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Il cantautore metalmeccanico

di

Francesco Bonsaver
«Siamo l'acqua buona di una terra amara / che vende speranze se c'è chi le paga / Siamo rabbia e festa, siamo un campo in fiore / Siamo gli operai, noi siamo gente che nasce a colori»
(testo tratto da "Siamo gli operai")

Non poteva mancare Fabrizio Varchetta al concerto del Primo Maggio a Lugano. Dopo l'esibizione lo scorso anno della Banda Bassotti, la storica band nata nei cantieri romani e composta da muratori, arrivano Fabrizio Varchetta e i Witko, il gruppo musicale che accompagna il cantautore emiliano nei suoi concerti. Operaio per sopravvivere in un'officina dove si producono utensili, Varchetta è un artista innamorato della musica, che però non dimentica il mondo che lo circonda: «Non siamo un gruppo politico: cantiamo la vita e la vita non ha colori di parte, almeno per ora. Se un testo non parla di amore tra coppiette, non significa che debba per forza essere schierato da qualche parte. Questo non vuol dire che siamo estranei a ciò che ci circonda, significa solo che non è nostra intenzione fare politica, ma musica, che è una cosa appena meno schifosa» si legge nel loro sito.
Dopo aver scritto canzoni per venti anni per gruppi anche di successo come i Nomadi, Varchetta ha deciso di mettersi in gioco in prima persona. Il suo primo cd, uscito lo scorso anno, è "Siamo gli operai", presentato anche in Ticino lo scorso anno al Centro sociale autogestito il Molino di Lugano. I proventi del cd sono destinati ai famigliari delle vittime del rogo alla Thyssen-Krupp di Torino, dove perirono 7 operai. «La mattina del 7 dicembre 2007 apprendo della tragedia della Thyssen e mi colpisce l'atteggiamento dei miei colleghi al lavoro, di completo disinteresse. In quel momento ha iniziato a ronzarmi in testa l'idea di fare qualcosa e dopo due mesi è nata "Siamo gli Operai". Ho chiamato altri amici (Modena City Ramblers, Gang, Statuto, Elisa Minari, Flaco Biondini, Daniela Galli, Popinga, Gigi Cavalli Cocchi) ed ho esposto loro l'idea di farne un brano che avesse un'utilità sociale attiva oltre che musicale. Siamo andati a registrare e il quotidiano l'Unità lo ha messo sul suo sito scaricabile a offerta libera e devoluto gli incassi alle famiglie di Torino».
Poi è arrivato un secondo cd, "L'ultimo confine", per il quale Varchetta s'è fatto accompagnaredal gruppo Witko (matti in lingua dakota). Anche in questo caso l'idea è nata da un esempio d'impegno civile: quello di Rita Adria, testimone di giustizia. Testimone, non collaboratrice di giustizia: la differenza sostanziale fra i due termini sta nel fatto che il testimone è una persona che, senza aver commesso reati e anzi essendone a volte vittima, denuncia le organizzazioni criminali correndo il rischio di mettere in pericolo sé stessa e i suoi famigliari, come è stato il caso di Adria. Oltre alla canzone "Testimone di giustizia", Varchetta e Witko elaborano altri brani che andranno a completare il cd "L'ultimo confine". Al concerto del Primo Maggio a Lugano, Varchetta, accompagnato dai Witko, suonerà canzoni tratte dai due album. Lo abbiamo intervistato.

Fabrizio Varchetta, cosa significa per lei fare musica?
È la mia passione. Per me è la cosa più bella della vita. È quello per cui ho studiato. Dopo sono andato a fare un altro mestiere perché in Italia di musica non si vive.
Come autore ha scritto diverse canzoni per gruppi di successo come ad esempio i Nomadi.  Da qualche anno invece si è "buttato", cantando canzoni sue…
Si, ho sempre fatto l'autore e il musicista. Io non so cantare e quindi mi è sempre piaciuto sentire i miei brani cantati da chi lo sapeva fare. Poi mi sono stufato e mi sono lanciato in prima persona.
E sono nati due cd: "Siamo gli operai" e "L'ultimo confine"…
"Siamo gli operai" è nato dalla tragedia della Thyssen-Krupp, la fabbrica di Torino dove morirono 7 operai. Il bello di questo disco è che nasce da una motivazione sincera. Della visibilità non ce ne frega nulla. Ne avevo molto di più quando andavo in giro dicendo che avevo scritto delle canzoni per i Nomadi… Anzi, le dirò di più: la scelta d'impegno sociale, ti esclude da tutte quelle possibilità più commerciali, tipo Festa della birra. Concerti dove ti pagano, per essere chiari. Da questi contesti siamo tagliati fuori.
Fare musica per lei significa anche avere possibilità di lanciare dei messaggi…
Il mio interesse principale è la musica. Naturalmente le note vanno poi accompagnate dalle parole. Piuttosto che mettere parole o racconti banali, credo sia meglio dargli anche un significato. Questo non vuole dire che si parla di sola politica. In "l'ultimo confine" ad esempio, salvo l'ultimo brano "testimoni di giustizia", le altre canzoni parlano di storie umane, di vita vissuta. "Siamo gli operai" ha invece una connotazione più politica.
Com'è nata "Siamo gli operai"?
È nata ed è stata scritta in officina. D'altronde tutte le mie canzoni nascono in officina. Ogni tanto, quando le macchine vanno da sole, mi viene un'idea e la trascrivo su un pezzetto di carta. Poi se ne aggiungono altre e la canzone prende forma. "Siamo gli operai" è qualcosa fatto da un operaio per gli operai. Punto e basta.
Presentandolo al Molino lo scorso anno, ha detto che era un modo per ribadire anche l'identità, l'orgoglio di essere operaio in una società che tende a negarne l'esistenza.
È vero. Si tende a usare gli operai come delle macchine. Li si accende e li si spegne a piacimento. Perché se l'operaio scompare, è un casino. Se però lo rendi invisibile, puoi fare quello che vuoi. Prendi il mio caso: ora è l'una e mezza e sono tutti a mangiare. Noi invece siamo qui dalle sei di stamattina e ne abbiamo fino alle sette di stasera. Con la scusa che c'è crisi, è un mese e mezzo che andiamo avanti a lavorare con turni allucinanti senza essere pagati correttamente. E noi si va avanti così, anche perché dopo aver fatto due mesi di cassa integrazione, le alternative sono poche.
Quali sarebbero i compromessi da fare per vivere di musica?
Guardi, devo ancora capirlo. Il giorno che lo saprò, vivrò anch'io di musica… Scherzi a parte, oggi la difficoltà è avere anche solo dei posti per fare musica. E non c'è visibilità. Quella poca che c'è te, la devi fare gratis. Quando vai a suonare in un locale con un gruppo di 4-5 persone e ricevi due o trecento euro, è impossibile viverci… Ma non parlo solo di me, vedo anche persone che di musica hanno sempre vissuto (anche se non ad altissimi livelli), oggi devono cercare un altro lavoro…
Perché non si è adeguato ai tempi, cantando canzoni tipo "Italia, amore mio" di Pupo e Emanuele Filiberto presentata a San Remo?
In realtà, ne ho scritte anche di peggiori. Canzoni piene di retorica, solo che erano dall'altra parte, politicamente parlando. E quindi, non hanno avuto successo… (ride). 

Pubblicato

Venerdì 23 Aprile 2010

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