«Anche se non si può sostenere che il lavoro raddoppia, (…) è evidente che la tassazione annuale provoca comunque un considerevole aumento di lavoro che l’introduzione della nuova soluzione informatica potrà solo parzialmente compensare». Con queste parole il Consiglio di Stato ticinese giustificava in un suo messaggio già più di tre anni fa la necessità di rinfoltire le fila della Divisione delle contribuzioni con un aumento – perlopiù temporaneo – di personale. Lo scopo dichiarato era quello di rendere indolore il passaggio alla tassazione annuale mantenendo allo stesso tempo una buona qualità dell’accertamento fiscale. Ma una cosa sono le buone intenzioni e un’altra la realtà. «Il malumore fra gli impiegati cresce di giorno in giorno. Il numero di dichiarazioni a testa da seguire sono cresciute del 50 per cento con il passaggio dalla tassazione biennale a quella annuale e i ritardi si fanno sempre più forti. Inoltre la qualità del lavoro è decisamente scaduta con forti ripercussioni sulle possibilità reali di accertamento. Prima o poi anche questo bubbone scoppierà», ci ha detto uno dei dipendenti del fisco che abbiamo incontrato. “Ma è possibile che nessuno dei suoi collaboratori si lamenti della mole di lavoro che si vede attribuire all’inizio dell’anno?”. Questa è la domanda che abbiamo rivolto ad un alto funzionario del fisco ticinese che ci ha spiegato che ogni anno il singolo tassatore riceve un documento che contiene il numero di dichiarazioni fiscali che è tenuto ad evadere. Un numero – quello delle pratiche da sbrigare – che dal biennio fiscale 2001-2002 a quello annuale del 2003 è inevitabilmente cresciuto (la stima dei funzionari da noi contattati è di un aumento del 50 per cento). «Sì, molti collaboratori sono insoddisfatti, lo so – risponde alla nostra domanda il funzionario –. Ma guardi che c’è poco da discutere. Basta fare il numero di contribuenti diviso il numero dei tassatori attivi per ufficio circondariale per scoprire come sono cambiate le cose con la tassazione annuale. Se le dicono che quest’anno ha 2’500 pratiche da sbrigare lei lo deve fare e basta, semplicemente le guarderà in un altro modo. La qualità dell’accertamento? Cosa vuole che le dica, è quella che è diventata. Non voglio aggiungere altro». Ma come è mutato il carico di lavoro per tassatore in questi ultimi anni? Edy Dell’Ambrogio, direttore ad interim della Divisione delle contribuzioni, nonostante le nostre insistenze si è rifiutato di fornirci le cifre contenute nelle tabelle distribuite ai singoli tassatori: «in questo periodo la nostra politica di informazione è quella di fornire unicamente le statistiche già pubblicate. Poi non posso mettere qualcuno a lavorare per lei mezza giornata. Come? Sa già come avere le statistiche? Se scopro che qualcuno gliele ha date lo licenzio…», ci ha detto. E le statistiche più interessanti – come quelle da noi richieste che ci permetterebbero di quantificare il fenomeno – non risultano in alcun documento ufficiale, anche se non sono sicuramente un segreto fiscale. Sempre rigorosamente lontano dall’ufficio, «perché è meglio non esporsi troppo in questo momento», un dipendente che ha a che fare quotidianamente con i moduli della dichiarazione fiscale ci ha confermato – la sua tabella personale alla mano – che al giorno deve sbrigare all’incirca 25 dichiarazioni, cioè una ogni venti minuti. «Capisce che in queste condizioni c’è ben poco da controllare – ci ha detto –, le cose vengono buttate fuori e basta. Molte sono sballate e si devono poi aggiustare in fase di reclamo, sempre che il cittadino abbia l’accortezza di reclamare. Il vero problema non sta comunque nella verifica delle tassazioni semplici come quelle di chi ha un solo reddito, ma in quelle più complicate che di solito riguardano contribuenti più grossi. Sul mio tavolo ci sono casi che si trascinano da anni, ad alcuni ho dovuto scrivere addirittura tre volte affinché non cadessero in prescrizione [dopo 5 anni, ndr]. Sono situazioni comuni in parecchi circondari e riguardano quasi sempre contribuenti che devono al fisco cifre a parecchi zeri. Ma sa, le dico una cosa: a me potrebbe anche andare bene fare in fretta, però voglio che venga un ordine dalla direzione che ci dica senza mezzi termini di fare meno accertamenti. Perché adesso la responsabilità