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Il fisco, come era una volta

di

Can Tutumlu
Alessandro Soldini, ex giudice del Tribunale d'Appello e uno dei tre commissari che hanno redatto il rapporto d'inchiesta amministrativa sul "Fiscogate", ha passato 20 anni presso la Camera di diritto tributario. Nel suo ruolo di giudice si è occupato dei contenziosi fra i contribuenti e il fisco ticinese e ha soprattutto visto passare ai vertici della Divisione delle contribuzioni (Ddc) prima Marco Bernasconi, poi Edy Dell'Ambrogio e infine quello Stefano Pelli che insieme al suo vice Pietro Dell'Era è stato allontanato dal Consiglio di Stato in quanto ritenuto il principale colpevole dei problemi che hanno investito la Ddc. Tre personalità e tre stili di conduzione del fisco diversi, ci ha spiegato Alessandro Soldini. Alcuni collaborativi e attenti al personale, altri con una visione più verticistica e manageriale di uno dei settori più sensibili dell'amministrazione cantonale. Ma non solo: «ho l'impressione che con il passaggio alla tassazione annuale l'accertamento qua e là ne abbia forzatamente sofferto e che qualche funzionario possa anche essersi sentito meno motivato di prima», ci ha detto l'ex giudice che per la prima volta dopo la bufera Fiscogate ha deciso di rilasciare un'intervista.

Alessandro Soldini, dal suo osservatorio di giudice della Camera di diritto tributario, che differenza ha notato fra la gestione del fisco di Edy dell'Ambrogio (tornato ora ad interim nell'amministrazione) e poi quella successiva di Stefano Pelli?

