Sono due week end importanti, questo e il prossimo, per la definizione dei programmi e delle strategie di lotta della sinistra politica e sindacale svizzera. Domani e domenica si riunisce infatti a Zurigo il congresso ordinario del Partito socialista svizzero, che farà il punto della situazione dopo il congresso di Lugano del 2000. Da giovedì prossimo sarà invece la volta dell’Unione sindacale svizzera, che terrà il suo quadriennale congresso ordinario. Si tratta di appuntamenti rituali che arrivano però in un momento cruciale: il Pss sta infatti per lanciare l’offensiva in vista delle elezioni federali del 2003, con già all’orizzonte l’elezione di chi dovrà succedere a Ruth Dreifuss in Consiglio federale, mentre sul fronte sindacale siamo alla vigilia di quello che potrebbe essere un caldissimo autunno. Il tutto dopo aver incassato qualche importante successo, in particolare sul fronte della difesa del ruolo dello Stato quale garante dei servizi di base e della giustizia sociale, ma con una destra politica e padronale che, malgrado i rovesci subiti, ancora crede nella supremazia dei diritti dei (grandi) azionisti rispetto a quelli dei cittadini e dei lavoratori. E con in prospettiva il conflitto nell’edilizia che si fa sempre più incandescente e la votazione del 24 novembre sulla revisione della Legge sull’assicurazione disoccupazione, terreno sul quale il confronto sarà estremamente duro e il cui esito avrà un’importanza pratica e simbolica notevole. Il congresso del Pss sarà dedicato in gran parte alla definizione della piattaforma elettorale per le federali del prossimo anno. Lo scopo dichiarato del partito per i prossimi dodici mesi è di condurre quella che il segretario generale Reto Gamma definisce «una campagna decisa». E il Pss si sente abbastanza sicuro del fatto suo, stando allo stesso Gamma: «il Pss s’è fortemente impegnato nei dibattiti sul furto delle rendite del secondo pilastro e sullo sfacelo dell’ideologia dell’azionista-re rappresentata dai vari Blocher, Ebner e compagnia bella. D’altra parte, la vittoria del rifiuto in votazione popolare della Legge sul mercato dell’energia elettrica e il deposito della nostra iniziativa sull’Avs dimostrano che, a dodici mesi dalle elezioni, il Pss è perfettamente in sella». Intitolata “Equità sociale, sicurezza e benessere” parte dalla costatazione, come rileva la presidente del Pss Christiane Brunner nella premessa, che la Svizzera è in una fase stagnante: «la paura paralizza radicali e democristiani. Per questi due partiti borghesi l’ascesa dell’Udc è diventata un incubo. Si rinviano dunque le riforme più urgenti. Invece di risolvere i problemi quotidiani, a destra si ritiene prioritario proteggere gli evasori fiscali difendendo il segreto bancario». Inoltre, osserva Brunner, la politica borghese delle casse pubbliche vuote, figlia del neoliberismo tutt’altro che morto, colpisce in primo luogo le famiglie, le donne, le persone portatrici di handicap e i disoccupati: «la politica borghese si contrappone ad ogni nuovo progetto e impedisce al paese di rinnovarsi. Soffocato da questa costante pressione finanziaria, lo Stato sociale si vede costretto a non fare altro che risparmi, oggi a spese delle famiglie, domani non adattando più le rendite dell’Avs al rincaro». Per correggere la rotta il Pss fa quindi appello ai suoi valori tradizionali, adattandoli alle nuove necessità del ventunesimo secolo: la solidarietà e l’uguaglianza delle chances; il pieno impiego e l’ecologia; l’impegno internazionale per i diritti umani. Per il Pss dunque la giustizia sociale non concerne soltanto i rapporti fra ricchi e poveri: «vogliamo assumerci la responsabilità del benessere della popolazione in tutte le circostanze della vita», rileva Brunner. Quanto al concetto di sicurezza, esso non va inteso, secondo il Pss, soltanto nel senso della sicurezza pubblica: come osserva Brunner «per noi è l’essere umano che deve stare al centro delle nostre proccupazioni, è il suo benessere, la sua integrazione nella società, la sua salute. Lo Stato sociale non è soltanto più umano dello Stato di polizia, è anche in fin dei conti più economico. Garantisce una vera sicurezza, e non soltanto una protezione poliziesca». Quanto all’economia, il Pss vuole una politica capace di avere delle visioni, che s’incarichi della riqualifica e della formazione professionale e che sappia reagire in maniera anticiclica. Ribadito infine lo spirito d’apertura dei socialisti, ora che l’Unione europea sta per diventare, con l’allargamento a est, un vero contropotere agli Stati Uniti: e la Svizzera non può permettersi di rimanere «un ghetto di stagnazione nel bel mezzo di un’Europa dinamica», come rileva Brunner. A parte la piattaforma elettorale, il congresso del Pss dovrà mettere a punto le strategie del partito in materia di politiche migratorie. Inoltre i delegati dovranno decidere se lanciare un’iniziativa popolare federale sull’armonizzazione fiscale. Ma il momento emotivamente più forte sarà probabilmente l’omaggio che il Pss renderà alla sua consigliera federale, Ruth Dreifuss, che a fine anno lascerà il seggio in governo. Il congresso sarà poi l’occasione per toccare con mano quanto (poco) feeling sia rimasto fra la base del partito e l’altro consigliere federale socialista, Moritz Leuenberger, di cui è in programma una relazione: ricordiamo che i Giovani socialisti hanno esplicitamente invitato Leuenberger a dimettersi in quanto lo considerano un vero e proprio motore delle privatizzazioni selvagge in Svizzera. Dietro le quinte e al bar le chiacchiere, forse più serie che facete, saranno però dedicate alle candidature per la successione di Dreifuss in Consiglio federale: e il rischio è che l’attenzione generale vada più a queste chiacchiere che alla politica del Pss per la prossima legislatura.

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18.10.02

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