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Il frutto della lotta: intervista a Vasco Pedrina

di

Silvano De Pietro
«Un successo storico della politica sociale». È giustamente trionfante Vasco Pedrina, presidente del Sindacato edilizia e industria (Sei), che così giudica l’accoglimento, da parte della Società svizzera degli impresari costruttori (Ssic), della richiesta di pensionamento anticipato dei lavoratori dell’edilizia a 60 anni d’età. Per arrivare a questo risultato sono occorse nove giornate di trattative per il rinnovo della convenzione nazionale dell’edilizia che scade a fine marzo, con diverse interruzioni dovute alle difficoltà che il negoziato di volta in volta incontrava. Il Sei è riuscito ad imporre la rivendicazione del pensionamento anticipato dopo mesi di mobilitazione nei cantieri di tutta la Svizzera, e dopo la grande manifestazione di sabato scorso sulla piazza federale a Berna. La trattativa è stata dura, soprattutto perché la delegazione della Ssic non ha voluto venire incontro ai sindacati, che avevano rinunciato alla richiesta di un aumento salariale di 250 franchi mensili, scendendo gradualmente fino a 100 franchi mensili, pur di favorire una soluzione per il pensionamento a 60 anni. Ma da parte padronale s’è insistito caparbiamente, per una questione ideologica, su 80 franchi d’aumento generalizzato e 20 di aumento individuale. Inoltre, la Ssic accettava di anticipare l’età del pensionamento solo di un anno, rimandando agli anni venturi la ricerca di un ulteriore abbassamento di quella soglia. Ma la pronta mobilitazione e la esplicita minaccia di sciopero hanno condotto la Ssic a più miti consigli. L’accordo definitivo potrà tuttavia essere sottoscritto soltanto dopo il chiarimento su diversi punti concernenti le questioni salariali, per il quale i partner sociali hanno già deciso di incontrarsi nuovamente lunedì prossimo. In ogni caso, l’intesa non potrà entrare in vigore prima che sia stata ratificata dai rispettivi organismi competenti. Ma fino a quel momento, i lavoratori del Sei manterranno la pressione della mobilitazione, per non trovarsi nella situazione di due anni fa, quando l’assemblea dei delegati della Ssic respinse un risultato negoziale. Subito dopo la conclusione dell’incontro con la delegazione padronale, abbiamo chiesto a Vasco Pedrina la sua impressione a caldo. Allora, presidente, ci può dire com’è andata? È stata una trattativa difficile. Ma si è sentito come la mobilitazione, la dimostrazione di forza rappresentata dalla nostra manifestazione nazionale, la forte espressione di volontà anche rispetto all’obiettivo del pensionamento a partire dai 60 anni, abbiano avuto un effetto per sbloccare la trattativa. E i padroni si sono mostrati molto più concilianti di quanto non fossero stati prima. Sulla stampa di domenica scorsa abbiamo letto di una spaccatura, di difficoltà all’interno dell’associazione padronale in merito alla questione del pensionamento anticipato. Sono emerse durante la trattativa queste differenti posizioni? Differenti posizioni emergono sempre nel comportamento di uno o di un altro dei delegati padronali. È chiaro che in particolare i rappresentanti delle regioni più conservatrici, come la Svizzera orientale o la Svizzera centrale, hanno cercato di frenare nella delegazione padronale la disponibilità a fare concessioni nei nostri confronti. Ma c’è stata un’altra maggioranza, anche da parte loro. In dettaglio, quali sono i termini dell’accordo raggiunto? L’accordo definitivo ancora non è raggiunto. Ci sarà una nuova trattativa lunedì prossimo. Però l’aspetto, diciamo, molto positivo della trattativa odierna, è stato quello di riuscire a mettersi d’accordo sul prepensionamento. Ci siamo intesi sull’introduzione progressiva del prepensionamento a partire dai 60 ani, a partire dal 2006, quindi nel giro di 4 anni. Questo, per noi e per i lavoratori rappresenta una conquista storica, una pietra miliare sul piano della politica sociale, non solo nel settore edile, ma in generale. Punto essenziale è che ci siamo messi d’accordo sulla base del modello paritetico già presentato dal Sei, che prevede un finanziamento assicurato per quattro quinti da parte dei padroni e per un quinto da parte dei salariati. Ed è stata anche deciso che ci sarà una prestazione d’uscita per i lavoratori che partono e lasciano il settore prima dei 60 anni, nei casi in cui per esempio vengono licenziati o ci sono dei fallimenti. Questi sono i punti essenziali sui quali ci siamo messi d’accordo. C’è poi una serie di questioni di dettaglio, sulle quali dobbiamo ancora negoziare. Non ci siamo ancora messi d’accordo anche sugli aspetti salariali per quest’anno e per i due anni venturi. Qui c’è ancora uno spazio di trattativa, anche se abbiamo detto ai padroni che se avessimo ottenuto quello che volevamo sul piano del prepensionamento, saremmo stati molto più flessibili sulle questioni salariali. Questo vuol dire che alla fine accetterete gli 80 franchi d’aumento offerti dai padroni? La questione è ancora aperta. In effetti, i punti di disaccordo sul piano salariale sono due. Il primo riguarda l’aumento del salario di quest’anno: i padroni finora hanno concesso 80 franchi generali, più 20 franchi distribuiti a livello individuale, però noi continuiamo a chiedere 100 franchi per tutti. Secondariamente, anche se siamo d’accordo che – per facilitare la realizzazione rapida del pensionamento anticipato – rispetto al 2003 ci accontenteremo della compensazione del rincaro, non siamo ancora d’accordo su come sarà regolata la questione salariale nel 2004. Quindi, la definizione dell’accordo conclusivo è ancora aperta. Sì, è ancora aperta. E su aspetti non secondari. Resta, però, che abbiamo realizzato uno sfondamento su quella che era per noi la questione decisiva . È un successo storico nella politica sociale di settore, perché è veramente una conquista attesa da molto tempo dai lavoratori edili. Adesso, l’aspetto molto positivo per loro è che possono cominciare a fare i calcoli di quando andranno in pensione e quando potranno partire: c’è infatti un piano fisso di realizzazione del prepensionamento a 60 anni. Siamo convinti che i lavoratori ne saranno riconoscenti al sindacato e a tutti coloro che si sono mobilitati in questi mesi per arrivare a questo risultato. Ha detto che determinante è stata la manifestazione di sabato a Berna. Ma finché non ci sarà l’accordo definitivo, manterrete la mobilitazione, la «minaccia» di arrivare anche allo sciopero? Questo è chiaro. Va detto che se i padroni hanno accettato di discutere seriamente del prepensionamento, è perché hanno percepito – non solo con la manifestazione di sabato – quella che è la volontà di lotta e la disponibilità a scioperare. L’abbiamo detto chiaramente ai padroni: finché l’accordo non sarà definitivo tra le parti e finché non verrà accettato dalle rispettive assemblee dei delegati, manterremo la mobilitazione. Anche in vista, se necessario, dello sciopero. D’altronde, la mobilitazione – che è stata una mobilitazione del Sei, perché i sindacati cristiani questa volta non hanno partecipato – finora ha pagato. Adesso il prepensionamento è proprio a portata di mano; e la settimana prossima speriamo di averlo conquistato definitivamente.

Pubblicato

Venerdì 22 Marzo 2002

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