ricade su di noi, e questo non è corretto. La pressione la praticano sul basso, su di noi. Non volete più che il fisco rompa troppo con i controlli? Allora che ce lo si dica apertamente. I nostri capi non parlano perché questo significherebbe mettere in discussione l’intera gestione fiscale a livello dell’amministrazione da quando c’è Marina Masoni». Un ex impiegato aggiunge che la qualità dei controlli per le persone fisiche è scaduta anche per la categoria degli indipendenti oltre che per le tassazioni dei grossi contribuenti. A suo parere è significativo il fatto che fino a pochi anni fa dei gruppi di lavoro interni al fisco cantonale discutevano e individuavano annualmente i “coefficienti sperimentali” che permettevano loro di stabilire il margine di guadagno delle varie attività. «Grazie al lavoro congiunto dei diversi uffici – ci dice l’ex impiegato – era possibile stabilire l’utile lordo di una data categoria di indipendenti. Potevamo così sapere con precisione se una tale dichiarazione era verosimile o meno. È in questo modo che siamo riusciti una ventina d’anni fa a incrementare l’imponibile di queste attività. Si trattava di far pagare secondo la legge, non di più, sia chiaro. Ora questa pratica è stata eliminata. Chi aveva escogitato queste metodologie una volta veniva premiato, faceva carriera. Era la mentalità pro fisco, pro Stato che veniva messa al centro. Ora invece i nostri direttori li prendono direttamente dalle fiduciarie, è chiaro che un Pelli [ex Ernst&Young, ndr] e un Dell’Era [ex Fidinam, ndr] non hanno la stessa mentalità di uno che è cresciuto nell’amministrazione pubblica. Ma non siamo ingenui, sappiamo che dietro a tutto questo c’era e c’è un chiaro disegno politico. Forse il Fiscogate è il campanello d’allarme che farà capire che è giunta l’ora di dare una svolta all’attuale gestione quasi da privatizzazione del fisco. Ci vuole una grossa ristrutturazione dell’amministrazione, non quella della logica dei tagli lineari che tiene all’osso l’organico, ma quella del cambio di certe mentalità che fanno perdere entrate». I funzionari da noi contattati individuano sostanzialmente tre cause che a loro parere sono all’origine dei problemi che attanagliano il buon funzionamento del fisco. La prima risale alla decisione dei tagli lineari dell’organico in ogni dipartimento. «In questo modo – ci ha detto uno dei funzionari – si è ridotto senza ragionare dove era possibile farlo e dove no. Ridurre il numero dei tassatori ha un altro impatto che tagliare sul personale amministrativo». La seconda causa è la sottovalutazione del passaggio dalla tassazione biennale a quella annuale. È vero che il Consiglio di Stato ha deciso nel 2002 di aumentare di 40,5 unità l’organico (vedi tabella sotto), ma 30,5 unità sono un potenziamento unicamente transitorio ritenuto dai più insufficiente. Inoltre, come mostra il caso di Lugano città, l’aumento è sulla carta perché chi è andato in pensione o ha dato le dimissioni non è stato sostituito a causa del blocco del personale. A questi si aggiungono coloro che sono in malattia o in congedo maternità, anche in questo caso nessuna sostituzione. Tanto che l’Ufficio di Lugano città, secondo nostre fonti, oggi lavora con meno tassatori che nel 2003 (vedi articolo sotto). Ma il nuovo programma informatico, voluto col progetto Fisco New (dopo il fallimento di Fisco 2000), costato al Cantone diversi milioni di franchi non dovrebbe velocizzare il lavoro? Questa è secondo i nostri interlocutori la terza causa del “male fisco”. Quello che sembrava una grande conquista costata cara ai contribuenti, ci hanno detto, è finora in realtà un grande flop. «Ci causa più grattacapi che altro – ci dice il dipendente –. Questo programma ci aiuterà solo nel momento in cui i dati arriveranno per via elettronica. Allo stato attuale dobbiamo ancora ricopiare manualmente i dati, verificarli e poi possiamo cominciare il lavoro. Con la differenza che il carico di lavoro ora è notevolmente aumentato rispetto alla biennale. Ci sono parecchie pecche in questo programma. Alcuni esempi? A differenza del passato le proroghe (tantissime) devono essere registrate due volte prima che si possa inviarle. All’inizio addirittura Fisco New aveva inviato intimazioni a persone morte e aveva “dimenticato” di inviare le dichiarazioni