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Il duello tra Mörgeli e Schmid

di

Silvano De Pietro
Ce la farà Christoph Mörgeli, che i giornalisti spesso indicano come uno dei più importanti strateghi dell'Udc, ad impedire la rielezione del consigliere federale del suo partito Samuel Schmid? Questa è la domanda di maggior peso politico che molti osservatori si sono posti nei giorni scorsi, in vista del 12 dicembre, quando l'Assemblea federale rinnoverà il mandato dei sette membri del Consiglio federale. Può sembrare una questione oziosa, perché apparentemente Mörgeli è isolato in questa sua manovra. Ma dalla resistenza che Schmid ha lasciato trapelare si capisce che dietro le quinte il gioco politico si fa pesante.
Da diverse settimane i presidenti del Plr e dell'Udc accarezzano l'idea di un grande "rimpasto" di governo, con la sostituzione entro il 2009 dei consiglieri federali Pascal Couchepin, Moritz Leuenberger e Samuel Schmid. Apparentemente, però, né Fulvio Pelli (Plr) né Ueli Maurer (Udc) mostrano fretta. Il primo sembra dare per scontato che Couchepin, dopo l'anno di presidenza del 2008, annunci come promesso le sue dimissioni. Il secondo sembra limitarsi ad auspicare che Leuenberger e Schmid prendano esempio dal loro collega vallesano. Questo disegno sembra apparentemente confermato dai commenti dei media e degli altri partiti: in coro sostengono che il 12 dicembre non cambierà nulla e tutti e sette gli attuali consiglieri federali verranno senz'altro riconfermati.
Ma a questo scenario qualcuno proprio non crede. La ragione è semplice. L'Udc vorrebbe insediare i propri uomini nei posti chiave, quali la direzione politica del Dipartimento federale dell'interno e quella del Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni. Ma la corrente di maggioranza dell'Udc (quella zurighese-blocheriana, per intenderci) soprattutto non è contenta del consigliere federale Schmid. Ecco allora Christoph Mörgeli attaccare a testa bassa Schmid, anche utilizzando la rubrica che tiene sul settimanale Die Weltwoche. L'ha definito «un cucù» che l'Udc lascia ingrassare nel suo nido e che pensa solo a sé stesso. Schmid e gli altri due ministri «di cui tutti sono scontenti», secondo Mörgeli dovrebbero «assolutamente» non essere rieletti.
A tale scopo, il consigliere nazionale democentrista non s'è fatto scrupolo di invitare i perdenti Plr e Pss, ma anche il Ppd, a «cogliere insieme all'Udc questa grande chance». Per il momento tale appello sembra essere caduto nel vuoto. Pelli ha replicato seccamente che Mörgeli «può fare i piani che vuole, ma il Plr non l'aiuterà a realizzarli». Il segretario generale del Ppd, Reto Nause ha bollato l'iniziativa di Mörgeli come «un'azione priva di tatto e di stile». Per il Pss – che intende comunque mantenere il controllo di un dipartimento centrale come quello di Leuenberger – è bastata una frase dell'ex-presidente Peter Bodenmann in un'intervista al Sonntagsblick per demolire la proposta di Mörgeli di non rieleggere i tre ministri: «In tal modo la loro rielezione è assicurata».
È nella stessa Udc, tuttavia, che l'attacco di Mörgeli al consigliere federale Schmid ha trovato la maggiore resistenza. A cominciare dal presidente Ueli Maurer, che ne ha deplorato l'aggressività. «Mörgeli è andato troppo oltre i limiti. Con simili grossolane irruenze otteniamo semplicemente il contrario», ha detto alla Nzz am Sonntag. Quanto, poi, Maurer sia sincero – dato che è stato lui stesso a lanciare per primo, nel pomeriggio elettorale del 21 ottobre, l'idea della sostituzione di Schmid – rimane ancora tutto da dimostrare. Non s'è fatta comunque attendere da parte dell'Udc bernese la difesa "obbligatoria" del suo consigliere federale. In un'intervista a Der Bund, il presidente della sezione cantonale bernese e consigliere nazionale Rudolf Joder ha detto che la pressione di Mörgeli «è vana»: il 12 dicembre Schmid sarà rieletto, ed anche con un buon risultato. «Se il gioco si fa duro, Schmid sarà ben sostenuto anche dal proprio gruppo», ha precisato Joder, che poi ha aggiunto: «Non ci lasciamo in alcun modo dettare da Mörgeli come debba comportarsi l'Udc del canton Berna nella scelta dei consiglieri federali». Lo stesso Schmid, d'altronde, alla prima riunione del gruppo parlamentare Udc dopo le elezioni avrebbe detto, secondo il portavoce del partito Jean-Blaise Defago, che una sua eventuale rielezione il 12 dicembre è valida per 4 anni, e che in ogni caso non intende farsi dettare da nessuno la data di un suo eventuale ritiro, nemmeno dal suo partito. A Mörgeli e agli altri parlamentari, il consigliere federale avrebbe inoltre ricordato che alla vittoria dell'Udc ha contribuito anche l'ala moderata del partito, come dimostrano i buoni risultati ottenuti a Berna. «Con questi attacchi  Mörgeli discredita il partito», ha detto anche Defago. Secondo Mörgeli, sarebbe invece Schmid a danneggiare l'Udc, la quale «non si sente obbligata verso di lui». E tuttavia il bernese Adrian Amstutz, indicato da Mörgeli quale possibile successore di Schmid (ma anche di Maurer alla guida del partito) ha liquidato le speculazioni mörgeliane come «idiozie», ed ha precisato: «È chiaro a tutti che i consiglieri federali si dimettono quando vogliono loro».
Ma l'uscita più bella è stata quella del presidente del Ppd, Christophe Darbellay. Il presidente democristiano ha offerto al consigliere federale di accoglierlo nel Ppd: «Samuel Schmid non dovrebbe più farsi mettere sotto pressione dalle sue stesse truppe, e neppure dal capoideologo Mörgeli. Sono pronto ad offrirgli asilo, se lui è pronto a cambiare partito».

