Politica

106.500 franchi: è questa la somma versata per finanziare la recente campagna al Consiglio degli Stati di Marco Chiesa da parte dell’enigmatica Fondazione per una politica liberal-conservatrice. Nessun altro senatore eletto ha ricevuto così tanto denaro da un unico donatore. Il dato è stato reso noto oggi, 12 gennaio 2024 sul sito del Controllo federale delle finanze (CDF), l’autorità incaricata di supervisionare i dispositivi di legge sul finanziamento delle campagne elettorali entrati in vigore a fine 2022.

 

A differenza dei candidati al Consiglio nazionale che – tutti – hanno dovuto pubblicare prima della votazione le donazioni superiori a 15.000 franchi svizzeri, per il Consiglio degli Stati soltanto gli eletti hanno l’obbligo di pubblicare a posteriori i loro bilanci. I diretti interessati avrebbero dovuto consegnare i dati entro lo scorso 3 gennaio, ma il CDF ha tempo fino al 18 gennaio per pubblicarli. Per questo mancano tuttora all’appello le informazioni su molti candidati. Un dato è già sin d’ora rilevante: quello che riguarda Marco Chiesa. Al momento la gran parte dei senatori eletti ha ricevuto i finanziamenti superiori ai 15.000 franchi dalle sezioni cantonali o comunali del proprio partito. Il presidente dell’UDC Svizzera, invece, i soldi li ha ricevuti da una fondazione legata sì al partito, ma giuridicamente autonoma. Un modo di fare che pone degli interrogativi in termini di trasparenza.

 

La Fondazione per una politica liberal-conservatrice è stata fondata a Lugano il 9 dicembre 2022. Poche settimane dopo l’entrata in vigore dei nuovi dispositivi di legge volti a favorire maggiore trasparenza sul finanziamento della politica federale. La fondazione è presieduta dall’avvocato Adriano Sala, già legale nella vicenda della controversa fiduciaria Ticiconsult e amico del presidente dell’UDC Svizzera sin dai tempi del liceo. Al fianco di Sala, ad amministrare la fondazione vi sono la gran consigliera UDC Raide Bassi e due uomini attivi in ambito fiduciario. Quello che i dati disponibili sul registro di commercio però non dicono è che la fondazione è stata creata dallo stesso Marco Chiesa assieme al suo socio d’affari in Ticiconsult, il consigliere nazionale e presidente dell’UDC Ticino Piero Marchesi.

 

 

>> Leggi anche: L’enigmatica fondazione che finanzia l’UDC Ticino aggirando la trasparenza

 

Sono proprio i due politici di punta del partito a recarsi dal notaio e a versare in contanti i 30.000 franchi di capitale iniziale: i “fondatori” indica lo statuto della fondazione a fianco delle due firme [qui il documento in pdf]. Sbrigate queste pratiche Chiesa e Marchesi scompaiono poi dai radar. La fondazione rimane sotto traccia fino allo scorso mese di ottobre quando sull’apposito sito del CDF viene registrato un versamento di 20.000 franchi a favore della campagna alle elezioni federali dell’UDC Ticino. A quel momento scriviamo un articolo e chiediamo ai diretti interessati spiegazioni. Non abbiamo mai ricevuto risposta.

 

Nei conti finali della campagna, la sezione ticinese del partito registra, a fine dicembre 2023, un secondo versamento sempre di 20.000 franchi da parte della fondazione. Flussi che sono ora largamente superati da quanto offerto al candidato di punta, quel Marco Chiesa che alle elezioni del Consiglio degli Stati ha sbaragliato tutti i suoi avversari a suon di filastrocche sui richiedenti l’asilo. I 106.500 franchi a favore della sua campagna vengono registrati il 20 novembre 2023, il giorno dopo il ballottaggio e la brillante rielezione del politico di Pregassona. In totale, quindi, la fondazione presieduta dall’avvocato Sala ha versato un totale di 146.500. Non certo delle briciole!

 

A questo punto resta un quesito: chi ha versato quei soldi? Durante la recente campagna elettorale si è parlato molto dei nuovi criteri di trasparenza e del fatto che questi potevano essere facilmente aggirati attraverso l’utilizzo di fondazioni. Se il finanziamento che queste entità giuridiche fanno ai partiti e ai candidati deve essere registrato (sopra i 15.000 franchi), non vi è infatti nessun obbligo a dichiarare chi invece ha finanziato in precedenza la fondazione. In sostanza si aggiunge un anello alla catena e tutto rimane opaco come prima. Uno stratagemma che non imbarazza certo l’UDC e i suoi vertici ticinesi, da sempre profilati contro la trasparenza. Così attraverso la Fondazione per una politica liberal-conservatrice chi ha finanziato Marco Chiesa e il suo partito ha potuto restare anonimo.

 

Rimane un dubbio quanto ai veri motivi di questa discrezione: paura di svelare possibili conflitti d’interesse o clientelismi oppure semplice vergogna?

 

 

Pubblicato il 

12.01.24
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