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L'editoriale

I tempi li detta il virus

di

Claudio Carrer

Il 22 marzo deve essere il giorno della fine del lockdown. E chissenefrega dell’evoluzione della pandemia, delle varianti del virus, della terza ondata, delle raccomandazioni degli esperti, dei quasi 10.000 morti negli ultimi 12 mesi e di quelli che verranno. È con tutta evidenza un ragionamento di questa bassezza ad aver spinto l’altro giorno una maggioranza del Consiglio nazionale ad approvare una “dichiarazione urgente” perché il governo acceleri con le riaperture di bar, ristoranti, centri fitness e istituzioni culturali e abolisca immediatamente la regola di 5 persone al massimo negli spazi chiusi. Non è una decisione vincolante per il Consiglio federale ma estremamente pericolosa e irresponsabile, sia per la delicatezza della situazione pandemica sia per il clima d’insofferenza che si respira nel paese.


È ovvio che tutti noi, dopo un anno di restrizioni e di privazioni non vediamo l’ora di ritornare alla vita normale, di andare per bar e ristoranti, al cinema e a teatro, di partecipare a feste e concerti, di andare allo stadio e di viaggiare. Il problema è che, per il momento, tutto questo non è possibile. Perché i contagi diminuiscono molto lentamente, perché le varianti del virus (come vediamo in altri paesi, Italia in primis) stanno pericolosamente prendendo il sopravvento e perché le vaccinazioni procedono a rilento.


Quello compiuto dai 97 parlamentari (tutti quelli dell’Udc, la maggioranza del Plr e alcuni centristi) è dunque un esercizio di pura propaganda politica, un atto che parla alla pancia della gente sempre più insofferente. «Si dà voce alla rabbia delle persone che scrivono lettere ai parlamentari e la si veicola», ha del resto ammesso il verde liberale Martin Landolt accusando il Consiglio federale di «testardaggine». Così però si getta benzina sul fuoco rischiando di scatenare un incendio di vaste proporzioni.

 

Passino pure le deliranti dichiarazioni del presidente dell’Udc Marco Chiesa che dà del “dittatore” al ministro della sanità Berset (un insulto, più che a lui, alle persone che la dittatura l’hanno vissuta o la vivono per davvero). Ma ora è un ramo del parlamento a delirare, dicendo in sostanza alla popolazione che la pandemia si supera fissando una data e che la scienza può essere ignorata. E in questa stessa logica rientrano i sempre più virulenti attacchi alla Task Force, accusata dalla destra di fare politica e di dettare le decisioni al governo quando in realtà essa svolge semplicemente il suo compito di mettere a disposizione dati e analisi scientifiche. Dati e analisi che purtroppo non lasciano spazio a molte alternative se si accetta l’idea di restare nel campo della ragionevolezza e della prudenza.


È dura da accettare per tutti, ma a dettare i tempi è il virus. E la politica farebbe bene a cercare soluzioni per aumentare gli aiuti alle aziende e alle famiglie che soffrono per la pandemia e le chiusure, a formulare proposte per accelerare la vaccinazione della popolazione (unica via per un ritorno anticipato alla normalità), a chiedere qualche mese di pazienza a cittadini e commercianti e dire loro la verità. E la verità è che con delle riaperture affrettate in un momento in cui si stanno diffondendo delle varianti del virus molto contagiose si eleva il rischio di una terza ondata e di nuove chiusure tra qualche settimana. E dunque di un ulteriore allungamento della durata della pandemia. Altro che fine del lockdown!

Pubblicato

Giovedì 4 Marzo 2021

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