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Il 96 per cento è fuorilegge

di

Francesco Bonsaver
Dal 3 dicembre, salvo la domenica 9, i negozi resteranno aperti per 21 giorni consecutivi. Per la precisione fino alle 17 della vigilia di Natale, il 24 dicembre. C'è dunque tutto il tempo per fare gli acquisti natalizi. Se però da una parte qualcosa aumenta, ossia il tempo per i clienti dediti al consumo, dall'altra parte qualcosa diminuisce, cioè il tempo delle venditrici per stare con familiari e amici. Ma quella che è ormai diventata una consuetudine da più di trenta anni in Ticino, l'apertura dei negozi nel periodo prenatalizio, non inorridisce neanche più il sindacato Unia, da sempre in prima linea con una posizione contraria alle aperture. Ad inorridire il sindacato resta però il mancato rispetto delle condizioni di lavoro nella vendita. In questa pagina area fa il punto sulle aperture prenatalizie e su altri progetti di aperture straordinarie.

A fine agosto, Saverio Lurati segretario di Unia Ticino e Moesa e deputato in Gran Consiglio, ha inoltrato un'interpellanza alla quale il governo ticinese ha risposto il 16 ottobre. Nell'interpellanza, Lurati chiedeva il numero e l'esito dei controlli effettuati durante le aperture straordinarie del 2006. Il granconsigliere chiedeva inoltre quanti erano i casi di infrazioni recidive registrate. Nella sua risposta, il governo informava che erano stati controllati 26 negozi per un totale di 2'215 dipendenti. In termini percentuali, l'uno per cento dei negozi cantonali e il 16,5 per cento dei lavoratori del settore. Solo uno dei negozi controllati era in regola, gli altri 25 non lo erano (96 per cento). Altrettanto impressionante il numero d'infrazioni riscontrate per dipendenti: 1'355 su un totale di 2'215 salariati, ossia il 61 per cento. Infrazioni non di poco conto, come ad esempio le 101 infrazioni per aver fatto lavorare il dipendente oltre 6 giorni consecutivi o le 227 infrazioni per aver fatto fare allo stesso impiegato più di 2 ore di straordinario in un giorno.
Ancor più interessante è il commento del governo ticinese a questi risultati: «Dietro queste cifre, nel complesso, fra i negozi della grande distribuzione controllati lo scorso anno, è stato rilevato un netto miglioramento della situazione». E per fortuna c'è stato il miglioramento, viene da aggiungere. area ha chiesto a Arnoldo Coduri, capo della Divisione dell'economia di commentare i dati delle infrazioni: «L'anno prima avevamo controllato 32 negozi e un numero minore di impiegati. Il miglioramento che abbiamo osservato tra i due anni è una migliore pianificazione del lavoro. L'anno precedente c'erano negozi che non sapevano di dover compensare la domenica nei termini di legge». Ma sono trenta anni che esistono le aperture delle domeniche prenatalizie. Vuol dire che prima non si compensava mai? «Probabilmente compensavano, ma non nei termini temporali di legge previsti. Ci sono stati dei problemi di pianificazione».
Nella sua interpellanza, Lurati chiedeva come intende il governo comportarsi nei confronti dei negozi che già l'anno precedente erano stati colti ad infrangere le disposizioni di legge. Nel 2006, dei 26 commerci controllati, 10 erano recidivi. Malgrado la precedente direttrice del Dipartimento finanze e economia Marina Masoni avesse dichiarato al parlamento il 18 settembre 2006 che ai commerci recidivi sarebbero stati negati i permessi nel 2007, a nessuno di loro è stato negato il permesso di apertura straordinaria. Ancora Coduri: «La questione è stata ampiamente valutata: intervenire o meno? Il problema è che avremmo sì punito quei 10 negozi, mentre il 99 per cento dei commerci che non è stato controllato l'avrebbe fatta franca. Non è la soluzione ideale, ma è l'unica possibile nelle condizioni attuali».
Non è stata accolta neanche la richiesta della Commissione paritetica della vendita, che comprende i sindacati Ocst, Sit, Sic e la parte padronale Federcommercio. Questi ultimi avevano chiesto al governo di subordinare la concessione di aperture straordinarie solo agli esercizi che hanno sottoscritto il contratto collettivo di lavoro. Per inciso, su oltre 4 mila commerci presenti in Ticino hanno sottoscritto il contratto collettivo della vendita solo 500 negozi. Sempre per inciso, il salario minimo previsto dal contratto per una venditrice non qualificata è di 2'800 franchi lordi per 42 ore di lavoro settimanali. Sale, se così si può dire, a 3'010 franchi lordi per una venditrice qualificata. Dati che confermano come il settore della vendita sia tra i mestieri meno pagati nel cantone. Per la cronaca, il Cantone ha rifiutato la proposta della Commissione paritetica di concedere le aperture straordinarie perché avrebbe contravvenuto al principio di libertà di affiliazione al contratto collettivo dei proprietari di negozi .


