccettabile tale dispensa nel settembre del 2005. Incurante di questi autorevoli pareri, Migros Ticino prosegue la sua politica inquisitoria nei confronti dei suoi dipendenti, continuando a "proporre" di firmare la dispensa a chi si ammala.
Interpellato da area, il direttore di Migros Ticino,       Lorenzo Emma, ha risposto via mail, risposta che riportiamo qui di seguito nella versione integrale: «Da diversi anni Migros Ticino si sta adoperando per cercare di offrire ai collaboratori  con problemi di salute, laddove sia possibile, dei posti di lavoro all'interno dell'azienda compatibili con le loro esigenze.
A tale scopo vengono effettuati diversi colloqui, durante i quali assieme al collaboratore interessato si cerca di trovare l'eventuale correlazione esistente fra l'inabilità lavorativa e il tipo di attività svolta. In alcuni pochi casi gli stessi collaboratori auspicano un contatto diretto tra medico curante e datore di lavoro che permetta di meglio capire la situazione e dunque di cercare di trovare una soluzione, in particolare per permettere il reinserimento all'interno dell'azienda.
In questi casi eccezionali (si tratta di 2-3 casi l'anno su un totale di 2'500-3'000 casi di malattia annui registrati dall'azienda), il collaboratore chiede al suo medico di prendere contatto con Migros Ticino».

Pubblicato

Venerdì 25 Maggio 2007

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