Immigrazione & dintorni

Lo scorso 12 giugno i cittadini italiani emigrati iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero sono stati coinvolti nel voto per i referendum abrogativi sulla giustizia indetti in Italia su cinque temi: l’incandidabilità dopo una condanna di primo grado; la limitazione delle misure cautelari; la separazione delle funzioni (pubblico ministero oppure giudice) dei magistrati; inserimento dei membri laici nei Consigli giudiziari; l’elezione dei componenti togati nel Consiglio Superiore della Magistratura.
Gli elettori italiani residenti all’estero (in questa occasione 4’735’783) hanno potuto votare attraverso il voto per corrispondenza.

 

La relativa legge è sempre più contestata da molti degli addetti ai lavori soprattutto per tre motivi. Il primo, per la mancata garanzia della segretezza del voto e con servizi postali che, nel mondo, non sempre sono ottimali, anzi!; il secondo, per la scarsa partecipazione al voto da parte degli aventi diritto (circa il 30% il livello massimo di partecipazione al voto); il terzo, per l’elevato costo della gestione del voto per corrispondenza. Criticità partecipazione/costo emerse anche in quest’ultima chiamata alle urne che – a fronte di un costo preventivato in 28 milioni di euro – ha visto la misera partecipazione di solo il 16,03% degli aventi diritto. Nella stessa Svizzera ha votato il 14,35%, ovvero al di sotto della media dell’estero e leggermente al di sopra di quella del continente europeo che è stata del 13,8%.


Da un’analisi dei dati di partecipazione risulta, poi, che percentualmente vi sono stati più votanti nei Paesi di scarsa e più recente emigrazione italiana rispetto ai Paesi di tradizionale e maggiore presenza di cittadini italiani (unica eccezione l’America meridionale). Ciò porterebbe alla conclusione che gli interessati agli eventi elettorali italiani siano, più che altro, gli elettori nati e cresciuti in Italia appartenenti alla vecchia e nuova emigrazione e non le seconde, terze, quarte generazioni in possesso della cittadinanza italiana. Per cui è ragionevole pensare che questi ultimi non siano affatto interessati all’evolversi della situazione sociale e politica del Belpaese.


Altro dato che emerge è il giustizialismo degli emigrati che con il loro voto hanno respinto i primi due referendum sull’incandidabilità dopo una condanna di primo grado e la limitazione delle misure cautelari approvando, invece, gli altri tre quesiti. Mentre gli elettori che sono andati alle urne in Italia, hanno approvato con un “sì” tutti e cinque i quesiti referendari che, tuttavia, sono poi risultati bocciati per il mancato raggiungimento del quorum del 50% (solo il 21% ha votato).

Pubblicato il 

30.06.22
 
Nessun articolo correlato