Tengo a precisare che io non avevo né potevo avere una visione diretta sul funzionamento dell'amministrazione. Posso però dire che come in tutti i settori ogni persona ha un suo stile di affrontare i problemi e lascia una sua specifica impronta. Ho iniziato a svolgere la mia funzione quando alla testa della Divisione delle contribuzioni (DdC) c'era ancora Marco Bernasconi, poi è venuto Edy Dell'Ambrogio e infine è arrivato Stefano Pelli. Con Dell'Ambrogio ricordo di aver avuto contatti fruttuosi; quando sorgevano o si presentavano dei problemi sovente ci si incontrava e ci scambiavamo le opinioni. Era un periodo in cui alla DdC lavoravano diversi funzionari con compiti dirigenziali, che avevano fatto tutta la loro carriera all'interno dell'amministrazione pubblica. Questa generazione si è ritirata per ragioni di età nel volgere di pochi anni: un vero e proprio ricambio generazionale, un momento cruciale, a mio avviso. Stefano Pelli veniva dal mondo economico privato e portava con sé una diversa "filosofia" gestionale. Ma con ciò non voglio dire che il pubblico sia meglio del privato o che il privato sia meglio del pubblico. L'esperienza di molti anni trascorsi in magistratura mi ha insegnato che comunque in generale la personalità del singolo individuo gioca sempre un ruolo importante. Ricordo sempre con piacere alcuni degli alti funzionari che hanno lasciato la DdC negli ultimi anni, ma preferisco non fare nome per non ometterne qualcuno. È però certo che una figura centrale è stata quella di Norberto Bernardoni (chiamato nuovamente al fisco in questo periodo di transizione, ndr), che per anni ha curato i rapporti tra la Direzione e gli Uffici di tassazione e ha mantenuto anche i contatti con l'Autorità giudiziaria. Negli ultimi anni ho avvertito una rarefazione dei contatti, anche perché molti funzionari sono stati assorbiti da lavoro di non poco conto: assicurare il passaggio dalla tassazione biennale sul passato alla tassazione annuale sul presente. Un vero e proprio cambiamento epocale che ha comportato un carico di lavoro accresciuto, svolto quando Pelli era direttore della Divisione. Mi pare persino ovvio affermare che in una simile situazione siano venute a mancare delle forze in altri ambiti e che in ogni caso l'onere lavorativo dei singoli tassatori sia aumentato per l'accresciuto numero delle tassazioni da emettere.
Il passaggio dalla tassazione biennale a quella annuale è stato sottovalutato?
È una domanda alla quale non saprei rispondere. Non so se siano state fatte verifiche interne alla Divisione su questo aspetto. So, ma solo per sentito dire, che vi sono in qualche ufficio dei ritardi nelle emissioni delle tassazioni.
Da un punto di vista della qualità del lavoro come è invece mutata la situazione?
Con il passaggio alla tassazione annuale sono diminuiti taluni problemi giuridici ricorrenti, o perlomeno si sono stemperati. La legge su certi temi (penso alla pletora delle deduzioni) continua però a essere assai complessa o, come si usa dire, "poco praticabile". Quante volte nel mio lavoro di giudice ho una semplificazione delle norme, soprattutto nel settore delle deduzioni, che causano all'amministrazione e alla magistratura un carico di lavoro sproporzionato, oltre che poco "entusiasmante". È comunque chiaro che il numero di tassazioni da sbrigare per funzionario è aumentato e che, per quanto appreso durante conversazioni quando ancora ero giudice, i tassatori avevano come compito prioritario quello di emettere un determinato numero di tassazioni per evitare di accumulare ritardi. In altre parole essi dovevano fare di necessità virtù, con le conseguenze del caso. Ma ribadisco: quanto dico non è il frutto di un'analisi puntuale, quanto piuttosto il frutto di sensazioni che ho avuto negli ultimi anni trascorsi quale giudice della Camera di diritto tributario. A me fa piacere sapere ora che l'organico sia stato rinfoltito.
Prima ci ha parlato di una visione imprenditoriale all'interno del fisco. Si è tentati di pensare che i problemi siano dovuti soprattutto a questa filosofia. Ci possono essere anche dei vantaggi in questo modo di vedere le cose?
Persone che vengono dal settore privato possono portare un grosso bagaglio di conoscenze ed esperienze anche per il settore pubblico. Non soltanto a livello gestionale, ma anche di conoscenza della realtà economica, del "paese reale", dei problemi che deve affrontare e gestire un consulente fiscale. L'ho già detto con altre parole: non demonizziamo a priori chi viene dal privato e non beatifichiamo a priori chi ha maturato le proprie esperienze nel settore pubblico. D'altra parte non si può pretendere che il fisco allevi in provetta i propri funzionari. Dal settore pubblico si è d'altronde sempre verificato un certo flusso verso il privato. Alcuni tra i consulenti fiscali più affermati della piazza sono ex funzionari del fisco.
Ha avuto dei problemi nel suo lavoro di giudice ad ottenere delle informazioni dagli ultimi vertici della DdC?
Innanzi tutto preciso che se mi occorrevano delle "informazioni", si trattava di "informazioni" mirate relative agli incarti sui quali ero chiamato a pronunciarmi assieme ai due colleghi che con me componevano la Camera di diritto tributario. Le ripeto, in anni meno recenti avvertivo una presenza più puntuale della DdC, ma anche dell'Amministrazione federale delle contribuzioni nel prendere posizioni su determinati ricorsi. Ciò era molto utile perché ci permetteva di avere un confronto tra due prese di posizione diverse; quella del contribuente e quella del fisco. In anni più recenti, per ragioni diverse, cui ho già accennato, ho avvertito la sensazione di una presenza più "rarefatta". Più di una volta avrei gradito delle prese di posizione puntuali, critiche, soprattutto quando erano in discussione questioni di principio, anche se di risibile entità. Nella maggior parte dei casi il giudice è chiamato a pronunciarsi su un ricorso redatto dal contribuente, sul quale il fisco non prende posizione, limitandosi a riferirsi alla motivazione della decisione su reclamo. Talvolta avvertivo un certo disagio: meglio pronunciarsi su un'obiezione in più, magari vissuta come "fastidiosa", che non vedere un problema.
Era uno stile di gestione nuova?
Credo che a quanto detto non sia stato estraneo il passaggio dalla tassazione biennale all'annuale, con conseguente polarizzazione delle forze sulle relative questioni di carattere amministrativo.
Oltre ai problemi gestionali ha ravvisato anche un cambiamento nell'atteggiamento del fisco nei confronti del contribuente?
Ho l'impressione che con il passaggio alla tassazione annuale l'accertamento qua e là ne abbia forzatamente sofferto e che qualche funzionario possa anche essersi sentito meno motivato di prima.
Nel rapporto della Commissione d'inchiesta amministrativa avete scritto che uno dei problemi maggiori della DdC era stata la mancanza di collegialità ai vertici. Una collegialità che era frutto anche di una mediazione politica. Reputa normale il fatto che da molti anni non c'era più nessun socialista ai vertici del fisco?
No comment sul Rapporto. Che non ci sia un socialista ai vertici? In passato non sarebbe stato considerato normale, forse neppure ora dopo la bufera. A mio avviso questa assenza, per altro solo passeggera dopo il rientro in campo del vice-direttore Bernardoni, è stata provocata (anche) dall'avvicendamento generazionale, cui ho già accennato e dalle misure di risparmio che hanno colpito la sostituzione dei funzionari dimissionari.
Il fiscogate è servito a mettere alla luce del giorno anche i problemi organizzativi della DdC. Ora si è sulla buona via per risolvere i problemi? A suo avviso ci sono altre cose da affrontare?
Non dimentichiamo che da gennaio era stato designato un direttore ad interim della DdC nella persona di Edy Dell'Ambrogio, che per altro era già stato a capo della Divisione e che si è subito attivato con diligenza, sensibilità e competenza per avere nel minor tempo possibile un quadro più preciso possibile della situazione. Diamogli fiducia!
Da ciò che ci ha detto sembra che i problemi della DdC siano stati solo contingenti. Senza che ci fosse un'intenzionalità o una diversa visione di un fisco meno "pro-stato". Stanno così le cose?
Che ci sia o non ci sia stata una visione di un fisco meno "pro-stato" è semmai una questione politica, non certo amministrativa, alla quale non saprei rispondere. Questa domanda andrebbe rivolta ai politici.
Pietro Dell'Era e Stefano Pelli hanno pagato per tutti? Anche per chi aveva delle responsabilità politiche?
Non intendo rispondere e non spetta a me dirlo.
Pietro Dell'Era ha detto che il rapporto che avete stilato è soggettivo…
… mi è stato riferito venendo da voi. Tenga conto che come giudice non ho mai commentato le sentenze che ho pronunciato.
Tullio Righinetti dice che il CdS ha interpretato in maniera eccessiva le vostre conclusioni. Vi riconoscete in quello che ha detto il CdS?
Ogni parola a questo proposito sarebbe fuori posto!
Stupisce la rapidità con la quale avete lavorato. Ci deve essere stata una forte unità di vedute fra di voi.
Non voglio parlare di come è stata condotta l'inchiesta e redatto il rapporto. Siamo tre ex giudici che si conoscono da tempo e che si stimano. Questo ha sicuramente facilitato il lavoro.

Pubblicato

Venerdì 16 Giugno 2006

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