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Il fronte ampio della protesta

di

Gianfranco Helbling
Maria Pirisi
Stefano Guerra
Voci diverse per un unico coro: “no ai tagli del Governo”. Così appare il Comitato per la difesa della socialità, della scuola, dei servizi pubblici e dell’occupazione, nato in vista della mobilitazione del 3 dicembre che raccoglie al suo interno ben 22 organismi fra sindacati e associazioni di categoria e non. Un fronte così ampio ed eterogeneo non lo si era mai visto finora ed un assaggio di quello che si va preparando lo si è avuto dai numerosi rappresentanti del Comitato – coordinato da Graziano Pestoni della Vpod – presenti alla conferenza stampa di mercoledì scorso, da loro indetta a spiegazione delle ragioni della mobilitazione. «Un fronte che dà la portata di quale sia il disagio della popolazione del Cantone», ha detto Argante Righetti dell’Associazione servizi pubblici. Saverio Lurati, segretario del Sei Ticino e Moesa (si veda intervista) ha sottolineato che «il 3 dicembre sarà un rinnovato esercizio di democrazia dove tutti i cittadini e tutti i lavoratori avranno la possibilità di esprimersi, anche quelli stranieri. Sarà una “Landsgemeinde ticinese”». Daniele Intraina, segretario delle Associazioni ticinesi delle istituzioni sociali, ha ribadito che il problema dei tagli nel settore socio-sanitario rischia di essere solo rimandato: «Se le misure di contenimento verranno attuate, la qualità delle prestazioni, già messa a dura prova, subirà un deterioramento i cui effetti ricadranno sulle spalle dei cittadini meno abbienti». Quegli stessi cittadini, che pagano il conto anche delle privatizzazioni dei servizi pubblici e dello smantellamento delle aziende pubbliche federali, ha detto Lorenzo Jelmini, segretario regionale Ocst-Transfair: «di fronte a questa situazione non abbiamo altra scelta: dobbiamo protestare». Sono quindi intervenuti il presidente dell’Uss Werner Carobbio (si veda articolo sotto), il presidente della Federlegno Germano Mattei («il problema del demanio è risolto ma l’attenzione al territorio è sempre più latente»), Fiamma Pelossi dell’Associazione delle consumatrici della Svizzera italiana e Matteo Ferrari di Comunità Familiare. Pelossi e Ferrari hanno ricordato quanto sia importante in questo momento rafforzare la coesione sociale. «La gente, le famiglie, sono nel panico perché non sanno più come cavarsela», ha detto la prima. A rappresentare gli studenti c’era David Bernasconi del Sindacato indipendente studenti e apprendisti: «Saremo presenti ma ci situeremo in fondo al corteo, leggermente staccati dagli altri, a simbolizzare la nostra indipendenza». Un pronostico per la partecipazione? Ha chiesto un giornalista. Ironica la risposta corale: «Ci conti: saremo in tanti». Una semplice «sospensione di misure inaccettabili e insostenibili per anziani, invalidi, famiglie e giovani» che torneranno sul tappeto nel 2005 «in forme analoghe o con risparmi equivalenti sugli altri contributi versati per i sussidi casse malati, le prestazioni complementari o gli assegni familiari». Così Marina Carobbio Guscetti giudica il congelamento – deciso dalla maggioranza della Commissione della gestione – del decreto che blocca i sussidi a enti e associazioni del settore socio-sanitario. La capogruppo Ps illustra ad area la posizione del suo partito su questo e su altri punti del controverso preventivo e sul Piano finanziario. Denuncia pure, a pochi giorni dalla protesta del 3 dicembre, «la mancanza di responsabilità» dei partiti borghesi. Marina Carobbio, cosa scriverà nel rapporto di minoranza? Che noi riteniamo inaccettabili i peggioramenti sui sussidi casse malati, in quanto colpiscono le fasce più deboli della popolazione in un momento in cui i premi malattia aumentano ancora in modo eccessivo. E che riteniamo improponibili risparmi nel settore della formazione alla luce dei crescenti compiti di ordine sociale affidati alla scuola. Infine, che consideriamo un grave