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Il grimaldello del disavanzo

di

Gianfranco Helbling
Stefano Guerra
Offuscata dai clamori del “fiscogate”, la manovra finanziaria 2007 è partita in sordina. Nessun proclama, nessuna pretesa di “rivedere i compiti dello Stato”, nessuna caccia giornalistica ai cinque ministri riuniti come lo scorso anno in “clausura” all’hotel Villa Castagnola. Solo uno scarno comunicato della Cancelleria che parla di «ampia discussione sulle ulteriori misure» di risanamento e che conferma che sono stati individuati «possibili ambiti e spazi di manovra per raggiungere gli obiettivi di Piano finanziario». Sui dettagli dei 59 milioni di franchi di ulteriori risparmi che dovranno permettere di uscire dall’autofinanziamento negativo nel 2007 neppure la direttrice del Dipartimento sanità e socialità (Dss) Patrizia Pesenti si sbilancia. Nell’intervista concessa ad area parla di «aggiustamenti, limature» che non intaccheranno la qualità delle prestazioni. La ministra socialista traccia inoltre un provvisorio bilancio di una legislatura che definisce «di contrapposizione» e in relazione alle numerose firme raccolte dal referendum “Sos sanità, socialità, scuola” su cui si voterà il 12 marzo afferma che «è proprio un bel segnale il fatto che tanti cittadini si preoccupino che alle strutture socio-sanitarie vengano destinate le risorse necessarie per garantire prestazioni di buona qualità». Patrizia Pesenti, lei non ha sottoscritto l’ultimo aggiornamento del Piano finanziario di legislatura... No, non l’ho sottoscritto. Qual era, qual è la sua riserva principale? L’obiettivo di crescita della spesa non è realizzabile. Bloccare la spesa pubblica allo 0,5 per cento all’anno, inferiore quindi al rincaro, significa di fatto tagliare nel ventaglio delle prestazioni offerte o peggiorare la loro qualità. Una decisione che non tiene conto dei bisogni della popolazione, per esempio l’invecchiamento, basti pensare alle case per anziani, ai servizi di aiuto a domicilio, settori ai quali vanno destinate risorse adeguate. A meno che non vi sia una decisione politica di rivedere quei compiti dello Stato. Per intanto s’è vista solo la decisione politica di tagliare quelle spese. E io non l’ho condivisa. Condivide l’obiettivo di raggiungere l’autofinanziamento zero nel 2007? Si può uscire dall’autofinanziamento negativo se si prende coscienza che ci siamo arrivati anche perché la politica di defiscalizzazione esagerata degli scorsi anni ha svuotato le casse del cantone. Le finanze pubbliche possono essere riequilibrate se si tiene conto delle uscite, ma anche delle entrate. Chi ora si sottrae alla responsabilità di aver svuotato le casse del cantone vorrebbe far credere che il problema principale sono le spese. Ma in realtà già a partire dalla fine degli anni ’90 il cantone Ticino ha diminuito le proprie spese rispetto alla media degli altri cantoni svizzeri. La spesa è cresciuta, ma in misura ben minore rispetto ad altri cantoni paragonabili al nostro per i bisogni della popolazione. Il “meno Stato” ostinatamente perseguito, in parte è stato realizzato. Oggi possiamo valutare se si è trattato di una politica che ha portato vantaggi economici al cantone: direi proprio di no. L’isteria risparmista non sembra avere effetti positivi sulla nostra crescita, anzi. L’ultima seduta di “clausura” all’hotel Villa Castagnola può essere considerata un ulteriore passo in questa direzione? Direi di no, si è parlato anche di entrate. Che cosa ha impedito l’anno scorso di continuare a seguire il doppio binario uscite/entrate? Difficile dirlo. Dopo il risultato dei referendum del 2004 si era preparato un preventivo 2005 equilibrato, che affrontava il tema delle uscite e anche delle entrate. Ma nel preventivo 2006 si è abbandonata questa strada di equilibrio e si è tornati a proporre sacrifici solo ai cittadini. Perciò non ho sottoscritto il pacchetto di risparmi inserito in quel preventivo. Come vede, anche in vista delle elezioni cantonali della primavera 2007, i lavori di preparazione del preventivo 2007? Io sono disposta a sottoscrivere dei preventivi purché non si usi l’accetta per tagliare le spese dello Stato. Gli sforzi che da anni ormai si stanno facendo per contenerle sono più che sufficienti. Occorre una costante attenzione per tenere queste spese sotto controllo. È un fatto che in Ticino negli ultimi anni la spesa pubblica in molti settori come gli ospedali pubblici o l’educazione è cresciuta meno rispetto alla media svizzera. A livello di ospedali pubblici, ad esempio, siamo uno dei cantoni con i tassi di crescita della spesa più bassi: se a Zurigo e Berna è stata dell’ 8-10 per cento, da noi è stata dello 0,2 per cento. E questo a parità di bisogni. Vuol dire che in questo e in altri settori gli sforzi fatti sono immensi. Però non si può contenere la spesa all’infinito: ne va della qualità delle prestazioni alla popolazione. Dove prelevare i soldi necessari a sostenere la spesa? Le proposte concrete le deve fare chi ha svuotato le casse dello Stato, creando questo squilibrio, chi da anni gestisce le finanze del cantone. È vero che una bella fetta dei 59 milioni di contenimenti della spesa discussi a Villa Castagnola riguarda il suo dipartimento? Siamo ancora solo all’inizio del lavoro. Quindi col preventivo 2007 non dobbiamo aspettarci tagli alle prestazioni... Questo lo vedremo solo alla fine. Tornerebbe, come aveva fatto nel 2004, a definire un referendum “meraviglioso”, in questo caso quello lanciato dal comitato “Sos sanità-socialità-scuola” su