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Il conflitto entra nel tunnel

di

Francesco Bonsaver
«Colpiremo dove farà più male» aveva detto Matteo Pronzini di Unia Ticino ai giornalisti che nei giorni precedenti chiedevano dove sarebbero iniziati gli scioperi. Ad un mese dallo scrutinio dei lavoratori della Nuova trasversale ferroviaria alpina (Ntfa), nel quale avevano espresso il loro sostegno allo sciopero in difesa del Contratto nazionale mantello (Cnm) dell'edilizia nella misura del 92 per cento, il momento è arrivato. Nei cantieri Ntfa di Faido, Bodio, Amsteg e Sedrun i lavoratori, coadiuvati dai sindacati, hanno incrociato le braccia per 24 ore.

Alle cinque di sera il ritrovo è a Rodi Fiesso, nella casa delle colonie dei sindacati. A cinque minuti d'auto dal cantiere Alptransit di Faido e una ventina da quello di Bodio. Circa 80 persone sono in febbrile attesa di entrare in azione. Obiettivo, bloccare i cantieri della Ntfa nel contesto della lotta per il mantenimento del Cnm dell'edilizia, disdetto dal padronato nel mese di maggio. Si rivedono gli ultimi dettagli, si ricordano i compiti di ogni partecipante. L'azione è mantenuta nel più stretto riserbo. Da parte sindacale si teme che la direzione del consorzio metta in atto delle misure che renderebbero più complicato il blocco dei cantieri, rischiando di generare inutili tensioni. Gli stessi mille lavoratori del Consorzio non ne sono a conoscenza. Agli operai il mese precedente era stato chiesto tramite votazione se ritenevano opportuno che i sindacati intraprendessero delle azioni di sciopero a difesa del Cnm. Il 92 per cento degli operai dei cantieri Alptransit aveva risposto positivamente, delegando ai sindacati il compito di scegliere come, quando e dove. E quel momento è arrivato venerdì 12 ottobre sui cantieri di Amsteg, Faido e Bodio. Seguirà Sedrun all'alba del giorno dopo.
Consumato un pasto prima di un'azione che potrebbe rivelarsi molto lunga, si parte incolonnati. Cinque minuti prima partiranno le persone che andranno a Bodio, seguiti da quelli destinati a Faido. Il villaggio di Rodi vede scorrere una lunga fila di macchine e furgoni. Per un momento sembra di essere tornati ai tempi in cui l'autostrada non esisteva ancora, quando l'intenso traffico da nord a sud attraversava il piccolo paese. Poco dopo, la colonna arriva all'entrata del portale della galleria che porta alla stazione multifunzionale di Faido. In pochi minuti i furgoni bloccano l'accesso alla galleria, le persone si posizionano per fare il picchetto e rapidamente vengono dispiegati gli striscioni. Perplessi, i tre agenti della sicurezza sul posto, osservano impotenti di fronte al numero dei presenti. Rapidamente saranno raggiunti dai vertici dei cantieri, i quali a loro volta non possono far altro che prendere atto del blocco. Il cantiere è stato dunque paralizzato alle 19.40, circa un'ora prima del prossimo cambio turno, quando altri operai dovrebbero entrare in galleria alle 21 per restarvi fino alle 6 del mattino. Nel frattempo davanti all'entrata della galleria, i funzionari sindacali installano tavoli, un bar, della musica e una griglia che sarà tenuta in funzione dagli stessi sindacalisti fino alla fine della mattinata del giorno successivo.
Da Bodio intanto giungono notizie confortanti. Malgrado alcuni attimi di tensione con agenti di sicurezza non all'altezza della situazione, anche a Bodio l'azione sindacale è riuscita. Altre buone notizie per i sindacati e operai arrivano da Amsteg, il terzo grande cantiere Alptransit è fermo.
A Faido l'ambiente è rilassato, anche se qualche minuto dopo tornerà a farsi leggermente acceso al momento del cambio turno previsto. Un gruppo di sindacalisti e muratori venuti a sostenere l'azione si sposteranno agli spogliatoi dei minatori, luogo di partenza dell'autobus che li porta all'interno della galleria. Sul posto ci sono i vertici del cantiere che tentano di convincere gli operai a lavorare, mentre dall'altra parte vi sono i sindacalisti che spiegano la posta in gioco, la votazione sullo sciopero e la necessità di fermarsi.
Davanti alle pressioni dei dirigenti, gli operai salgono sull'autobus. Giunti all'entrata e visto il blocco, i minatori schiacciano l'occhio ai sindacalisti e non riescono a trattenere  espressioni di compiacimento per l'azione sindacale. Gli operai che dovevano iniziare il turno si fermano e raggiungono il presidio sindacale. Sono operai in prevalenza di origine austriaca e tedesca, più qualche italiano. Gli operai edili tedeschi conoscono bene gli effetti del vuoto contrattuale. In Germania, dopo un periodo di vuoto contrattuale, i salari sono scesi mediamente del 25 per cento mentre vi è stato un aumento di circa 300 mila lavoratori illegali nel settore. Il bus entrerà in galleria con a bordo il capo progetto Olivier Böckli del Consorzio Tunnel Alp Transit Ticino (Tat), Matteo Pronzini di Unia e Paolo Locatelli del sindacato Ocst, per valutare la situazione all'interno della galleria e far uscire la squadra di minatori che hanno terminato il turno.
A quel punto la direzione dei lavori, dirigenti del Consorzio e di Alptransit, tentano un'altra carta. Comunicano ai sindacati che vi è un forte rischio che la fresa, la speciale macchina da scavo lunga 400 metri, è in pericolo. Se la fresa resta ferma, vi è la forte probabilità che subisca dei danni perché schiacciata dalla roccia sovrastante. È dunque necessario lasciare entrare 17 operai affinché possano proseguire con la fresa. Nel caso di danni, la responsabilità sarà tutta dei sindacati. Una responsabilità non di poco conto, considerato il costo, valutato approssimativamente in centinaia di migliaia di franchi della fresa. I sindacalisti discutono sul da farsi. Gli operai che sono usciti dalla galleria subito dopo il blocco, dichiarano ai sindacalisti che a parer loro non c'è nessun pericolo per la fresa. I sindacati decidono di assumersi il rischio e di proseguire lo sciopero. Alla direzione lavori viene proposto di far entrare 3-4 persone per mettere in sicurezza la fresa. E infatti così sarà.
La nottata trascorrerà tranquilla, con diverse persone venute sul blocco ad esprimere la loro solidarietà agli operai in lotta. Sul posto anche i vertici sindacali di Unia, tra i quali il copresidente Andreas Rieger.
Alle 6 è previsto un nuovo turno di operai che dovrebbe entrare in galleria. La direzione del Consorzio decide di cambiare atteggiamento rispetto alla serata precedente. Ai lavoratori la direzione comunica di aver deciso un comportamento non conflittuale, liberando i lavoratori dall'obbligo del turno. «Oggi siete liberi. I sindacati faranno un'assemblea in mattinata alla quale potete partecipare. L'indennità giornaliera vi verrà pagata dai sindacati», spiega un dirigente del Consorzio Tat. I minatori raggiungono quindi il presidio dove arriverà un'altra buona notizia per operai e sindacati. Il cantiere Alptransit di Sedrun è fermo, i lavoratori sono entrati in sciopero. Alptransit è dunque completamente paralizzata.
Alle 9 di sabato mattina una delegazione di una cinquantina di lavoratori di Sedrun e altrettanti di Amsteg raggiungeranno il presidio di Faido per partecipare ad una assemblea congiunta. Entusiasmo e commozione descrivono il momento dell'arrivo dei colleghi minatori. Nel corso dell'assemblea, i lavoratori Ntfa adotteranno la risoluzione «Lottiamo per un nuovo Cnm», di cui riprendiamo alcuni brevi stralci: «Il lavoro nelle gallerie è estremamente duro: ne sono la triste prova i 12 colleghi che hanno perso la vita nei cantieri Ntfa dall'inizio dei lavori. Tanto più grande è quindi l'indignazione nei confronti della Ssic che ha disdetto il Cnm, spalancando la porta al dumping salariale e al degrado delle condizioni di lavoro. (..) Indignazione è viva anche per i datori di lavoro, grandi imprese che hanno votato a favore della disdetta del Cnm, sbeffeggiando i loro stessi dipendenti». La risoluzione si conclude con un appello a tutti i lavoratori edili della Svizzera «affinché si uniscano a noi e incrocino le braccia fino a quando non avremo ottenuto un nuovo Cnm».