errore i risparmi sulla gestione del territorio e dell’ambiente voluti dal governo, poiché essi causerebbero dei costi futuri che annulleranno i risparmi. E non mancheremo di deplorare il fatto che la maggioranza della Commissione non abbia accolto l’entrata in materia su proposte alternative, in particolare nel settore della scuola, che avrebbero preservato la qualità dell’insegnamento per gli allievi. I partiti borghesi sostengono che è irresponsabile da parte vostra non partecipare al contenimento della spesa pubblica. Cosa risponde? Siamo noi a dire che in un momento difficile come questo le forze politiche che dirigono il Cantone dovrebbero avere un atteggiamento responsabile. Invece la maggioranza Plrt-Ppd, sostenuta anche da leghisti e Udc, chiede sempre più sacrifici alle famiglie, ai lavoratori, agli anziani e alle fasce più deboli della popolazione tagliando sui servizi, sulle prestazioni e sui sussidi. Però la situazione finanziaria del Cantone non permette una crescita esponenziale della spesa. La situazione finanziaria – come emerge dall’ultimo rapporto dell’Istituto degli alti studi in amministrazione pubblica di Losanna – è ancora buona. Le previsioni per i prossimi tre anni sono preoccupanti, ma il debito pubblico per ora è relativamente contenuto. Ciò avrebbe dovuto permettere a governo e parlamento di discutere con le forze sociali l’emergenza finanziaria futura per trovare delle proposte concertate. Invece, prima si sono svuotate le casse dello stato con sgravi fiscali che hanno favorito solo gli alti redditi e le grosse banche (dal ’98 al 2001 le imposte per le persone giuridiche sono diminuite del 22,5 per cento) facendo mancare 250 milioni annui di entrate all’ente pubblico. E ora si interviene sulla spesa pubblica senza tener conto dell’evoluzione dei bisogni della popolazione. D’accordo, ma se non si interviene ora sulla spesa nel 2007 il debito pubblico, secondo le stime del Piano finanziario, raggiungerà la cifra di 2,6 miliardi di franchi. Con la prima bozza di Piano finanziario la maggioranza del Consiglio di stato annuncia tagli con un effetto cumulativo di 229 milioni fra il 2004 e il 2007; sul fronte delle entrate si limita a proporre una correzione di 25 milioni. Tutti questi tagli colpiranno nuovamente settori delicati come la sanità, la socialità, la scuola e i servizi pubblici. Addirittura si annunciano due pacchetti fiscali apparentemente dal costo zero, con i quali però sostanzialmente la direttrice del Dipartimento finanze ed economia si garantisce la possibilità di diminuire ulteriormente le imposte nel corso del quadriennio, quando già a livello di imposizione fiscale ci troviamo al quinto posto tra i Cantoni con imposizione fiscale più bassa e i benefici di questa politica non si son fatti sentire, né in termini di occupazione né di miglioramento del reddito familiare. Ripeto: una maggioranza politica responsabile avrebbe cercato delle soluzioni sostenibili per tutte le fasce di popolazione tenendo conto di tutte le componenti del bilancio dello Stato, quindi anche delle entrate. Cosa si aspetta dalla giornata di protesta di mercoledì prossimo? Una chiara e decisa opposizione da parte della popolazione, che è ben più consapevole di quanto ritengono alcuni delle conseguenze di questa politica di smantellamento dello Stato sociale. E mi auguro che questa opposizione faccia riflettere i politici del nuovo asse Plrt-Ppd. Adesso è più che mai necessario costruire un patto sociale che tenga conto degli interessi della maggioranza delle e dei ticinesi. Saverio Lurati, segretario del Sindacato edilizia e industria (Sei) Ticino e Moesa, quali sono i motivi specifici che spingono Sei e Flmo ad invitare i lavoratori del settore privato a partecipare alla giornata di mobilitazione del 3 dicembre accanto ai dipendenti dei servizi pubblici? Quando vengono messi in discussione l’occupazione e gli investimenti nel settore pubblico in pericolo c’è anche l’occupazione nel settore