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Socialità

Il Beltrataglio sull’affido

Tra le misure di risparmio cantonali, decurtati i contributi alle famiglie affidatarie

di

Francesco Bonsaver

Tra le misure di risparmio contenute nel preventivo cantonale 2015, il Consiglio di Stato propone di tagliare l’indennità alle famiglie affidatarie.

Sostenere i ragazzi nel trovare un loro spazio nel mondo non è una banalità. Lo sanno bene i genitori, confrontati quotidianamente nel seguire i propri figli. Si può facilmente dedurre quale sia l’impegno quando il ragazzo è reduce da un vissuto travagliato, se non traumatico, e si trova catapultato in una famiglia a lui sconosciuta che lo accoglie. Stiamo parlando delle famiglie cui un minore viene affidato al termine di un percorso nel quale sono state provate tutte le strade per una soluzione interna alla famiglia naturale.


«Non c’è un affido facile. Ci sono alcuni casi più semplici rispetto ad altri più complessi. Ma non è mai una passeggiata» spiega Andrea Milio, operatore dell’Associazione ticinese delle famiglie affidatarie.  
S’intuisce che costruire un rapporto di fiducia, un solido legame all’interno di una nuova famiglia, partendo da zero è un percorso complesso. Richiede molta generosità e dedizione nel superare i diversi ostacoli.


In Ticino, in questo momento, 140 minori vivono in famiglie affidatarie a lungo termine. Nel 2013, 43 ragazzi e ragazze sono stati collocati nelle famiglie “Sos”, cioè in interventi d’urgenza, per periodi che varia da pochi giorni a tre mesi, fino a un massimo di sei.


In tutto il cantone, sono una decina le famiglie “Sos”. Poche ma preziose. E sempre a disposizione. «In questi casi, può capitare che due ore dopo la nostra telefonata, la famiglia stia già accogliendo il minore nella loro casa». Una presa di responsabilità non indifferente in un breve lasso di tempo. Senza sapere esattamente quanto tempo la presa a carico durerà, stravolgendo quindi il calendario familiare. Parallelamente all’arrivo del bimbo, la famiglia ospitante entra in contatto con tutti i soggetti della rete sociale che aveva fino a quel momento seguito il suo caso. Il tutore, l’assistente sociali, lo psicologo e, dove possibile, entrare in relazione con la famiglia naturale. Sono dunque parecchie le ore dedicate a conoscere il vissuto dell’ospite, fondamentale nella costruzione di una relazione d’affetto e fiducia. Contatti che naturalmente proseguono nel corso della presa a carico.


A ciò si aggiungono le spese vive, che incominciano fin da subito. «Nei casi più gravi può succedere che i minori arrivano sprovvisti di tutto, vestiti compresi. Bisogni a cui la famiglia ospitante deve immediatamente provvedere» spiega Milio.


Oltre al carico emotivo, si aggiunge il peso economico dell’affido. Ci vuole dunque un grande senso di solidarietà insito in una famiglia a mettersi in gioco per ospitare un minorenne per un corto o lungo periodo che sia. Famiglie che sono “merce rara” nel cantone. Famiglie che potrebbero diventare le vittime della politica dei “risparmi” a tutto campo richiesta a gran voce nei proclami politici da campagna elettorale perenne.

 

Tra le misure di risparmio contenute nel preventivo 2015, il Consiglio di Stato propone di ridurre del 33% il compenso delle “family” e del 26% le famiglie Sos. In soldoni, a gennaio si passa nei casi di affido extrafamiliare da 1.800 franchi mensili a 1.200, un terzo in meno. Nei casi della decina di famiglie Sos, cioè d’urgenza, da 2.250 a 1.650 franchi. E nei casi di affidi presso parenti stretti della famiglia naturale quali gli zii, passano da 1.800 franchi a 900. Invariato invece il compenso ai nonni, sempre di 900 franchi.


