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Il coraggio d'implicarsi

di

Maria Pirisi
Della rosa dei candidati socialisti al Consiglio di Stato fa parte Manuele Bertoli. Eletto in Gran Consiglio nel 1998, è stato segretario del Partito socialista e segretario dell’Associazione svizzera inquilini, dal 1997 al 2002. Quarantaduenne, licenza in diritto all’Università di Ginevra, appassionato di musica (polistrumentista nel gruppo rock dei “Green Onions”), Bertoli è attualmente responsabile generale dell’Unitas - Associazione ciechi e ipovedenti della Svizzera italiana. Signor Bertoli cosa ne pensa del dibattito politico sviluppatosi negli ultimi anni a livello istituzionale? Ho l’impressione ci sia una gran confusione. Ad esempio, si parla del sistema maggioritario come di un problema quando in realtà non lo è. Da noi si vota sugli oggetti ogni tre mesi, esprimendosi in merito con un sì o con un no, e questo mi pare il massimo del maggioritario. Il sistema maggioritario, così come lo si intende comunemente, ha senso in quei paesi dove si vota una volta ogni quattro anni circa. Altro falso problema riguarda l’elezione dei giudici da parte del Parlamento. Da noi si fa un gran vociare intorno, quando a Berna è una prassi in vigore da decenni e funziona. I problemi, a livello istituzionale, sono ben altri. Innanzitutto la bassa qualità del Parlamento. Ci sono volte in cui provo vergogna e sconcerto nel sentire discorsi indegni di essere pronunciati in un’aula parlamentare. Se penso poi che, in quelle occasioni, classi di allievi assistono ad un tale e desolante spettacolo, la vergogna è doppia. E quali sono, a suo parere, i motivi di questo scadimento del dibattito politico? Il livello del dibattito è legato alle persone e quali siano i personaggi che ne stanno determinando lo scadimento si sa. L’unico rimedio a questo stato di cose è il passaggio elettorale. Fintanto che gli elettori continueranno ad eleggere persone che contribuiscono allo svilimento delle istituzioni, il problema resterà. La socialità è sempre più a rischio e la più penalizzata dai tagli finanziari. Quali sono i settori che andrebbero meglio tutelati e perché? Sono diversi i settori che andrebbero potenziati. Da quello della politica familiare a quello del reinserimento nel mondo del lavoro. Desta preoccupazione la politica dell’alloggio (il costo elevato delle pigioni), così come il problema dell’equità nel finanziamento delle casse malati e che si spera si risolva positivamente con le votazioni del 18 maggio. Una data, questa, importante in cui verranno messe al voto tre iniziative – sulle casse malati, sugli affitti e sui disabili – che hanno una forte valenza sociale e che, se passassero, segnerebbero una svolta nei diversi ambiti. Sono tanti i campi in cui si potrebbe intervenire. Il problema sono i mezzi finanziari, più o meno, a disposizione. Lei ha detto che «Marina Masoni con le sue ricette ci ha fatto spendere moltissimo ma ha fallito» e che i ticinesi sono stati ingannati. Crede che la sinistra, e in particolare il suo partito, abbia fatto abbastanza per smascherare quella politica finanziaria? Noi abbiamo fatto tutto ciò che era in nostro potere fare. Siamo sempre entrati nel merito delle cose, senza mai limitarci ad un’opposizione di principio. Le nostre proposte sono arrivate puntuali, anche se spesso abbiamo avuto difficoltà a far passare il nostro discorso a livello pubblico. Non so se per nostro limite o se per una sorta di blocco del sistema dei media che – in più di un’occasione – ha dimostrato di non amarci. Senza dimenticare che, per poter contrastare la controparte, bisogna anche essere numericamente forti. In Parlamento i socialisti e i progressisti arrivano a 20-25 voti, pochi per contrastare tutti gli altri che fanno quasi sempre fronte unico. Ha inoltre affermato che «il Ps, partito di governo, deve oggi più che mai denunciare le contraddizioni manifeste delle altre forze in campo» e deve avere il coraggio di proporre «soluzioni realmente possibili, anche se complesse o non facilmente spiegabili». Quali sono le proposte concrete che la sinistra oppone a quelle “masoniane”? Sarebbe poco serio avere la pretesa di poter entrare, così su due piedi, nello specifico di questo o quel progetto, offrendo una soluzione in pillole. Posso però affermare con certezza che finora la politica economica della signora Masoni ci ha fatto sborsare centinaia di milioni di franchi e altrettanti ce ne farà spendere in futuro. Ogni anno ci presenterà lo stesso conto. Tutti milioni che non rientreranno nella politica di sviluppo del nostro Cantone. Un esempio? Si sa che AlpTransit passerà sul nostro territorio ma al momento non si sta costruendo niente per far fruttare questa preziosa opportunità. L’impressione è che la politica masoniana si limiti a reintrodurre i soldi nel circuito economico, incrociando le dita e sperando che le cose non precipitino. Con una sorta di “pressapochismo” che – ad ogni crisi economica – dà sempre gli stessi risultati: cresce la disoccupazione, aumentano i fallimenti e si ritorna allo stesso punto di partenza. Cosa significa che «bisogna avere il coraggio e la voglia di implicarsi direttamente nella gestione della cosa pubblica…». Ha l’impressione che il suo partito non si sia adoprato a dovere in questo senso? Sono convinto che il Partito socialista deve avere come obiettivo quello di governare facendo maggioranza. Quell’affermazione si contrapponeva alle velleità puriste di una parte della sinistra che, preoccupata solo di salvaguardare la propria coerenza, non s’impegna nella ricerca di soluzioni concrete ai problemi. È una tara antica della sinistra il dividersi tra coloro che si ritengono “puri e