Sono circa 50 milioni le persone sradicate dalla loro terra d'origine che hanno trovato rifugio in un altro paese o sono sfollate all'interno del proprio stato. Metà di questa popolazione disperata è costituita da bambini. Fonti attendibili delle Nazioni Unite stimano che negli ultimi dieci anni oltre 2 milioni di bambini sono stati uccisi nei conflitti bellici. In una novantina di paesi del mondo i bambini vivono in una condizione di perenne pericolo a causa dei 60 milioni di mine disseminate sui terreni, nei pressi delle loro case o nelle zone coltivate. Non ci si stupisce allora se ogni anno il numero di giovani vittime innocenti causate da questi ordigni spaventosi ammonta a 10mila unità.
La ragione per la quale i bambini sono sempre più vittime va individuata nel mutamento della natura della guerra. Ai conflitti bellici tra stati si sostituiscono le guerre etniche, religiose o politiche all'interno dei singoli stati nelle quali la popolazione civile (in particolare donne e bambini) viene presa di mira come "trofeo" da sequestrare e costringere alla schiavitù sessuale o al reclutamento forzato.
Se durante la Prima guerra mondiale il rapporto tra le vittime civili rispetto ai belligeranti ammontava al 5 per cento, le guerre odierne registrano un rapporto esattamente inverso: oggi il 90 per cento dei morti è costituito da civili.
Si tratta di cifre impressionanti che spiegano le ragioni per le quali i ragazzi rappresentino i "clienti" più importanti di cui le agenzie per i rifugiati delle Nazioni unite e le organizzazioni umanitarie si prendono cura. Nonostante il gran numero di conferenze, incontri, leggi e convenzioni che proliferano in ogni parte del mondo, la situazione continua ad essere disperata. Stupri, torture, fame, malattie si abbattono senza pietà sui soggetti più deboli e indifesi. In un mondo che si sta via via rimpicciolendo, il dramma dei minori non investe solo i luoghi in cui si combatte ma si sta diffondendo anche nei paesi del ricco Occidente. Solo pochi giovani riescono a ottenere lo status di rifugiato (le percentuali variano tra il 5 e il 10 per cento); gli altri vengono risucchiati nel vortice della clandestinità con il rischio di essere "manodopera" facilmente manipolabile da parte delle organizzazioni criminali locali. Le organizzazioni sinceramente democratiche come il Sos hanno il compito di battersi affinché ai bambini rifugiati sia garantito l'accesso ai diritti fondamentali. L'istruzione, l'assistenza sociale non sono solo diritti umani da garantire a tutti indistintamente, ma rappresentano un utile strumento di protezione delle loro vite, affinché non subiscano una nuova bruciante persecuzione. Non è solo il futuro di questi bambini ad essere in gioco, lo è anche il nostro che rischia di perdere la sua dimensione umana per avvicinarsi definitivamente a quella della barbarie.

Pubblicato il 

10.04.09

Edizione cartacea

Rubrica

 
Nessun articolo correlato