cui voteremo il 12 marzo? Allora avevo definito “meraviglioso” il numero di firme raccolte. Anche questa volta le firme raccolte sono molte, per cui anche questo referendum è “meraviglioso”... Sì, le firme sono tante. Ed è proprio un bel segnale il fatto che così tanti cittadini si preoccupino che alle strutture socio-sanitarie vengano destinate le risorse necessarie a garantire prestazioni di buona qualità. A suo avviso ci stiamo pian piano incamminando verso la fine di una gestione “ideologica” delle finanze dello Stato? Chi gestisce ideologicamente la politica finanziaria continuerà a gestirla in questo modo. In politica pochi cambiano idea, quando le cose non vanno si può sempre dare la colpa agli altri. Quindi questa politica continuerà fintantoché le persone che l’hanno portata avanti rimarranno dove sono? Non ho detto questo. Ciò che voglio dire è che le finanze sembrano gestite ideologicamente nel senso che non perseguono l’equilibrio finanziario bensì in primo luogo il “meno Stato”. Il titolo che darei a questa politica è una frase di un consigliere di Ronald Reagan: “Starve the Beast”, affama la bestia, cioè lo Stato. Si tagliano le entrate per creare un disavanzo e giustificare poi i tagli alla spesa, coerentemente con l’obiettivo del “meno Stato”. Sorge il dubbio che il disavanzo non sia il problema, ma il mezzo con cui scardinare i servizi dello Stato. Per quanti anni possiamo permetterci di aspettare che sia la destra che ha portato avanti questa politica a ravvedersi e a trovare le soluzioni per uscire da questa crisi? Per molto tempo. E nell’attesa questo non avrà conseguenze per i cittadini? Forse non ci saranno immediatamente conseguenze per i cittadini. Perché il debito pubblico per abitante in Ticino è decisamente basso rispetto alla media svizzera. Come passerà alla storia questa legislatura? Non passerà alla storia. Semmai sarà ricordata come una legislatura di sana contrapposizione. Contrapposizione al famoso “nuovo che avanza”, predicato dalla destra “menostatista”. Basta rileggersi oggi il Libro Bianco del signor Pelanda per ricordarsi quali erano gli obiettivi, in cosa si voleva trasformare il cantone. In questa legislatura in qualche modo quel tipo di politica ha subito una battuta d’arresto. Man mano ha perso credibilità agli occhi di importanti settori dell’opinione pubblica: sempre meno ormai sono le persone disposte a credere che il “privato” sia sempre meglio del pubblico e che i servizi dello Stato non possano che funzionare male. Oppure che le risorse destinate ai servizi pubblici siano sprecate. In un certo senso, l’onda d’urto dell’ideologia meno statista, è stata almeno frenata. Questa legislatura che lei definisce “di contrapposizione” non la paghiamo tutti noi ticinesi in termini di progettualità carente, se non assente? La contrapposizione doveva esserci. E fanno bene i cittadini a ribadire che settori quali la sanità, la scuola, la previdenza sociale, la giustizia, la mobilità sostenibile, la tutela ambientale non vanno abbandonati alle forze del mercato. Del resto queste sono le carte sulle quali puntare per avere di nuovo una crescita economica. Tanto più che la ricetta liberista non sembra aver prodotto benessere o dato grandi risultati. Il miscuglio tra cattive teorie economiche, interessi personali e fanatismo non ha funzionato in nessun paese. Patrizia Pesenti, si ripresenterà alle cantonali del 2007? È una decisione da prendere assieme al mio partito. Ne ha ancora voglia? Energie molte. Ma lei è disponibile? La decisione non è solo mia, rappresento un partito. La nuova tormenta e la lezione del 2003 Patrizia Pesenti, i recenti avvenimenti del “fiscogate” possono essere letti facendo astrazione dal contesto nel quale si sono prodotti, ovvero la politica defiscalizzatrice e del “meno Stato” condotta dalla destra masoniana? A queste domande come membro del governo preferirei non rispondere. A suo avviso il Consiglio di Stato non è intervenuto con ritardo dopo le prime rivelazioni sul caso Monn? No. Non condivido questa interpretazione. Prima che emergessero le rivelazioni sul caso Monn il Consiglio di Stato non aveva avuto sentore che qualcosa non funzionasse nella Divisione delle contribuzioni? Non a livello delle vicende che sono venute alla luce. Che impressione ha del clima nel quale si sta svolgendo questa sorta di psicodramma del “fiscogate”? Non lo chiamerei psicodramma, come non è una lotta tra fazioni politiche in vista delle elezioni. Sono eventi rilevanti sui quali va fatta chiarezza. Come valuta la discussione politica sul “fiscogate”, anche alla luce del recente intervento in Gran Consiglio del capogruppo del partito di maggioranza relativa ? Preferisco non emettere giudizi. Nel Consiglio di Stato aleggiano ancora i fantasmi di quel 17 ottobre 2003 nell’affrontare la crisi attuale del “fiscogate”? In fondo la decisione del Consiglio di Stato non è stata criticata da nessuno, anche se alcuni l’hanno ritenuta troppo blanda. Abbiamo ponderato bene ogni passo, riflettuto a lungo. Non si può rimproverare al governo di aver agito superficialmente in questo caso. Una rotazione dei dipartimenti, una sorta di mini-rimpasto per uscire dalla crisi, è un tema di cui si parla in governo? Non se ne parlerà probabilmente prima delle elezioni del prossimo anno. La rotazione dei dipartimenti non dev’essere un tema tabù. Ma questo indipendentemente dalle vicende del “fiscogate”.

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Venerdì 10 Febbraio 2006

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