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Il dito nella piaga

di

Francesco Bonsaver
L'introduzione del contratto collettivo di lavoro dei temporanei mette il dito nella piaga dei bassi salari presenti in Ticino. In diversi comparti industriali cantonali si assiste al paradosso della convenienza per le imprese di assumere un dipendente a tempo indeterminato piuttosto di un interinale. Il motivo è presto detto, anche se ne parliamo più approfonditamente a pagina sette.
I già scarsi 3.000 franchi lordi (che scendono a 2.700 nel Mendrisiotto nel primo anno) del salario minimo degli interinali sono più alti degli stipendi versati da diverse imprese ai loro dipendenti fissi. È il caso, per fare un esempio, dell'industria del tessile e abbigliamento o della logistica, dove grandi gruppi dai marchi lussuosi versano salari annui variabili tra un massimo di 40.000 a un minimo di 30.000 franchi lordi. Importi nettamente insufficienti per vivere in Ticino.
Si noti che il paradosso dovuto all'introduzione dei minimi salariali dei lavoratori temporanei non esiste nel resto del paese perché solo al sud della Svizzera esistono paghe così manifestamente indegne.
E poiché queste aziende sono state attirate in Ticino dalla famosa quanto fumosa promozione economica, sarebbe interessante se la Supsi avviasse uno studio per trarre un onesto bilancio tra costi e benefici complessivi della politica economica fin qui adottata. La promozione della logistica durante l'epoca masoniana ha avuto tutto il tempo di esplicare i suoi effetti e meriterebbe un'analisi complessiva. L'esenzione fiscale per dieci anni e tutte le altre agevolazioni promosse, il costo ambientale di questi enormi capannoni divoratori di porzioni di territorio, i sussidi statali versati per sopperire agli insufficienti salari, l'installazione delle infrastrutture necessarie o i problemi viari connessi per favorire l'insediamento di imprese che creano posti di lavoro retribuiti con salari da fame, hanno generato benefici superiori per la collettività?
Rispondere a queste domande aiuterebbe a riflettere su quale società vogliamo collettivamente realizzare e non vivere alla mercé di approfittatori ben vestiti da manager rampanti pronti a fuggire una volta munta la vacca.  

Pubblicato

Venerdì 20 Aprile 2012

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