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Il cinismo non è solo di Sawiris

di

Pablo Guscetti

“Vale milioni di volte di più la vita di un solo essere umano che tutte le proprietà dell’uomo più ricco della Terra”
Ernesto Che Guevara, rivoluzionario internazionalista


“Miliardi di franchi andranno persi per qualche centinaio di morti in meno”
Samih Sawiris, miliardario egiziano


L’8 maggio del 1972 Richard Nixon annuncia in diretta televisiva l’inizio dell’operazione “Pocket Money”, con la quale delle mine da centinaia di chili saranno riversate nei porti nordvietnamiti al fine di impedire l’arrivo di materiali e provviste. Quanto poteva valere la vita di un vietnamita per uno dei governi più reazionari della storia nordamericana? Non lo sappiamo. Ma pocket money significa paghetta.


Il 9 maggio del 1976 Ulrike Meinhof, fondatrice della Rote Armee Fraktion, veniva trovata impiccata nella sua cella. Non fu l’ultima. L’epidemia di suicidi dei membri della Raf non poteva che destare sospetti, ma a chi poteva importare, nonostante le proteste dei militanti, del suicidio di pericolosi terroristi? Come scrisse lei: «Protesta è quando dico che una cosa non mi sta bene. Resistenza è quando faccio in modo che quello che adesso non mi piace non succeda più».


Sempre il 9 maggio, ma del 1978. Peppino Impastato salta in aria su di una carica di tritolo. Per la polizia, la magistratura e per la stampa si tratta di un suicidio. Sostenere il contrario avrebbe significato dare troppo valore alla vita di un folle, un militante comunista che in Sicilia osò schierarsi apertamente contro la mafia sostenendo che «se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà».


I giornali dedicarono appena qualche trafiletto alla morte di Peppino. Perché dovevano rendere conto di una dipartita assai più illustre. Era sempre il 9 maggio del 1978, il corpo del Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro veniva estratto dal bagagliaio di una Fiat 130. Come recita una celebre canzone, era “l’alba dei funerali di uno Stato”.
Oggi si alzano voci sdegnate contro l’infelice uscita di Sawiris. E questo è un bene.


Si commette però un errore quando si pensa che nel suo cinismo si nasconda semplicemente il disprezzo per la vita degli anziani. La sua frase infelice si limita infatti ad esplicitare quello che è il funzionamento stesso del mercato, in cui la vita umana è ridotta ad un semplice calcolo di costi e di benefici.


Quando le agenzie di lavoro interinali danno consigli alle imprese su come evitare i costi legati al lavoro ridotto, queste stanno intenzionalmente compiendo un massacro sociale. Nessuno protesta, perché evidentemente la vita dei precari non è abbastanza importante.
Basta accettare paghette, è tempo che la protesta si faccia resistenza e che si riprenda a educare la gente alla bellezza. Così magari ci renderemo conto di quanto vale una vita.

Pubblicato

Giovedì 7 Maggio 2020

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