Il popolo svizzero sta per recarsi alle urne per decidere il destino degli accordi di Schengen-Dublino, ovvero quella parte degli “Accordi bilaterali II con l’Unione europea” sui quali è stato lanciato un referendum. Non è la prima volta che la Svizzera si vede confrontata alla necessità di riflettere sulla natura e sulla permeabilità o meno delle frontiere. All’inizio dell’Ottocento, dopo il passaggio del ciclone rivoluzionario venuto dalla Francia e dopo l’avventura napoleonica, la Svizzera non era più la Confederazione di stati sovrani che era stata prima e non era ancora lo stato federale che è oggi. Vista da fuori la Svizzera si presentava come un groviglio inestricabile di particolarismi, di interessi contrapposti, di barriere doganali tra cantone e cantone. Pedaggi, monete differenti in ogni cantone, differenti pesi e misure rendevano difficilissimi gli spostamenti e soprattutto il trasporto delle merci. Un vero incubo per i commercianti. Non era raro il caso che per inviare merci da Ginevra a San Gallo le si facesse passare dalla Francia e dalla Germania per evitare lungaggini e balzelli. D’altronde nel 1829 cadeva la frontiera tra la Baviera e il Württenberg, causando un vero disastro per gli industriali svizzeri con interessi in quella regione. La situazione si aggravava ulteriormente nel 1833, con l’adozione dello Zollverein, che aboliva tute le frontiere tra gli stati tedeschi. Tra gli industriali della Svizzera orientale, esportatori per vocazione, ma penalizzati dalle pastoie elvetiche, c’è chi guarda con interesse ad una eventuale adesione all’unione doganale tedesca. Le dogane erano d’ostacolo per i commerci, ma erano anche, per molti cantoni, tra cui il Ticino, la maggiore se non l’unica fonte di entrate. Era impensabile rinunciarvi. Anche le linee di comunicazione soffrivano della frammentazione. Nel 1844 viene inaugurata la prima linea ferroviaria svizzera. In realtà sul suolo elvetico essa percorre meno di due chilometri e collega Basilea con la frontiera francese, per poi proseguire verso Strasburgo. Solo nel 1847 si attiva la prima linea ferroviaria tra due città svizzere: Zurigo e Baden. Purtroppo in quel frangente la questione delle frontiere non si poteva risolvere con un pacifico referendum. Troppe erano le implicazioni politiche, ideologiche e confessionali. Troppa era la distanza tra i cantoni industrializzati e quelli rurali, tra quelli cattolici e quelli protestanti. Fu la guerra civile del Sonderbund, nel 1847 e la susseguente adozione della nuova Costituzione federale, ad abolire le frontiere interne.

Pubblicato il 

27.05.05

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