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Il capitalismo spiegato dai bambini

di

Mauro Marconi
Facciamo un patto: il classico preambolo di cosa, quanto e come possano insegnarci i bambini, lo salto a piè pari. Entriamo invece nel vivo della questione (è la porta di casa mia, in un certo senso, che vi apro) ed andiamo a conoscerne i protagonisti: Nene, Tilde e Nanu. Età: 3 anni le prime due, 4 il terzo. A loro il capitalismo non lo ha spiegato nessuno, i valori che io e mia moglie cerchiamo di trasmettere hanno ben poco a che spartirci, eppure i loro comportamenti certe volte hanno tutta l’allure di tre Bill Gates in miniatura. E questa ce la dice lunga di come la società influenzi il nostro modo di vivere aldilà del pensabile e del visibile. Quando a tavola compare un piatto di portata con degli affettati, dei formaggi o altro, c’è sempre qualcuno – la Nene – che se lo accaparra. Se le facciamo notare che non si fa così, che il piatto è stato preparato per tutti i commensali, lei ci guarda e con l’espressione più innocente di questa terra ci dice: «Eh?». Allora interviene il Nanu, che della vita sembra aver capito tutto, e ingenuamente replica che la Nene tiene il piatto però distribuisce a tutti. Peccato che non si sia ancora accorto che per una fetta che distribuisce, tre se le mangia lei… Ma non è solo la gestione delle risorse alimentari che si presta a queste situazioni. I nostri figli si contendono anche la gestione delle risorse finanziarie. Così, ogni volta che prendiamo l’autopostale è tutto un parapiglia per chi ottiene il soldino per pagare il biglietto. Anche il controllo dei mezzi d’informazione e comunicazione, all’interno della nostra famiglia, costituiscono una fattore di importanza vitale. Quando squilla il telefono, c’è la calata dei barbari verso l’apparecchio. Ed anche la scelta della lettura serale, la storia prima della nanna, è un momento topico in cui emergono i rapporti di forza famigliari. Qui, a farla da padrone, è il Nanu. In tutti questi giochi di potere, chi rischia di uscirne sempre perdente e di restarne esclusa, è la Matilde. Ed è per questo motivo che lei ha preso l’abitudine di inscenare delle vere e proprie manifestazioni di piazza, con tanto di grida e slogan. Insomma, la nostra vita famigliare sarebbe una giungla se io e mia moglie non intervenissimo di tanto in tanto per ridistribuire le risorse, amministrare i beni comuni e dirimere le divergenze. Non credo che la nostra famiglia sia diversa dalle altre. Le dinamiche che vi si sviluppano sono certamente simili a quelle di tanti altri nuclei famigliari. Ciò che stupisce è che una verità tanto elementare e diffusa sia così difficile da tradurre in politica. Anzi, in politica si va in direzione totalmente opposta. O sarà che i liberisti nostrani hanno tutti figli unici?

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Venerdì 4 Luglio 2003

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