Una politica con altri toni: Samuel Schmid un democentrista diverso

«L'Islam è degno di attenzione esattamente come il Cristianesimo, il Giudaismo, il Buddismo e altre religioni». Una banalità? Non proprio, se a dirlo è un alto esponente dell'Udc, il consigliere federale Samuel Schmid, in aperto contrasto con l'iniziativa del suo partito contro la costruzione di minareti in Svizzera. E questa non è l'unica frase fortemente critica pronunciata dal ministro democentrista bernese nei confronti del proprio partito. Questo personaggio dall'aria educata e mite, in governo dal 1° gennaio 2001, senza tanti fronzoli retorici sta rivelando doti di coerenza, onestà e fermezza, che in precedenza nessuno gli aveva mai riconosciuto apertamente.
Ad una recente assemblea dei delegati dell'Udc tenuta a Basilea, ha contraddetto senza mezzi termini la politica dai toni duri e manichei proclamata poco prima da Maurer. «Questa società – ha detto Schmid – non è fatta soltanto di bianco e nero, di inferno e paradiso. Essere confederati ci impone di difendere la sicurezza e il benessere comune, ci impone di coniugare libertà e solidarietà, in modo responsabile». E sentir parlare di "solidarietà" un dirigente dell'Udc sotto la reggenza Blocher, non è poi una cosa da prendere proprio sottogamba.
D'altronde, la recente campagna elettorale ha fornito a Samuel Schmid diverse opportunità di profilarsi come una specie di anti-Blocher. Il 28 settembre, per esempio, in interviste pubblicate dal Corriere del Ticino e dal romando Le Temps il ministro della difesa ha puntato il dito contro la campagna elettorale condotta dal suo partito: «Non mi piace parlare di ricatti, e tanto meno di complotti». È un clima, ha detto, «che non serve alla cultura politica svizzera», e le tensioni da esso generate non si allenteranno in futuro: «Non stiamo vivendo un semplice capriccio meteorologico, ma un vero e proprio cambiamento climatico non rimarrà senza conseguenze».
«In politica si può lottare, si può contestare ed essere contestati. Mi pare però che ora si sia decisi a "vincere" senza portare rispetto per gli altri», ha affermato il consigliere federale. Questo «potrebbe avere conseguenze per la coesione nazionale e per le minoranze.  La cultura politica elvetica è vivere avendo rispetto degli altri (…) Purtroppo ho l'impressione che stiamo mettendo da parte questo tipo di cultura. Ora si presta più attenzione agli aspetti economici e contabili dello Stato. Ma in uno Stato vi sono molte posizioni che non sono calcolabili. Purtroppo negli ultimi tempi se ne è un po' persa la coscienza».
Quanto al sistema di concordanza, così maltrattato dal suo partito, Schmid ha detto che è «il risultato di una cultura cresciuta nel tempo. Una cultura che, in rapporto alla pace del lavoro, allo sviluppo congiunturale e alla modernità, ha fatto della Svizzera un Paese concorrenziale». La Costituzione, ha notato ancora Schmid, non impedisce di passare da un sistema di concordanza a uno di maggioranza, dove due o tre partiti costituiscono un governo; e neppure vieta al primo partito di andare all'opposizione: «Una simile soluzione però non mi piace, perché ritengo non sia nell'interesse del popolo; e non mi piace neppure il fatto che ciò avvenga in silenzio, automaticamente».
Quanto alla sua appartenenza all'Udc, la stoccata finale: «Prima di tutto sono consigliere federale della popolazione svizzera, poi sono membro dell'Udc. (…) Puntare sul solo Blocher è un problema del partito, non mio. Io sono stato eletto dall'Assemblea federale, non soltanto dall'Udc».  

Pubblicato

Venerdì 9 Novembre 2007

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