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Il clan maldestro della Wegelin

di

Gianfranco Helbling
Quarant'anni or sono andava alle manifestazioni contro la guerra in Vietnam a gridare nel megafono slogan a sostegno degli Stati Uniti. Oggi gli Usa gli hanno mandato a picco la sua banca, la Wegelin & Co. Lui, Konrad Hummler, è un esponente di punta della destra economica pura e dura, e ama attorniarsi di persone come lui.

La Wegelin era sempre stata una piccola banca insignificante. Certo la più antica della Svizzera, ma sul mercato non contava nulla. Fino a quando nel 1991 non l'ha rilevata Konrad Hummler. Che, agendo con spregiudicatezza sui mercati dei derivati e avvalendosi di giovani formatisi all'Università di San Gallo, la fucina del liberismo nostrano, ne ha fatto esplodere l'attività: in 20 anni il patrimonio amministrato è passato da 1 a 25 miliardi di franchi, gli impiegati da 30 a 700. Fino all'errore fatale: proporsi quale rifugio per gli evasori fiscali americani che dopo la crisi del 2008 erano stati ripudiati da Ubs. Perché la Wegelin si sia decisa a questo passo non si sa: forse per ingordigia, forse perché la banca era cresciuta troppo e troppo in fretta e necessitava quindi di nuovi capitali. Fatto sta che, a fronte della fuga di clienti determinata dall'inchiesta americana, oggi è stata assorbita dalla Raiffeisen. Una cooperativa, detto per inciso.
Quello con Raiffeisen per Hummler e i suoi soci della Wegelin non è stato un cattivo affare: 300 milioni sono stati incassati. Ma per Hummler potrebbe significare la fine della carriera. Molti ora ne mettono in discussione la carica di presidente del consiglio d'amministrazione della Neue Zürcher Zeitung (Nzz), assunta nemmeno un anno fa e per la quale aveva lasciato la preseidenza dei banchieri privati svizzeri e il seggio nel consiglio della Banca nazionale. Hummler non ha mai fatto mistero delle sue posizioni estreme in materia politica e finanziaria: per lui la fuga di capitali è «legittima difesa», il segreto bancario «un diritto d'asilo», e di fronte al fisco tedesco «chi non lo froda è scemo». Quando era alla presidenza della Camera di commercio e dell'industria di San Gallo si distinse per una campagna feroce contro le misure d'accompagnamento alla libera circolazione delle persone. A difenderlo oggi sono rimasti in pochi: fra i giornali, solo la Nzz e la Weltwoche, il giornale dell'ultradestra blocheriana.
Del resto Hummler, fiero colonnello di stato maggiore dell'esercito, si è sempre attorniato di esponenti di spicco della destra liberista. A cominciare dagli altri rampolli della San Gallo bene con cui da giovane spiava i militanti dei movimenti di sinistra che giravano dalle sue parti per poi informare la polizia politica. Passando dal professore presso cui ha scritto la sua tesi di dottorato all'Università di Zurigo, Peter Forstmoser, fino ai suoi amici del mondo della finanza come l'Udc Thomas Matter e il ticinese Tito Tettamanti.
Il Ticino, appunto. Qui Hummler ha dapprima reclutato Michele Moor, esponente dell'ultradestra pipidina, studi a San Gallo e pure lui colonnello di stato maggiore: nel 2000 gli ha fatto aprire la succursale di Lugano della Wegelin e dal 2002 lo ha fatto contitolare della banca. Poi, nel 2007, Hummler ha chiamato a sé l'icona del liberismo cantonticinese, l'ex consigliera di Stato Marina Masoni, che fino al 2010 è stata membro della direzione generale della banca. Detto in altri termini: Masoni e Moor avevano posizioni chiave nella Wegelin quando è stata decisa e attuata la strategia suicida di salvataggio degli evasori fiscali americani ripudiati da Ubs.
   

Pubblicato

Venerdì 10 Febbraio 2012

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