Il futuro non promette bene per la lingua italiana in Svizzera

Dalle interviste effettuate al nord delle Alpi trasmesse dalla RSI ho notato che spesso hanno una padronanza maggiore della lingua di Dante le persone con cognomi tedescofoni o francofoni rispetto a quelle con nome e cognome italianissimi. Questa particolarità linguistica delle persone intervistate ha solleticato la mia curiosità e, parlandone con un amico giornalista, mi è stato spiegato che, in genere, queste persone sono figlie di coppie miste: un genitore italofono e l’altro di lingua tedesca o francese. Tuttavia, tra queste, a suo dire, hanno una migliore padronanza della lingua di Dante le persone con la madre italofona rispetto a quelle di madre germanofona o francofona con padre italofono per cui, avendo  un cognome italiano, acquisito per via paterna, possono trarre in inganno sia gli intervistatori che gli ascoltatori.

 

Queste considerazioni mi hanno portato a riflettere anche sulle persone appartenenti alla cerchia delle mie amicizie e conoscenze aventi genitori di due nazionalità: di madrelingua italiana e svizzerotedesca. In effetti, non ci avevo mai fatto caso, ma anche tra loro la padronanza della lingua di Dante è migliore se la madre è (o era) italofona mentre in caso contrario, spesso, si conosce solo qualche parola, frutto – come spiegano loro stessi – di vaghi ricordi di quando, da piccoli, venivano portati in Italia dai loro genitori a trovare i nonni paterni ed erano costretti a colloquiarci in italiano. Questa perdita della lingua italiana, già da una parte dei primi discendenti dell’emigrazione italiana, è poi proseguita a cascata e peggiorata con i loro figli e nipoti penalizzando ulteriormente la conoscenza dell’italiano tra le lingue parlate in Svizzera. Infatti, come informa l’Ufficio federale di statistica, la lingua italiana pur collocandosi al terzo posto tra le lingue più parlate nella Confederazione – dopo lo svizzero-tedesco e il francese – è conosciuta solo da 675.153 persone (tra ticinesi, grigionesi e italiani) benché gli iscritti alle anagrafi degli Uffici consolari italiani in Svizzera siano circa 650.000 (compreso gli italiani con una doppia cittadinanza). Un dato statistico che dimostra come, il futuro, non prometta bene per la lingua italiana in Svizzera, essendosi già parzialmente persa con i figli della prima emigrazione e sia ancor più dimenticata dai suoi nipoti e pronipoti considerato che la lingua di Dante in Svizzera, già oggi, nella regione tedescofona è parlata solo dal 5,1% dei bambini (addirittura dopo l’albanese), mentre nella regione francofona è parlata dal 4,3% dei bambini (perfino dopo il portoghese e lo spagnolo).

 

Ovviamente nelle regioni italofone a sud delle Alpi l’italiano, essendo una delle lingue ufficiali elvetiche, primeggia su tutte le altre lingue e questo potrà garantire la sua sopravvivenza anche al nord delle Alpi.

Tuttavia, se può essere consolatorio, è giusto ricordare che la crisi della lingua di Dante nelle comunità italiane all’estero, nel corso del ’900, si è già manifestata oltreoceano in Paesi di più antica emigrazione e da tempo è già in atto, più che in Svizzera, negli altri Paesi europei dove la comunità italiana è giunta pure alla terza generazione. Senza dimenticare, ahinoi, che anche in Italia la lingua sta perdendo punti a causa dell’avanzare inesorabile degli anglicismi, in particolare nei media e tra i giovani, mettendo in difficoltà di comprendonio le persone più anziane.

Pubblicato il

04.06.2024 15:18
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