Grève und Streik

A due giorni dagli scioperi dell'Alptransit, nei cantoni di Berna, Neuchâtel e Ginevra diverse migliaia di lavoratori edili hanno manifestato nelle strade contro la disdetta padronale del Contratto nazionale mantello (Cnm).
La mobilitazione maggiore si è avuta a Ginevra dove 4-5 mila manifestanti, stando alla cifra fornita dalla polizia, hanno sfilato per le vie cittadine.
«La Società svizzera degli impresari costruttori vuole imporre una deregolamentazione del settore e pone come condizione, 80 ore in meno d'inverno da recuperare in estate con giornate da 10, 11 ore» ha esclamato Jacques Robert, membro della direzione del settore della costruzione di Unia, alla folla dei manifestanti. Uno sciopero d'avvertimento molto importante che dimostra la volontà dei muratori di difendere con i mezzi necessari il Cnm del settore. Nella risoluzione votata dagli edili ginevrini si è voluto avvisare il padronato: «se il messaggio non verrà recepito, il prossimo sciopero sarà di due giorni».
Anche nel canton Neuchâtel l'alba di lunedì non è stata quella di sempre. Progressivamente una cinquantina di cantieri si sono svuotati, facendo confluire nel centro città i suoi lavoratori. In totale 400 operai della costruzione hanno inscenato una manifestazione nel centro città della capitale neocastellana.
Gli scioperanti si sono poi recati alla sede della locale sezione della Società degli impresari costruttori a Colombier per consegnare la risoluzione decisa in assemblea. Nel testo degli edili del Cantone Neuchâtel si sottolinea in modo particolare i rischi per la salute e sicurezza in un contesto di vuoto contrattuale: «nel 2006 nell'edilizia ci sono stati 26 466 infortunati, 337 casi d'invalidità a seguito di incidenti professionali e 33 morti sui cantieri. Senza contratto, i muratori subiranno le conseguenze: più stress, più incidenti, più morti».
Anche a Berna, oltre 500 muratori sono entrati in sciopero nella giornata di lunedì. Fermo il grande cantiere della piazza antistante la stazione della capitale. Durante l'assemblea è intervenuto Hansueli Scheidegger, responsabile edilizia Unia, per sottolineare come il Cnm «equivale ad una polizza per la vita per i muratori. Esso garantisce condizioni di lavoro e salari corretti».

Pubblicato

Venerdì 19 Ottobre 2007

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