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Il contributo dei ticinesi alla causa antifascista

di

Francesco Bonsaver
L'organizzazione per inviare i volontari internazionali in Spagna era molto complessa, soprattutto in ragione della sua segretezza. Infatti, era alto il rischio d'infiltrazione di spie nell'organizzazione antifascista.
Dall'avvento del regime fascista nel 1922, numerosi antifascisti italiani avevano trovato rifugio in Svizzera e soprattutto in Ticino. Da esiliati avevano proseguito la lotta contro il regime di Mussolini, accolti e sostenuti da numerosi ticinesi. Il Ticino aveva così ospitato molti italiani che combattevano il fascismo in forme diverse. A Lugano in particolare, erano molti i luoghi nei quali si incontravano gli esuli per coordinare la lotta al fascismo.
Uno dei principali rifugi era la casa di Guglielmo Canevascini, convinto e determinato antifascista, che grazie alla sua posizione di Consigliere di stato del canton Ticino, sosteneva nei modi più disparati l'attività degli esuli antifascisti. Ma vi erano diversi alberghi, pensioni e ritrovi pubblici nei quali gli antifascisti si incontravano e discutevano, contagiando anche la popolazione locale. Tra questi, una delle prime tappe obbligate in Ticino per gli antifascisti italiani era il ristorante a Loreto di Luigi Morenzoni, padre di Eolo Morenzoni. Quando scoppiò la guerra civile spagnola, il ritrovo di Morenzoni divenne il punto di partenza per la Spagna dei volontari italiani antifascisti. Luigi Morenzoni e sua moglie organizzavano il viaggio per i volontari fino a Basilea, dove venivano presi in consegna da un altro ticinese, un certo Mazza. Quest'ultimo organizzava loro il passaggio in Francia, da dove poi proseguivano fino alla Spagna. Dal ritrovo di Morenzoni partirono anche i ticinesi che volevano andare a combattere il fascismo in Spagna. Il governo fascista alle porte di casa rendeva molto pericolosa la situazione anche per il Ticino, sul quale Mussolini non nascondeva le mire di annessione. Cresceva così tra la popolazione un forte sentimento antifascista. Il partito socialista e quello neonato comunista organizzavano in varie località del cantone delle serate pubbliche nelle quali veniva descritta la situazione in Spagna e la necessità di sostenere attivamente la Repubblica spagnola contro l'insurrezione franchista. A quel tempo, nell'immaginario sociale, le cose erano molto chiare. Da una parte c'erano i fascisti ed i borghesi, dall'altra gli operai e gli sfruttati che sognavano la rivoluzione per un mondo più giusto, sospinti anche dall'esempio della riuscita rivoluzione comunista in Russia.
Molti ticinesi, comunisti o socialisti, decisero che era giunta l'ora di dimostrare una solidarietà attiva alla causa, anche a costo della vita. Fermare il fascismo in Spagna e realizzare la rivoluzione sociale. Queste le principali motivazioni che spinsero un centinaio di ticinesi ad abbandonare mogli, fidanzate, genitori ed amici per andare a rischiare la propria vita nelle trincee spagnole. In gran parte operai edili, ma anche artigiani e persone con una piccola attività indipendente. Alcuni vendevano tutti i loro averi mentre altri s'indebitavano per partire in guerra. Storicamente accertati, furono 77 i ticinesi che partirono per la Spagna andando a combattere al fianco dei repubblicani. Molti altri, si stima un centinaio, partirono segretamente per la Spagna ma di loro si persero le tracce. Alcuni furono intercettati dalla polizia svizzera o da quella francese che non vedevano di buon occhio comunisti e socialisti. Altri furono uccisi durante il viaggio da infiltrati nell'organizzazione antifascista. Una realtà quella degli infiltrati molto presente tra gli italiani, che da ormai diversi anni vivevano sotto regime fascista. Fra i ticinesi, invece, non si contavano dei casi di tradimento. Tra l'altro, a differenza del resto della Svizzera dove ci furono volontari che combatterono in Spagna nelle file franchiste, dal Ticino non ce ne fu nessuno.
Per questi motivi, i ticinesi furono scelti per costituire la truppa d'assalto la "Terribile" della Brigata Garibaldi, la brigata internazionale composta in gran parte da volontari di lingua italiana. La "Terribile" era una truppa d'assalto destinata a compiti rischiosi di avanscoperta tra le file franchiste, costituita da ticinesi perché di garantita affidabilità. Ma anche il compito nelle retrovie dei ticinesi fu molto importante.
Infatti, al ritrovo di Morenzoni e nella casa di Canevascini arrivava la corrispondenza dalla Spagna dei volontari italiani. Le lettere infatti non potevano essere inviate direttamente in Italia, in quanto la polizia fascista apriva sistematicamente la corrispondenza proveniente dalla Spagna per carpirvi informazioni. Era stato quindi messo a punto un ingegnoso sistema di posta. Le lettere provenienti dalla Spagna, una volta giunte a Lugano, venivano inserite in nuove buste su cui si ritrascriveva l'indirizzo. Poi, tramite un fattorino clandestino, queste venivano portate in Italia e da lì spedite. Lo scopo dell'operazione era di non tradire la provenienza delle missive e sfuggire quindi al controllo fascista.

Pubblicato

Venerdì 27 Ottobre 2006

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