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Il Cavalli è quello giusto

di

Gianfranco Helbling
Da una parte Franco Cavalli e Dick Marty, dall'altra Attilio Bignasca e Filippo Lombardi. Quella che si presenta ai ticinesi con il ballottaggio per il Consiglio degli Stati del 18 novembre è una scelta che in qualsiasi altro cantone della Svizzera non avrebbe neppure bisogno di essere spiegata tant'è chiara: a due personalità dall'indiscussa statura morale e professionale, riconosciute e stimate in realtà più all'estero che nel loro paese, si contrappongono due politicanti dal curriculum giudiziario e morale tutt'altro che limpido e che fuori dal Ticino hanno un peso politico trascurabile e trascurato.
La partita, data per scontata la riconferma di Marty e considerate le poche possibilità di essere eletto di Bignasca, si giocherà fra il socialista Cavalli e il democristiano Lombardi. Per l'elettore è una scelta che si può fondare su tre criteri: l'interesse pratico per il Ticino ad eleggere l'uno piuttosto che l'altro, l'orientamento politico e il profilo etico dei due candidati. Per quanto riguarda il primo criterio, a pagina 9 dimostriamo che il peso politico di Lombardi a Berna e il suo tanto vantato impegno per il Ticino sono molto relativi – in realtà si impegna soprattutto per gli interessi suoi e quelli dei suoi amici e compari, ed è molto abile a servire fumo là dove ha poco arrosto da cuocere.
Il criterio politico e quello etico non vanno disgiunti. Perché non è un caso se ad avere comportamenti per lo meno spregiudicati e spavaldi di fronte alle norme morali e giuridiche siano spesso personaggi chiaramente posizionati a destra. E non è neppure un caso se a perorare la causa dell'indifferenza della politica di fronte all'etica siano i megafoni della destra nostrana, come il Corriere del Ticino ed il Giornale del Popolo. Per questa destra affarista e liberista ogni norma giuridica o etica è un ostacolo ad ogni sua ambizione, ad ogni suo guadagno – è un'intollerabile difesa dei più deboli di fronte ai soprusi e ai privilegi dei (pre)potenti. Ecco perché non c'è differenza fra il Lombardi che viola sistematicamente le norme della circolazione o che manipola la tiratura del suo giornale e quello che tronfio siede sui banchi del Consiglio degli Stati.
Infine Lombardi non è più accettabile come deputato al Consiglio degli Stati per la sua persona. Troppe volte non si è dimostrato all'altezza della carica quando doveva rispondere delle sue prodezze al volante. Mai che abbia spontaneamente e apertamente dichiarato come stessero le cose, lo ha sempre fatto soltanto quando non aveva più alternative: e allora ecco la faccia da cane bastonato con gli occhioni lucidi di fronte al microfono. Un'attitudine infantile, reiterata più e più volte, di cui molti sono stufi.
Il Ticino ha l'occasione per dimostrare che non è soltanto quel cantone da operetta che troppe volte in passato ha divertito e sconcertato assieme il resto della Svizzera. È un'occasione storica anche per la sinistra ticinese, che non è mai stata rappresentata al Consiglio degli Stati. In realtà l'occasione i ticinesi l'avevano già quattro anni fa, quando lo scandalo delle tirature gonfiate al Giornale del Popolo non era ancora emerso. Ma il fronte rosso-verde la buttò via puntando sul cavallo sbagliato. Stavolta il Cavalli è quello giusto. E può vincere.

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Venerdì 9 Novembre 2007

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