Centro per i richiedenti l’asilo problematici. Il Ticino prosegue sulla sua via solitaria. Ma, arrivata alla Commissione della gestione la richiesta di credito per la sua realizzazione, il centro divide. Pronti dunque due rapporti commissionali: favorevole alla richiesta di credito quello di maggioranza e contrario quello di minoranza. Relatore del rapporto di minoranza è il granconsigliere socialista Raoul Ghisletta. Per prima cosa ci sono delle motivazioni di carattere generale che contrastano l’idea stessa del centro. La politica d’asilo non dev’essere pensata sull’onda dell’emotività. Quella, per intenderci, che «enfatizza i problemi a scopi elettorali». Problemi che non trovano con il centro una soluzione efficace. La questione che più spaventa la popolazione è sicuramente la delinquenza. Nel rapporto si riportano innanzitutto le cifre di questo fenomeno che coinvolge l’8 percento dei richiedenti l’asilo. I reati consistono essenzialmente in «risse e aggressioni, furti e traffico di stupefacenti». L’attenzione viene però spostata nel rapporto dalla repressione alla prevenzione: «occorre una maggior integrazione professionale e sociale tramite un’intermediazione culturale nei confronti dei richiedenti l’asilo che giungono in Svizzera». Si passa alle critiche nel merito di come è stato pensato e organizzato il centro. Il primo problema concreto è la definizione precisa di chi vi sarà ospitato. In buona sostanza nel centro abiterebbero gomito a gomito tre categorie di persone: chi ha commesso o è sospettato di aver commesso attività illecite (furti o traffico di stupefacenti) e che perciò è stato fermato dalla polizia; chi ha assunto un comportamento asociale o ha perturbato la quiete negli alloggi collettivi o individuali; chi è in attesa di allontanamento o espulsione dal suolo svizzero ma che, per motivi giuridici o effettivi, non può continuare il proprio soggiorno in una struttura carceraria. Casistiche disparate e non sarebbero dunque improbabili dei problemi di convivenza. Soprattutto si fa notare che, ad esempio, la coabitazione tra individui semplicemente turbolenti e chi invece delinque potrebbe portare i primi a farsi traviare dai secondi. Da qui il pericolo di «diffondere per contagio la microcriminalità tra gli ospiti e di trasformare il Centro in una “polveriera”, di cui poi risentirebbe la popolazione locale». Il centro non appare molto proficuo neppure dal profilo dei costi. Il disavanzo a carico del Cantone per il centro sarebbe di 970mila franchi. Ma ciò che stupisce maggiormente è che «il Consiglio di Stato non abbia verificato le possibilità di richiedere sussidi federali» soprattutto alla luce dello «stato delle finanze cantonali». E questo è uno dei motivi che per il quale il rapporto di minoranza caldeggia un rinvio del messaggio del Consiglio di Stato. Nel caso vi fosse «un interesse federale a fare un esperimento pilota per un simile centro in Ticino, vi dev’essere un’indicazione politica precisa e un finanziamento dello stesso da parte della Confederazione». Se il centro securizzato non è una soluzione convincente come affrontare i problemi esistenti? Realizzando «sul modello del Canton Zurigo, un sistema di incentivi e penalizzazioni per i richiedenti l’asilo». Per gli elementi con comportamenti asociali bisogna «assicurare ai servizi sociali il personale qualificato in grado di agire tempestivamente anche nei confronti dei richiedenti l’asilo con problemi comportamentali e personalità disturbate». Per quanto concerne la microcriminalità il rapporto propone di «aumentare gli effettivi e l’efficacia della polizia nella repressione dei furti e della delinquenza legata allo spaccio di droga».

Pubblicato il 

07.02.03..

Edizione cartacea

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