Oltre le aperture prenatalizie

Non solo le aperture straordinarie prenatalizie o durante i festivi nel corso dell'anno sono oggetto di discussione e progetti. La tela di fondo per permettere tutto ciò sarebbe una nuova legge cantonale che regolamenti le aperture. Il popolo ticinese si era già espresso contro un'apertura generalizzata nel 1999 sostenendo ampiamente in votazione il referendum promosso dal sindacato Sei. Nel 2003, il Dipartimento delle finanze e economia (Dfe) ci riprova presentando un avamprogetto di legge sul tema. Quest'ultimo però ha vita breve. È stato subito ritirato per la sua incompatibilità con la legge federale. Nello stesso periodo infatti, il Tribunale federale, chiamato ad esprimersi sul caso di Basilea-Città, sentenzia che non è possibile giuridicamente subordinare le aperture straordinarie ad un contratto collettivo nel settore. Ed è proprio quanto proponeva l'avamprogetto ticinese.
Proprio in questi giorni però il Dfe sta incontrando i partner sociali per discutere la bozza di legge prima di sottoporla in consultazione. La legge sulle aperture sembra dunque essere in fase avanzata. Nel frattempo però i proprietari di commerci si erano già attivati, cercando nuove strade. Negozianti di alcune zone della città di Lugano, via Nassa, Piazza Dante e via Cattedrale, manifestano nel corso dell'estate l'intenzione di avere una griglia oraria che gli permetta di tenere aperti i commerci fino alle 22 nel periodo estivo. Ma non lo possono fare semplicemente perché non hanno inoltrato la richiesta nei tempi giusti. Infatti è sufficiente sottoporre la richiesta alla Commissione paritetica della vendita, la quale poi la sottoporrà al Dfe per approvazione, come avvenuto nei casi di Ascona e Morcote. I commercianti luganesi quest'anno hanno dunque aspettato troppo, ma per il 2008 non ci dovrebbero essere problemi.
Lugano vorrebbe anche vedersi riconosciuto lo statuto di località turistica, proprio come Ascona e Morcote. Questo permetterebbe alla "perla del Ceresio" di aprire i negozi una domenica al mese. In realtà i commerci potrebbero già aprire ora le loro serrande, ma non possono impiegare il personale, la cui autorizzazione è invece di competenza federale, specificatamente della Segreteria di stato della economia (Seco). Lugano ha già inoltrato la richiesta di aprire i negozi una volta al mese al Dfe, come spiega Arnoldo Coduri, capo divisione economia: «Ora stiamo allestendo un dossier per giustificare al Seco le aperture e l'impiego di personale. L'idea è quella di un progetto pilota per un tempo determinato e limitato al centro pedonale di Lugano. Riteniamo la richiesta sensata perché siamo convinti che è il momento giusto per provare delle aperture in ragione dell'euro forte».

Pubblicato

Venerdì 23 Novembre 2007

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