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L'editoriale

Il dumping benedetto

di

Claudio Carrer

L’iniziativa dei Verdi “Salviamo il lavoro in Ticino” non garantirà mai il diritto di «ogni persona» ad un «salario minimo» che si possa ritenere garanzia di «un tenore di vita dignitoso», come recita il relativo ingannevole articolo costituzionale approvato domenica scorsa dal 54 per cento dei ticinesi. A dipendenza di come verrà applicato il principio, si può sperare di arginare al massimo gli abusi più gravi (pensiamo ai contratti da 1.000 franchi al mese), ma non il fenomeno globale del dumping salariale, che anzi rischia di essere ulteriormente alimentato dalla fissazione di retribuzioni minime da fame.

 

Basti pensare che questo compito è affidato allo stesso Consiglio di Stato che negli ultimi anni, sempre per “contrastare” il dumping, ha emanato 14 contratti normali di lavoro con salari minimi attorno ai 3.000 franchi mensili. Un livello retributivo ovviamente inaccettabile e irrispettoso della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori, che l’iniziativa dei Verdi (al di là degli intenti dei suoi promotori) rischia di estendere ad altri rami professionali e di farlo diventare la regola nel mondo del lavoro ticinese. Con la benedizione dello Stato.


Detto dei rischi di un’iniziativa mal concepita, va però anche sottolineato che la sua approvazione rappresenta l'ennesimo grido d’allarme dei ticinesi confrontati con una situazione viepiù insostenibile. Una situazione che vede crescere costantemente la pressione sui salari ed erodersi il potere d’acquisto e che andrebbe presa un po' più sul serio di quanto non si faccia, sia dalle autorità politiche sia dal padronato, a livello cantonale come a livello federale.


L'impressione è invece quella che il dumping salariale sia ormai considerato un fenomeno del sistema, dunque ineludibile, da accettare e basta. Sembra questo l’orientamento delle organizzazioni padronali cantonali che anche all’ennesimo grido d’allarme dei ticinesi rispondono con tono quasi di sfida: “Vedrete che a guadagnarci saranno solo i frontalieri”. Ancora una volta, invece di cercare soluzioni che combattano le disparità, si fomenta la “guerra” tra i salariati e implicitamente si afferma che sarebbe giusto continuare a pagare i frontalieri salari inferiori ai 3.000 franchi, cioè a praticare dumping.

Pubblicato

Mercoledì 17 Giugno 2015

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