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Il Mattino usato come una clava

di

Michele De Lauretis
Non si può nemmeno parlare di recrudescenza. Quando il Mattino e i suoi estensori non condividono le opinioni degli avversari politici passano all'insulto, allo sberleffo, alla denigrazione. E in parte, pur con linguaggio colorito, anche alla legittima contestazione. Probabilmente Giuliano Bignasca pensa che parte o gran parte dell'attrazione che il suo giornale esercita su tante, troppe persone sia dovuta anche a questo stile, che è poi uno stiletto. Acuminato.
Siamo arrivati nelle scorse settimane (dopo le famigerate liste di funzionari "fuchi" da eliminare) alla pubblicazione dei numeri di telefono dei suoi antagonisti politici, da Pietro Martinelli e Martino Rossi, nell'evidente speranza di stimolare telefonate volgari o minatorie. Non è questo il modo per difendere la proposta, a suo tempo definita di tredicesima Avs, per alcuni anziani di Lugano. Proposta più che legittima e di sicuro interesse. Sono ormai più di quindici anni che si denuncia questa rozzezza. Invano. Una virulenza che ha certo funto da deterrente per persone capaci cui magari sarebbe piaciuto affrontare un impegno politico a livello locale o cantonale.
In una bella lettera ai giornali (pubblicata su questo numero di area a pag. 2) Giancarlo Nava richiama l'inerzia, l'assuefazione di chi dovrebbe essere sensibile ai nostri valori etici e morali, ad un convivere civile. Ed argomenta quanto segue: alcuni amici mi hanno confessato di non leggere più il Mattino per una repulsione istintiva, per un sistematico senso di nausea. Invece "dobbiamo reagire tutti tornando a leggere il Mattino, respingendo tutto quanto offende le persone, distrugge i nostri valori, va contro le nostre leggi".
Io però mi chiedo se invece non sia meglio lasciarlo dov'è nella speranza che languisca. Leggere il Mattino vuol infatti dire incrementare le classifiche allestite annualmente dalla Remp/Wemf, ovvero dal mondo editoriale svizzero, e di conseguenza attirare inserzionisti e soldi (altro quesito: con che coraggio catene commerciali come la Manor o società come l'Atel si presentano in un giornale che accanto al loro marchio offende consiglieri federali a parole e in fotomontaggi? E tralasciamo il discorso su Ail o casinò di Lugano già ben chiarito da Nenad Stojanovic).
La pluralità delle opinioni come la pluralità delle testate è senz'altro una ricchezza. Ma quando una testata si batte per il pensiero unico e contro ogni diversità (di pensiero o di pelle; non un articolo sull'elezione di Barack Obama a presidente Usa) torna a galla l'eterna domanda: si può essere tolleranti con gli intolleranti?

Pubblicato

Venerdì 21 Novembre 2008

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