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I vari volti della povertà

di

Veronica Galster
Nell'ultimo anno, il numero di persone bisognose in Ticino è cresciuto. Lo dimostra l'aumento degli utenti che si recano settimanalmente ai punti di distribuzione di Con-dividere, un servizio di sostegno alimentare per persone in difficoltà economica.

Alle 16 i volontari di Con-dividere sono già tutti nel capannone ad allestire i tavoli con la merce da vendere. Si tratta di un capannone in legno, al centro ci sono i tavoli disposti a U sui quali verrà esposta la merce e attorno ci sono molte sedie ancora vuote. I volontari corrono a destra e a sinistra con le casse piene di cibo: questo mercoledì c'è abbondanza di pane, scarseggiano invece frutta e verdura. «Ogni settimana le quantità dei prodotti cambiano e dobbiamo organizzarci per vedere come dividere la merce tra le persone e far sì che tutti ricevano un po'di tutto», spiega un volontario. Questa settimana si dovrà ad esempio scegliere tra la mozzarella e il formaggio camembert, altre volte invece si possono avere tutti e due i prodotti perché ce ne sono in abbondanza, altre ancora non c'è né l'uno né l'altro.
È difficile per i volontari programmare la distribuzione: non si sa mai in anticipo quanta merce e di che tipo si avrà a disposizione e neanche quante persone arriveranno. Solitamente, una volta ricevuta la merce, si cerca di calcolarne la suddivisione in base al numero di persone presenti la settimana precedente «Settimana scorsa però c'erano le vacanze scolastiche, quindi c'era meno gente del solito, dobbiamo tener conto di ciò nella suddivisione di oggi», spiega una volontaria.
Complessivamente, in Ticino sono più di mille a settimana le persone che beneficiano di questo servizio e il loro numero è in costante aumento da un anno a questa parte (con una leggera diminuzione durante i mesi estivi), per questo si prevede di aprire nuovi punti di distribuzione, visto che anche i fornitori che aderiscono al progetto stanno aumentando (dopo qualche difficoltà iniziale).
Sono le 17, il capannone si è riempito di gente che aspetta, più o meno pazientemente, sulle sedie. La distribuzione inizia per tutti alla stessa ora: ad ogni persona che presenta la tessera (che da diritto alla spesa, vedi box) viene consegnato un numero e verso le 17 inizia l'estrazione a sorte. Questo per evitare che chi non può arrivare prima sia svantaggiato. Chi viene estratto si mette in fila e aspetta che un volontario lo accompagna a fare il giro del banco per scegliere la merce. Per far sì che i prodotti vengano distribuiti nel modo più equo possibile, sulla base del numero di persone che compongono la famiglia e della quantità di cibo a disposizione, sono i volontari a determinare quali e quanti prodotti possa prendere ognuno. Alcuni fanno fatica ad accettare questa regola e si lamentano con il volontario che li accompagna, ma nessuno fa troppe storie.
«Ci sono sempre troppo poche cose rispetto a quanti siamo noi », si lamenta un signore mentre aspetta che venga estratto il suo numero. La sua vicina di sedia però lo riprende: «Ci dobbiamo accontentare, cara grazia che ci danno questo». In effetti, più passa il tempo più il capannone sembra riempirsi, nonostante molta gente se ne sia già andata con la spesa. Ci sono persone di ogni età e genere: uomini, donne, anziani, giovani, famiglie con bambini, mamme, papà, stranieri, svizzeri, ... sarebbe difficile dire quale categoria di persone prevalga. La cosa che accomuna tutti è il fatto di avere un budget limitato, ma i perché sono diversi.
«Io sono vedova, ho due figli a carico di cui uno all'università, prendo 3 mila franchi al mese e ne pago 1'700 d'affitto, non è facile far quadrare il bilancio a fine mese», racconta una signora. Lei viene qui a fare la spesa tutte le settimane da diversi mesi «Ho avuto la tessera da quelli della Chiesa che conoscevano la mia situazione, ma all'inizio mi vergognavo. Non l'avevo detto nemmeno ai miei figli, non volevo che si sentissero poveri».
Qualche sedia più indietro invece un uomo racconta: «Ho esaurito il diritto alle indennità di disoccupazione, ma non ho ancora trovato un lavoro, di questi tempi non è facile. Sono quelli dell'assistenza che mi hanno detto che esisteva questa possibilità di Con-dividere».
I "clienti abituali" oramai si conoscono, mentre aspettano di essere estratti chiacchierano tra di loro, delle volte nascono anche delle amicizie, per alcuni è un momento di socializzazione. Una signora anziana ha portato i cioccolatini per i suoi vicini di posto. Nel frattempo una volontaria passa a distribuire un thé caldo. «Per fortuna che c'è il thé, fa freddo qui dentro: chissà quest'inverno», commenta una signora, e continua: «Per noi anziani non va bene stare fermi a lungo in un posto così freddo. Poi ci sono anche tanti bambini piccoli poverini». Il capannone non è nuovo, è molto ampio e mal isolato, quindi difficile da riscaldare. «La città si sta impegnando per trovarci una sistemazione migliore, abbiamo già cambiato sede molte volte da quando abbiamo iniziato con il progetto di Con-dividere», spiega uno dei volontari.
L'opinione più comune tra chi beneficia di questo servizio è che sì, si potrebbero migliorare molte cose, ma non ci si deve lamentare troppo: in fondo per un franco ci si deve anche accontentare.

Pubblicato

Venerdì 20 Novembre 2009

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