Il Partito socialista (Ps) ticinese sembra avere il vento in poppa grazie a meriti propri e a errori altrui. Diversa appare invece per molti aspetti la situazione del Paese. Il reddito cantonale ticinese nominale pro capite, che è poi la ricchezza creata dentro e fuori Cantone dai residenti in Ticino, è sceso del 4 per cento tra il 1998 e il 2003 (un segno negativo che il nostro Cantone condivide con il solo Canton Svitto) mentre la media di tutti i Cantoni è aumentata del 7 per cento (a Basilea città è aumentato del 21 per cento). Sarebbe certamente più interessante poter ragionare in base al prodotto interno lordo (pil) che, rappresentando la ricchezza prodotta in Ticino da residenti e non residenti, è più significativo sia per quanto riguarda posti di lavoro che per quanto riguarda gettito fiscale. Purtroppo del pil non esistono dati ufficiali trasparenti. I dati ufficiosi disponibili, malgrado una timida ripresa tra il 1997 e il 2000, danno un pil pro capite nel 2003 inferiore dell’8 per cento a quello del 1990. In questi anni (1990-2002) neppure la Svizzera, con un aumento medio annuo dello 0,9 per cento del pil per potere di acquisto (che tiene conto anche del costo della vita), è andata molto bene rispetto alla vecchia Unione Europea dei 15 (+2,06 per cento). Tra l’altro, contrariamente a una opinione ancora molto diffusa, non solo la Svizzera non è più da tempo il paese più ricco del mondo (tenendo conto del potere di acquisto nel 2001 eravamo ottavi), ma la differenza della ricchezza prodotta per abitante a parità di potere di acquisto rispetto a quella dell’Europa dei 15, che era ancora superiore al 30 per cento nel 1990, è scesa al 15 per cento nel 2002. Siccome il reddito pro capite ticinese oggi è circa del 25 per cento inferiore a quello medio svizzero si potrebbe perfino dedurre che a parità di potere d’acquisto siamo meno ricchi della media dei paesi dell’Ue0 dei 15! Si potrebbe, perché reddito cantonale e pil sono grandezze diverse che non possono essere confrontate direttamente. Ora è vero che la politica non è solo contabilità, che probabilmente vi sono ricchezze ottenute con mezzi più o meno leciti nel mondo finanziario che sfuggono alle statistiche (e al fisco), che il benessere di un popolo non dipende solo dal pil, che la ripartizione della minore ricchezza prodotta in questi anni appare sempre più ineguale, che la minore ricchezza prodotta in questi anni a volte ha indotto costi esterni umani (precarietà, crisi famigliari, invalidità) e ambientali che poi tocca alla collettività (società civile, ma soprattutto Stato) risolvere. Anche su questi aspetti sono necessarie delle battaglie politiche. Tuttavia, realisticamente, come sostiene Angelo Rossi nel suo bel libro sullo sviluppo secolare dell’economia ticinese dal titolo significativo “dal paradiso al purgatorio”, senza un aumento reale del prodotto interno lordo superiore al 2 per cento all’anno sarà difficile ricuperare sulla disoccupazione e fornire allo Stato i mezzi necessari per aumentare l’impegno nel campo della formazione e della cultura e per difendere il livello di socialità raggiunto malgrado l’aumento dei bisogni. Un tasso superiore al 2 per cento in questi anni di grandi sfide e di accresciuta concorrenza che toglie (giustamente) spazio alle rendite di posizione appare molto difficile soprattutto per un paese ricco. Ma diventa un sogno impossibile se pensiamo allo spirito di chiusura e di intolleranza del Ticino evidenziato da alcune votazioni federale del 2005, alle divisioni e alla litigiosità che caratterizzano in negativo il nostro Cantone e alla mancanza di un progetto politico condiviso che contribuisca a rafforzare il senso di appartenenza. È probabile che molti danni dipendano da una politica fiscale squilibrata voluta non solo da chi ha diretto le finanze, ma anche dalla Lega dei ticinesi, e dalla maggioranza di Governo e Parlamento. Ma ora è tempo di ricucire e il vento che gonfia nelle vele del nostro partito deve servire anche e soprattutto a questo scopo.

Pubblicato il 

31.03.06

Edizione cartacea

 
Nessun articolo correlato