Viste le cifre ancora in vigore, sospettare di persone che lucrano sull’affido pare piuttosto azzardato.  Importi che nel 2007 erano stati aumentati perché, oltre ad essere un riconoscimento alle spese, l’inserimento in un contesto familiare di un bambino era preferibile al collocamento in un istituto specializzato. Oltre che essere sei-sette volte più caro, per rimanere sul piano economico.


Alcuni padri o madri di famiglie affidatarie, per seguire meglio il ragazzo appena arrivato, hanno rinunciato a percentuali lavorative. La decisione del governo cantonale rischia di far saltare tutto ciò. «S’informino su quante famiglie affidatarie saranno in difficoltà perché madre o padre affidatario hanno ridotto le percentuali lavorative, col nobile scopo di dedicarsi meglio al loro compito. Non voglio neanche pensare alle difficoltà, se non impossibilità di riottenere quelle percentuali a cui hanno rinunciato» ha scritto Jean-Pierre Bäschlin, presidente dell’Atfa, in una lettera aperta indirizzata a chi a chi dovrà approvare il progetto di preventivo cantonale 2015. Una preoccupazione confermata dai diretti interessati, come spiega Milio: «Questa mattina, (lunedì, poche ore dopo la comunicazione dell’Atfa sui tagli previsti, ndr.) alcune famiglie mi hanno chiamato preoccupate. “Ho appena ridotto la percentuale lavorativa per poter dedicare più tempo al bimbo e scopro adesso che da gennaio decurtano il compenso. E ora che faccio?».


Il problema del taglio non si limita a penalizzare le famiglie affidatarie già disponibili, ma comporta difficoltà nel reperirne di nuove. «Non è semplice trovare famiglie. È complesso l’affido. Ci vuole una forte spinta interiore ad aprirsi e accogliere» racconta Milio. «Già oggi, salvo rarissimi casi, non abbiamo nessuno che si metta a disposizione per gli adolescenti». Oltre al carico emotivo, il tempo dedicato alle relazioni con la rete sociale, alla formazione obbligatoria per i genitori affidatari, alle riunioni di auto-aiuto, andare a penalizzare il sostegno economico alle spese sostenute per il nuovo arrivato non facilita il mettersi a disposizione. Le spese vive da sostenere, dai vestiti, agli abbonamenti del treno, al materiale didattico, le vacanze o le colonie, e tutto quanto riguarda la vita normale di un bambino durante la sua crescita, sono tutt’altro che indifferenti.

Un figlio costa, al pari di un bimbo affidato al quale si vuole dedicare con affetto.


Paolo Beltraminelli, il ministro promotore della misura di risparmio, alla Commissione della gestione che chiedeva spiegazioni su tale decisione, nella conclusione rispondeva: «La riduzione del compenso non dovrebbe avere un impatto negativo sulla disponibilità delle famiglie affidatarie ad assumere questo compito, così come l’aumento applicato nel 2007 non ha prodotto un aumento significativo di queste ultime».
Contattato da area, il consigliere Beltraminelli promette di valutare attentamente le reazioni delle famiglie affidatarie ai tagli proposti. L’invito è dunque rivolto all’Atfa affinché lo contattino direttamente. Certo, fa capire, da qualche parte bisogna pur tagliare, e i suoi servizi hanno indicato quella misura. Un taglio dal risparmio teorico di 700.000 mila franchi. L’Atfa contesta tale risparmio, perché in realtà, a pagare i compensi delle famiglie affidatarie sono le famiglie naturali. Più che lo Stato, risparmierebbero le famiglie naturali, dicono all’Atfa. Inoltre, con la riduzione delle famiglie che si rendono disponibili, aumenterebbero i collocamenti in istituti, che costano tra i 6.000 e gli 8.000 franchi al mese.


Difficile ora capire se vi siano margini per fare retromarcia sui tagli preventivati. La misura non dovrà sottostare al giudizio del Gran Consiglio, in quanto direttamente di competenza del Consiglio di Stato. Quindi le possibilità tecniche per rivederla sono solo due: o il consigliere Beltraminelli la ritira o è necessaria un’iniziativa popolare o parlamentare per farla abrogare.

Pubblicato

Giovedì 23 Ottobre 2014

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