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Il Pss e la sconfitta del 18 maggio

di

Franco Cavalli
Con poco più del 27 per cento di sì il risultato dell’iniziativa sulla salute è stato certamente deludente. (…) È possibile che la complessità dell’iniziativa abbia offerto il fianco a troppi attacchi. (…) Delle ragioni di principio che spiegano questo risultato però solo due mi sembra abbiano davvero avuto un grosso influsso sull’esito della votazione: da un lato l’Iva (in tutta la Svizzera, ma soprattutto nella parte latina), dall’altro la mancanza di un limite superiore per il patrimonio (soprattutto nella Svizzera tedesca, ma anche in Vallese e a Ginevra). Di tutte queste ragioni è certamente utile discutere, soprattutto per evitare errori futuri. A me sembra però che per il Pss sia più importante analizzare la sua campagna per poter trarre immediate conclusioni da questa analisi e da alcune altre riflessioni di natura eminentemente politica. Questo anche perché dall’analisi provvisoria del voto di Claude Longchamp emerge chiaramente che il Pss «nell’iniziativa sulla salute ha dimostrato una compattezza inferiore alla sua media». Cito ancora: «In media il 70 per cento degli elettori socialisti ha votato come raccomandava il Pss. Questa percentuale è stata chiaramente minore nell’iniziativa sulla salute. Ed è anche qui che risiede il problema principale del Pss: il partito ha fatto di questa iniziativa un tema centrale della sua campagna elettorale, ma ha faticato ad ottenere una certa compattezza anche nei propri ranghi». Come s’è svolta la campagna Il lavoro di preparazione è iniziato oltre un anno fa (…). A parte il fatto che i mezzi a disposizione erano troppo limitati (specialmente dopo che gli avversari dell’iniziativa avevano improvvisamente decuplicato i loro), tutto sembrava procedere per il verso giusto. Durante la campagna però s’è palesata improvvisamente una grossa debolezza: non c’è stata una vera coordinazione, soprattutto quando si trattava di ribattere ai “nuovi” argomenti degli avversari. L’Uss (per lungo tempo assai poco presente) e il Pss volevano condurre ognuno la propria campagna (…). A lungo è sembrato che l’Uss non volesse capire che l’iniziativa sui costi della salute sarebbe diventata l’oggetto principale della votazione del 18 maggio. Dato che negli ultimi dieci anni il potere d’acquisto dei salariati è costantemente diminuito soprattutto a causa dell’aumento dei premi pro capite, ci si sarebbe potuto aspettare da parte dell’Uss in linea di principio un sostegno più convinto. Il problema del Pss è stato che mentre alcune sezioni hanno lavorato molto intensamente (per esempio Vallese, Vaud, città di Zurigo, Ticino, Uri), altre non hanno invece praticamente dato alcun segno di vita. (…) A poco serve limitarsi a mandare alle sezioni dei manifesti da appendere, se poi non si verifica che questo lavoro venga effettivamente eseguito. All’inizio la campagna è andata piuttosto bene (…). Questo s’è visto nel nostro chiaro vantaggio al primo sondaggio. Allora gli avversari hanno improvvisamente accelerato, investendo nuovi e ingenti mezzi e facendo funzionare a pieno regime la loro macchina della disinformazione. Da questo momento in poi non siamo più stati in grado di contrapporci ai nostri avversari. Dato che il rapporto dei mezzi materiali a disposizione era di circa 20 a 1, avevamo solo due possibilità per rispondere: o creavamo degli eventi per consolidare la polarizzazione sociale che eravamo riusciti a raggiungere all’inizio di aprile (p.es. manifestazione davanti a Santésuisse, un happening o un’apparizione pubblica coordinata ed “esplosiva” dei presidenti di Pss e Uss, ecc…), oppure davamo vita ad una campagna capillare con un intenso porta a porta, facendo di questo tema anche il centro del primo maggio. (…) Non siamo però stati in grado di attuare nessuna di queste due strategie e la mancanza di coordinazione ci ha tolto al momento decisivo anche molte possibilità d’intervento (per esempio sui giornali, nei media elettronici, ecc…). Conclusioni: Accanto a questioni tecniche dobbiamo fare alcune riflessioni di fondo: • ci avviciniamo ogni giorno di più a parametri americani. Da un lato sempre più vanno alle urne solo persone benestanti, mentre gli strati deboli della popolazione non votano «perché tanto quelli là sopra fanno comunque sempre quel che vogliono». D’altro canto i soldi decidono sempre più le votazioni. Il Pss deve chiedersi se non vogliamo attivarci maggiormente sul fronte legislativo, proponendo una limitazione dei mezzi finanziari a disposizione dei diversi comitati. Questo dovrebbe anche essere un tema piuttosto popolare. • Dal punto di vista strategico il compito principale del Pss (per poter davvero crescere) è sia la riconquista di quegli strati della popolazione che ora votano per l’Udc, sia l’impegno a riportare alle urne quelle fasce socialmente più deboli che ora se ne stanno allontanando. Ciò può accadere solo con un’ancora più marcata polarizzazione sociale. Questo ci era anche riuscito in avvio di campagna in vista della votazione e ciò spiega il risultato positivo del sondaggio d’inizio aprile. (…) In nessun altro oggetto come in questa iniziativa ci era riuscito negli ultimi anni di ottenere di nuovo, almeno all’inizio, una così marcata polarizzazione sociale. Ciò accadrà presumibilmente di nuovo ogni qualvolta toccheremo in futuro un punto importante della “struttura borghese di potere”, come è stato il caso qui con i premi pro capite. Il problema per il Pss quindi non è tanto se ora dobbiamo dormire per rispettare la volontà popolare, quanto piuttosto se non ci dobbiamo preparare per essere in grado in futuro di resistere allo strapotere del rullo compressore borghese. Ma a questo non abbiamo risposte: ho anzi l’impressione che i vertici del partito e della frazione parlamentare non si siano nemmeno ancora posti la domanda. * Consigliere nazionale del Pss. La traduzione dall’originale tedesco e la riduzione dell’articolo sono a cura della redazione di area.

Pubblicato

Venerdì 20 Giugno 2003

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