a tutti i nuovi contribuenti. Dalla direzione l’unica cosa che sanno dirci è di procedere manualmente. Bell’aiuto!». Lugano città, ora meno di prima Una cosa sono le cifre, un’altra la realtà come dimostra il caso dell’Ufficio di tassazione circondariale di Lugano città. Un alto funzionario della Divisione delle contribuzioni (Dc) ci ha dato un’immagine che la dice lunga sui malumori che regnano ultimamente fra i dipendenti: «se 10 operai devono scavare un buco di 10 metri per mettere una condotta, dovranno arrivare alla stessa profondità anche se restano solo in 8. Per i nostri tassatori è la stessa musica ormai». Le cifre, come si vede nella tabella qui a fianco, pubblicate in calce ad un messaggio del Consiglio di Stato del giugno 2003 dicono che c’è stato un aumento di personale totale di 40,5 unità come rinforzo per l’evidente aumento della mole di lavoro che ha comportato il passaggio dalla tassazione biennale a quella annuale fra il biennio fiscale 2001-2002 e quello annuale del 2003. Un aumento che già il messaggio di allora indicava come temporaneo (entro il 2010 verranno riassorbite 30,5 unità). Nel caso di Lugano città i tassatori sarebbero dovuti passare da 27 a 33,5. La realtà invece è che tutt’oggi, nonostante che il carico di pratiche da sbrigare sia notevolmente aumentato (si veda l’articolo sopra), Lugano città lavora – secondo nostre informazioni – con 26 tassatori effettivi. L’organico è quindi ridotto a meno di quello che era prima del passaggio alla tassazione biennale. Il personale del fisco ticinese secondo informazioni fornite dal settimanale della Tsi Falò (26.05.2005) – e confermate dal vice direttore della Dc in studio – è diminuito del 6 per cento dal 1993 al 2004. Come è possibile allora che la tabella a fianco mostri aumenti effettivi per tutti i circondari? È una fotografia reale quella che ci fornisce l’amministrazione? Purtroppo non c’è stato modo di verificarlo. In questo periodo le saracinesche della Dc sono chiuse per i giornalisti. La riduzione all’osso dell’organico è dovuta, ci hanno spiegato alcuni dipendenti, da una parte ai tagli lineari del personale e dall’altra alla mancata sostituzione di coloro che per malattia o congedo maternità non possono lavorare. Il governo ha imposto il blocco del personale. Il risultato più lampante di questa filosofia amministrativa sono i notevoli ritardi che ha accumulato l’ufficio di Lugano città che rappresenta un caso emblematico del “male fisco”. Interpellato da area, il capo dicastero delle finanze di Lugano Erasmo Pelli non nasconde la sua delusione. «È evidente che con il passaggio della tassazione dal biennale all’annuale ci sono stati diversi problemi di organizzazione negli uffici di tassazione. Ci sono dei ritardi». Tanto che Lugano si è lamentata della difficoltà che ha adesso nell’allestire i piani finanziari della città. «Negli ultimi tempi i preventivi non sono così vicini alla realtà come dovrebbero essere. Essendo state fissate e intimate parte delle tassazioni 2003 e magari non ancora quelle del 2004 per noi è stato difficile fare un preventivo attendibile per il 2006. Dovremmo almeno poter conoscere l’anno precedente per poter valutare come andrà quello successivo», ha detto Pelli. Giuliano Bignasca, municipale di Lugano, è stato ancora più preciso nel quantificare i ritardi: «a metà gennaio di quest’anno mancavano ancora il 15 per cento delle tassazioni del 2003. Quelli che mancano saranno poi quelli più complicati…». Ma come proprio Bignasca che auspica da anni la riduzione del personale ora si lamenta dei ritardi? «Calma calma calma… – ci ha risposto – finché si tratta di aumentare di uno-due allievi da seguire a testa per maestro non è un problema. Ma quando si tratta di ufficio registri o accertamento fiscale ci vuole un po’ di elasticità e si devono fare le cose per bene. Magari ci sono troppi guardiacaccia, certo sarebbe un po’ difficile metterli al fisco… Bisogna sapersi muovere un po’ ed essere pratici. Quanti sono a Lugano? 26? Dai diamogliene ancora 5 allora. Forse si è in un momento decisivo in cui bisogna cambiare impostazione». Forse sì visto che le conseguenze non sono solo i ritardi, ma anche lo scadimento della qualità dell’accertamento.

Pubblicato il 

10.02.06

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