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Il Ticino in cui crediamo

di

Fabio Pedrina
Ci si potrebbe dilungare sul contesto di crescente insicurezza nel mondo del lavoro e fuori, di crescente aggressività nel globo fra nazioni, fra grandi imprese e fra chi, all’altro estremo, può solo cercare di tirare a campare. In poche parole si può cercare di dire che gli stridenti contrasti nei messaggi mediatici trasmessici da Davos e da Porto Alegre, come dalla stessa Davos per bocca di un Lula da Silva o di un Colin Powell, non sono che lo specchio rivelatore di una situazione a dir poco allarmante, da polveriera pronta ad esplodere, non solo per la concreta minaccia di guerra in Iraq. E nel nostro piccolo la disoccupazione in forte crescita torna a minacciare la sicurezza individuale e familiare. In tale contesto il Partito socialista è stato e rimane qui, combattivamente presente sul campo politico, affinché speranze, garanzie vitali e diritti siano di tutti e non solo riservati ai più forti e ai più scaltri o fortunati: questo in sintesi il rinnovato messaggio del Ps. L’obiettivo che il Partito socialista si è posto per le prossime elezioni cantonali ticinesi di aprile è di spostare l’asse politico del Cantone più a sinistra, quindi di battersi per un cambiamento di rotta, per una politica improntata ad un vero – e non solo declamato – sviluppo sostenibile, che sia socialmente equo, nel contempo economicamente efficiente ed eco-compatibile. L’uso efficace, lungimirante e parsimonioso delle risorse che propugniamo deve essere affiancato da una distribuzione equa di quanto la società e l’economia producono! Perciò la restituzione di un potere d’acquisto decente per tutti e di una maggiore sicurezza sul posto di lavoro, come pure servizi pubblici efficienti ed accessibili sono fra i punti centrali del nostro programma. È una sfida che ci porta a dover raccogliere consensi elettorali anche al di fuori dell’area socialista, ciò per rafforzare in prim’ordine la presenza del Ps in Gran Consiglio e per puntare ad un secondo seggio in Governo. Sì, perché occorre cambiare, e cambiare è possibile. La “lista forte” che il Ps presenta per il Consiglio di Stato è all’altezza di quest’ambizione, su un programma chiaro e di parte: dalla parte cioè di un Ticino che sia una comunità che sappia addomesticare a favore dell’uomo la sfida della globalizzazione e faccia di questa scommessa motivo di coesione e di collaborazione interna al paese; un programma contro un Ticino a basso contenuto umano e ad alto contento di improvvisazione e di clientelismo. Ma per quale visione di sviluppo impegnarci nel locale e nel globale? In questi ultimi anni la sinistra è stata impegnata soprattutto in una politica difensiva. Contrastare lo smantellamento sociale e dei servizi pubblici; salvaguardare i salari; battersi contro il peggioramento delle condizioni di lavoro e gli attentati all’ambiente. Difendere è, e sarà, – purtroppo – ancora necessario, ma lo è altrettanto rilanciare il dibattito politico sui nuovi modi di produrre ricchezza, compatibilmente con le esigenze delle risorse umane e ambientali. Oggi in Ticino e anche in Svizzera c’è un gran bisogno di socialisti. C’è bisogno più che mai di un Ps forte e rappresentativo per contrastare le ricette “magiche” propinate oggi, come ieri, dalla destra populista che sempre più domina nei partiti borghesi sotto lo spettro dell’Udc federale ex-contadina e pressata da una Lega ormai solo ex-Meister Proper della politica nostrana. Forze che propugnano tagli alla spesa sociale, ai trasporti pubblici, alla formazione dei giovani. E per fare cosa? Per fare regali agli alti redditi, ai super ricchi e mozzare le gambe allo Stato! Uno slogan centrale del Ps dice: “un altro Ticino è possibile”. Assieme facciamo votare Ps per andare verso questo altro Ticino in cui crediamo. * vice presidente del Partito socialista (Ps) ticinese

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Venerdì 7 Marzo 2003

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