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Il dissidente

di

Silvano De Pietro
C’è un filo di tensione e d’inquietudine che unisce molti pensatori di sinistra del secolo scorso, come Feltrinelli, Camus, Pasolini, Sartre. È il filo dell’eresia, che fa della loro posizione politica una dissidenza permanente. Questa è, in sintesi, la tesi sostenuta dall’intellettuale tedesco Rudi Thiessen in un articolo pubblicato dalla rivista culturale «du», appartenente al gruppo editoriale del «Tages-Anzeiger», nel numero speciale interamente dedicato alla figura di Giangiacomo Feltrinelli. Ulteriori contributi sono firmati da Sergio Romano, Giuseppe Zigaina, Gerd Ruge, Jenny Friedrich-Freska e da altri intellettuali tedeschi, svizzeri e italiani. Quello di «du» è uno degli omaggi che Zurigo ha voluto fare a «Giangiacomo Feltrinelli, editore e rivoluzionario», nel trentesimo anniversario della sua morte. L’altro è la bella mostra inaugurata la settimana scorsa al Museo Strauhof, che resterà aperta fino al 26 maggio. La mostra racconta la storia emblematica di questo intellettuale inquieto, che ha lasciato una traccia profonda nella cultura della sinistra italiana ed europea negli anni del dopoguerra. Giangiacomo Feltrinelli nasce nel 1926 da una ricca famiglia di finanzieri ed industriali e, rimasto orfano di padre a 9 anni, entra in conflitto con sua madre (una monarchica, figlia di un direttore di banca) e con il patrigno, Luigi Barzini junior. Giangiacomo viene fatto aderire alla Gioventù Italiana del Littorio e, nel 1940, sua madre chiede ed ottiene per lui il titolo di Marchese di Gargnano (la località sul Lago di Garda dalla quale proviene la famiglia). Dopo la maturità, nel 1944 s’unisce ai partigiani e l’anno seguente entra nel Partito comunista italiano. Nei primi anni del dopoguerra gira l’Europa con il suo amico Giuseppe Del Bo alla ricerca di documenti sulla storia del movimento operaio e nel 1949 apre la Biblioteca Feltrinelli. Fonda la sua casa editrice a Milano nel 1954, profilandosi come una figura singolare di imprenditore, che motiva l’iniziativa commerciale con la sua visione critica della società e della storia e la vincola al suo personale impegno politico. I percorsi spesso avventurosi della sua vita e della sua attività editoriale possono apparire pieni di contraddizioni, ma sono sempre guidati da un’ideale di giustizia e libertà. Come la sua Biblioteca (dal 1974 «Fondazione Feltrinelli») è oggi uno dei più importanti istituti mondiali di ricerca sulla storia sociale, anche il catalogo della casa editrice Feltrinelli è divenuto un punto di riferimento nella letteratura della sinistra. Il suo primo libro è una requisitoria di Bertrand Russel contro i crimini nazisti. Nel 1957, distanziatosi dal Pci, Feltrinelli pubblica «Il dottor Zivago» di Boris Pasternak, di cui ha comprato i diritti universali. L’Unione sovietica è irritata; e l’attribuzione a Pasternak del premio Nobel (che lo scrittore deve rifiutare) procura alla casa editrice milanese una fama mondiale. Altre pubblicazioni di Feltrinelli sono destinate a scuotere profondamente le coscienze, come i romanzi di Henry Miller e «Il Gattopardo» di Tomasi di Lampedusa, ma anche opere di autori del Terzo Mondo e varia letteratura politica. Con la mostra allo Strauhof, Zurigo intende ora rievocare questa figura di editore idealista ed intellettuale moderno, la cui straordinaria intuizione per testi e autori ha portato ad un grande successo la sua giovane casa editrice. Una sezione della mostra è dedicata all’interesse di Giangiacomo Feltrinelli per i paesi dell’America latina e per Fidel Castro, seguendo la sua progressiva radicalizzazione politica che lo condusse infine alla clandestinità. Nella mostra è inoltre possibile vedere per la prima volta esposti al pubblico alcuni preziosi documenti della Fondazione Feltrinelli, come la prima edizione del «Trattato sulla tolleranza» di Voltaire, i manifesti della Comune di Parigi, manoscritti di Karl Marx e di Ignazio Silone, lettere di Boris Pasternak e una biografia mai pubblicata di Fidel Castro (qualche brano dell’autobiografia inedita del «lider máximo» viene pubblicato da «du»). Particolarmente interessante è anche la sezione che espone le fotografie scattate negli anni Cinquanta e Sessanta dalla fotoreporter Inge Schoenthal Feltrinelli, terza moglie di Giangiacomo. Perché Zurigo, città capitalista, abbia voluto celebrare in questo modo un personaggio come Giangiacomo Feltrinelli, non è ben chiaro. All’inaugurazione della mostra, il sindaco Josef Estermann ha messo in risalto il fascino e la problematica dell’«homme en révolte» (facendo riferimento all’omonima opera di Albert Camus), che rendono Feltrinelli un editore «che ha irradiato cultura al di là delle frontiere» e, nello stesso tempo, un «editore appassionato, unico nel suo genere». Inge Schoenthal Feltrinelli, presente all’inaugurazione, s’è limitata a ringraziare Zurigo per questa idea, che in Italia nessuno ha avuto. Ma la vera spiegazione forse l’hanno data lo scrittore Alberto Arbasino, l’editore parigino Christian Bourgois e il direttore di «du» Marco Meier. Arbasino ha ricordato, tra l’altro, i rapporti di Feltrinelli con Zurigo, ma soprattutto con Friedrich Dürrenmatt e Max Frisch. Bourgois ha parlato di Feltrinelli come di un intellettuale «attuale nella sua radicalità», e questa sua attualità non può essere ignorata dalla Zurigo culturale. Infine, nel suo editoriale Meier ricorda che, nell’Italia di Berlusconi, Feltrinelli è una delle ultime case editrici indipendenti. In questo contesto, le manifestazioni zurighesi – la mostra, le pubblicazioni ed i dibattiti che ne fanno da cornice – hanno il valore di una presa di posizione.

Pubblicato

Venerdì 22 Marzo 2002

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