privato. Questa è soltanto la prima e la più banale delle motivazioni. Perché ve ne sono altre non meno importanti. Intanto i tagli messi a preventivo dal Consiglio di Stato vanno a colpire direttamente le fasce più deboli della popolazione, e in queste fasce meno fortunate c’è certamente una grossa fetta di salariati che noi rappresentiamo. Qui mi riferisco ad esempio all’aumento dei premi di cassa malati cui a preventivo corrisponde un taglio dei sussidi per i redditi bassi. Ma anche all’aumento dell’onere di insegnamento per i docenti: in un contesto come quello attuale, in cui la scuola ha un importante ruolo di supplenza della famiglia quando entrambi i genitori devono lavorare per poter sopravvivere, questo significa che i docenti potranno prestare una minore attenzione ai casi più deboli. O al taglio del servizio dentario scolastico, una prevenzione che i cittadini meno abbienti non potranno permettersi, con un’esplosione dei costi di cura fra qualche anno. Poi vi sono misure nel settore sociale che solo per quest’anno sono state sospese, ad esempio nel settore delle case per anziani o della prevenzione dalle dipendenze, ma che verranno riproposte in futuro e che avranno pesanti conseguenze su chi di quei servizi non può fare a meno: e si tratta spesso delle fasce meno privilegiate. Sei e Flmo però allargano la protesta anche ad altri temi di politica federale. Sì, noi andiamo in piazza anche per protestare contro una politica che c’è non solo a livello nazionale, ma direi europeo e mondiale. Mi riferisco a quella politica che crea nicchie di arricchimento per pochi, allargando sempre più le fasce di povertà. Basti pensare al secondo pilastro: in un momento in cui le assicurazioni annunciano utili miliardari il Consiglio federale ha abbassato il tasso di rimunerazione degli averi di cassa pensione al 2,25 per cento, con decurtazioni delle future rendite. O, ancora nel secondo pilastro, all’aumento del premio per il rischio invalidità: questo comporta per dei salariati già oggi un alleggerimento della busta paga di 50-70 franchi, in particolare nell’edilizia e nell’artigianato. Oppure all’aumento dei premi per la perdita di salario nell’assicurazione malattia: proprio nell’edilizia e nell’artigianato, caratterizzati da sforzi fisici notevoli e dall’esposizione alle intemperie, c’è un forte aumento dei premi, ripartito fra datori di lavoro e lavoratori. In una situazione economica sempre più difficile lo Stato dovrebbe invece essere garante dei livelli di socialità e solidarietà raggiunti, mettendo in atto anche una politica anticiclica che noi rivendichiamo. Cosa succederà dopo il 3 dicembre? Sul preventivo la situazione è chiara: le forze di centro hanno costituito un’alleanza per farlo accettare con ritocchi minimi, per cui è probabile che ci ritroveremo in campagna referendaria fra marzo e aprile del prossimo anno. Credo però che l’obiettivo di questa fase non possa essere solo il preventivo. L’obiettivo dev’essere anche il voto del 16 maggio sul referendum contro gli sgravi fiscali della Confederazione. Perché se questi sgravi per complessivi 4 miliardi di franchi venissero accettati dal popolo mi riesce difficile immaginare come possa avvenire un rilancio occupazionale in questo Paese. Quello del 16 maggio sarà un appuntamento decisivo: se per una volta il popolo dirà no ad un’ulteriore politica di defiscalizzazione, ecco che chi questa politica l’ha sempre perseguita sarebbe finalmente costretto a ragionare in modo diverso. Che tipo di mobilitazione si aspetta per il 3 dicembre? Sono ottimista, avremo senz’altro una buona partecipazione. Nel resto della Svizzera c’è curiosità e attenzione per la situazione ticinese. Questa potrebbe infatti prefigurare gli sviluppi futuri della contrapposizione sociale in tutta la Svizzera, e mi sembra che in Ticino si sia consapevoli che questa è una battaglia davvero importante.

Pubblicato

Venerdì 28 Novembre 2003

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