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Diritti Lgbitq

Il diritto di essere famiglia anche per la legge

Le coppie omosessuali sono una realtà sociale radicata nel paese, ma non possono sposarsi. Il 26 settembre potremo cambiare le cose

di

Veronica Galster

Il 26 settembre la Svizzera deciderà se essere al passo con i tempi e concedere il diritto a sposarsi anche alle coppie omosessuali o se restare tra le quattro nazioni dell’Europa occidentale che non lo fanno. Un «Sì» porterebbe numerosi vantaggi nella vita quotidiana di molte persone e famiglie.


Il matrimonio in Svizzera è un diritto fondamentale, come sancisce l’articolo 14 della Costituzione federale, eppure non tutte le coppie oggi lo possono far valere: due innamorati, se dello stesso sesso, non possono infatti sposarsi. Una situazione anacronistica visto che le coppie omosessuali e le famiglie arcobaleno sono una realtà sociale radicata in questo paese. Lo scorso 18 dicembre, dopo vari tentativi, il Parlamento svizzero aveva finalmente deciso di aprire il matrimonio alle coppie dello stesso sesso, ma la destra conservatrice ha lanciato un referendum contro il “matrimonio per tutt*” e così il 26 settembre saremo chiamati alle urne per votare sulla questione.

Dal 2007 le coppie omosessuali possono registrare la propria unione anche nella Confederazione, questa soluzione non dà però le stesse garanzie e gli stessi diritti di un matrimonio, continuando di fatto a discriminare le coppie dello stesso sesso in una serie di ambiti, come la naturalizzazione, l’adozione congiunta, la protezione della famiglia o le rendite in caso di morte del partner. Una situazione che crea distinzioni ingiustificate rispetto alle coppie sposate eterosessuali, che verrebbero invece a cadere con l’accettazione del “matrimonio per tutt*”.


Uno dei problemi che si pone per una persona in unione domestica registrata è l’indicazione dello stato civile: oggi infatti si può scegliere tra celibe/nubile, sposato/a, in partenariato registrato, ma essendo il partenariato registrato possibile solamente per le coppie omosessuali (diversamente da quanto avviene invece per il Pacs in Francia), dal momento che lo si indica come proprio stato civile si rivela automaticamente la propria omosessualità. Cosa che di per sé non dovrebbe essere un problema, ma che invece può ancora dar adito a conseguenze penalizzanti.

Per l’Uss l’accettazione del “matrimonio per tutt*” porterebbe miglioramenti nel mondo del lavoro, come ad esempio il fatto di poter beneficiare dei vantaggi dati dai regolamenti di molte aziende e da alcuni Ccl in favore delle coppie sposate che lavorano nella stessa ditta (vantaggi che ancora molto spesso non sono previsti per le coppie in unione domestica registrata), oltre che contribuire a dare una visione sempre più normale al fatto che due persone dello stesso sesso possano amarsi. «Il matrimonio per tutte e tutti non è solo un segnale alla società, atteso da troppo tempo, ma è anche un messaggio chiaro ai datori di lavoro e secondo cui le persone Lgbtiq sono oramai sullo stesso piano giuridico delle persone eterosessuali e questa uguaglianza deve quindi essere sistematicamente applicata nel mondo del lavoro», si legge nella presa di posizione dell’Uss.

Uno dei cavalli di battaglia della campagna per il “No” è la possibilità per le coppie omosessuali sposate di adottare un bambino e di accedere alle banche del seme in Svizzera. Di fatto le famiglie arcobaleno sono già una realtà in questo Paese, ma si trovano confrontate con una serie di disparità rispetto alle famiglie con una coppia di genitori formata da un uomo e una donna. Dando la possibilità a queste coppie di genitori di sposarsi si permetterebbe di tutelare meglio anche i bambini presenti nella famiglia.

Inoltre numerosi studi in merito hanno dimostrato che le coppie dello stesso sesso possono essere genitori altrettanto validi che quelli delle coppie eterosessuali: i bambini per crescere e svilupparsi in maniera equilibrata hanno infatti bisogno di figure adulte che possano fungere da punto di riferimento stabile e che li accudiscano con amore, poco importa se si tratti di una “classica” coppia con una mamma e un papà, di due mamme, due papà, solo una mamma o solo un papà. Ed è proprio per questo che anche Pro Juventute e Pro Familia sostengono il «Sì».

Consentendo alle coppie di donne sposate l’accesso alle banche del seme in Svizzera (e quindi che sottostanno alle leggi svizzere) e la genitorialità congiunta di entrambe fin dalla nascita si protegge legalmente sin da subito il bambino anche nel caso di morte di una delle due madri. In Svizzera la legislazione esistente prevede inoltre che al compimento dei 18 anni, se lo desiderano, i giovani nati grazie alla donazione di sperma possano conoscere l’identità del padre biologico, perché la Legge non prevede la donazione anonima.

Per quanto riguarda invece la paventata apertura alla maternità surrogata e alla donazione di ovociti, queste non saranno possibili nemmeno in caso di accettazione del “matrimonio per tutt*”, dato che il divieto di queste pratiche è sancito dalla Costituzione federale e non è interessato dal disegno di Legge.

L’esperienza internazionale mostra inoltre che nei paesi nei quali il matrimonio è stato esteso anche alle coppie omosessuali, il tasso di suicidio all’interno della comunità Lgbitq è diminuito drasticamente, così come è calato il pregiudizio nei confronti dei suoi appartenenti.


 

Pubblicato

Lunedì 30 Agosto 2021

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