duri” e gli altri. I “puri e duri” sono bravissime persone, in buona fede, che però non aiutano a far avanzare le cose. Il corso della politica si cambia solo governando e talvolta operando compromessi, accettabili e non sbracati. Non c’è altra via: per cambiare il corso delle cose bisogna implicarsi nella gestione, con tutte le contraddizioni che questo può comportare. Quale aspetto della sua azione politica il Ps dovrebbe migliorare? Se per azione politica s’intende marketing e comunicazione, credo che in questo senso qualcosa si potrebbe migliorare. Personalmente ritengo che il nocciolo della politica non stia nel marketing ma nelle idee solide, che possono autoreggersi senza stampelle di sorta. Questo però non significa che le idee solide raccolgano sempre maggioranza, vuoi perché talvolta sono complesse e difficili da spiegare, vuoi perché non sono immediatamente attrattive. Resto comunque dell’idea che politica e marketing siano nettamente distinti e diffido molto della politica fatta di sola comunicazione. Lei ricopre il ruolo di responsabile generale dell’Unitas (Associazione ciechi e ipovedenti della Svizzera italiana). Cosa si può fare, a livello cantonale, per migliorare la tutela dei diritti delle persone con handicap? Constato che nel nostro Cantone non c’è una cattiva volontà ma piuttosto della disattenzione riguardo a questi problemi. Si potrebbe, ad esempio, migliorare l’accessibilità alle persone con handicap in tanti settori. In tutti gli apparecchi automatici si potrebbero introdurre annunci vocali, così come alle fermate dei mezzi di trasporto; si potrebbero ridurre le barriere architettoniche con norme che vanno in questa direzione. Soprattutto, sarebbe auspicabile che s’investisse di più in ambito scolastico per favorire l’integrazione degli allievi con handicap. Infine – ma non meno importante – bisognerebbe ripensare nuovi sistemi di promozione per l’integrazione professionale. Esistono situazioni assurde che vedono persone quasi costrette ad accettare una rendita di invalidità, piuttosto che tentare la via della riqualifica professionale, spesso penalizzante economicamente per loro. E questo per via di un sistema pensionistico Ai ancora rigido. Ma per fare tutto ciò è necessario cambiare atteggiamento di fronte a questi problemi, prestare la giusta attenzione. Bisognerebbe capire che le barriere non sono solo le scale ma implicano un concetto molto più vasto. E, soprattutto, bisognerebbe capire che gli interventi pubblici non dovrebbero essere fatti solo per le persone che camminano bene, ci vedono bene, ci sentono bene, ecc., ma anche per tutti gli altri cittadini. Penso agli anziani, con problemi motori o di altro tipo, in costante aumento. La loro presenza fa lievitare il numero dei disabili, ragion per cui questo problema interesserà sempre più la nostra società. Bertoli, carta d'identità politica in dieci domande Signor Bertoli, perché ha scelto il Ps per fare politica? È l’unico partito che coniuga equità e sviluppo. Nel Ps si situa più nell’ala riformista o in quella radicale? Se si opera una distinzione tra le due aree in senso classico, identificando in una la prospettiva di riforma democratica e nell’altra la prospettiva rivoluzionaria, mi colloco nella prima. Più in generale, potrei definirmi un riformatore radicale. Quale capacità o competenza personale porta in politica? L’aver studiato diritto mi dà gli strumenti per capire determinati aspetti dei problemi affrontati in politica. Credo, inoltre, di aver maturato una buona esperienza in vari settori, soprattutto in quello sociale, che mi permette di conoscere da vicino i problemi concreti che può vivere la popolazione. Perché è utile darle un voto preferenziale? Perché no? Ci si mette in lista perché si desidera essere eletti (ride, ndr). Qual è il suo obiettivo personale per il 6 aprile? Personalmente spero nel risultato migliore possibile. Ma, soprattutto, vorrei che la mia candidatura contribuisse alla buona riuscita del Ps. In caso di elezione in Consiglio di Stato, che dipartimento vorrebbe dirigere? Il nuovo regolamento del Consiglio di Stato, entrato in vigore un paio d’anni fa riformando il precedente del 1855, è chiaro al proposito: non esiste più la possibilità di scelta come avveniva prima ma solo diritti d’opzione ben precisi. Comunque se, per ipotesi, potessi scegliere, opterei per il Dipartimento finanze ed economia perché trovo che al suo interno vi siano diverse cose da cambiare. Qual è il problema più grave del Ticino di oggi? La mancanza di prospettiva. La politica della destra ha rinunciato a dare una prospettiva di sviluppo a questo Cantone. Anzi, piuttosto che avere il coraggio di fare delle scelte forti in questo senso, ha preferito la facile strada degli sgravi fiscali. E l’ha fatto operando in modo iniquo, quindi non facendo un servizio alla popolazione. Cos’è per lei la “Comunità Ticino”? Sono le 300mila persone che vivono e lavorano su un territorio, il nostro, e che hanno la necessità impellente di allargare il più possibile il benessere collettivo, in modo che quest’equità possa essere il punto di partenza dello sviluppo futuro. Con chi deve lavorare il Ps per spostare a sinistra l’asse politico del Cantone? Non tocca a noi dirlo. Paradossalmente è il centro l’ago della bilancia, che sposta l’asse in un senso o in un altro, alleandosi o con la sinistra o con la destra. Ma proprio perché è decisivo, è il centro che deve saper scegliere… E finora ha scelto sempre la controparte. Chi teme di più: George Bush o Marina Masoni? Bush, personaggio molto più potente di Marina Masoni e, credo, meno intelligente.

Pubblicato

Venerdì 14 Marzo 2003

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