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I sindaci, la Lega e i rumeni

di

Gianfranco Helbling
I sindaci di Lugano, Mendrisio e Chiasso si sono schierati a favore del referendum contro l'estensione a Bulgaria e Romania dell'accordo sulla libera circolazione delle persone con l'Unione europea (Ue). Il sindaco liberale di Lugano Giorgio Giudici ha addirittura detto non solo di aver firmato il referendum, ma anche di essere disposto ad entrare nel comitato di sostegno. Giudici si schiera così a fianco della Lega dei ticinesi, che ha lanciato il referendum assieme a qualche sezione cantonale dell'Udc. Né l'Udc nazionale né l'Azione per una Svizzera neutrale e indipendente (Asni) di Christoph Blocher l'hanno lanciato – non perché considerino bulgari e rumeni particolarmente simpatici, ma perché hanno capito quanto siano importanti gli accordi bilaterali con l'Ue per l'economia nazionale.
Giudici ha motivato la sua avversione all'allargamento a Bulgaria e Romania dei bilaterali con il pretesto della sicurezza. La sicurezza ha priorità anche sui bilaterali, ha detto, sottintendendo che qualsiasi bulgaro o rumeno è una minaccia per l'ordine pubblico. Un pretesto che rivela la debolezza di argomenti del sindaco di Lugano. Intanto perché i suoi alleati in questo referendum, cioè la Lega e l'ultradestra nazionalista, si opposero anche agli accordi di Schengen e Dublino, quelli sì volti a dare maggiore sicurezza nello spazio comune europeo. Ma soprattutto perché con la sicurezza gli accordi bilaterali non hanno nulla a che fare. La libera circolazione è infatti limitata a chi ha un contratto di lavoro: chi invece vuole darsi al crimine non ha nessun interesse a cercarsi un'occupazione, ad annunciarsi alle autorità del lavoro e ad esporsi ai loro controlli. Prova ne sia che in Ticino dall'entrata in vigore degli accordi bilaterali i furti sono costantemente diminuiti: erano oltre 9 mila nel 2004, sono stati meno di 7 mila lo scorso anno.
In realtà Giudici teme fortemente l'avanzata elettorale della Lega nella città di Lugano. Alle elezioni di aprile solo per un pelo il Plr ha salvato il terzo seggio dall'assalto del movimento di Bignasca. E all'orizzonte si profila lo spettro di Marco Borradori, che se si candidasse a sindaco nel 2011 avrebbe buone possibilità di farcela – togliendo nel prossimo quadriennio al Plr la maggioranza in Municipio e a Giudici il privilegio di tagliare il nastro a tutte quelle grandi opere messe in cantiere sotto il suo regno e che stanno trasformando il volto della città. Non molto diversi sono i ragionamenti degli altri due sindaci che si sono schierati a favore del referendum. Moreno Colombo a Chiasso deve alla Lega la sua elezione a sindaco e ha quindi un debito di riconoscenza nei suoi confronti. A Mendrisio invece le elezioni comunali sono in programma soltanto nei prossimi mesi e Carlo Croci, fiutando l'aria che tira, ha deciso di cercare appoggi nell'elettorato leghista.
L'atteggiamento volgarmente populista di questi tre sindaci è vergognoso. Per piccoli calcoli elettoralistici sono disposti a dare ulteriore fiato a quel razzismo che negli ultimi vent'anni la Lega ha ampiamente alimentato. E non gliene importa nulla delle ripercussioni sull'economia, dunque anche sull'occupazione, di un'eventuale bocciatura dei bilaterali in votazione popolare. Delude soprattutto Giudici, che si crede un grande sindaco ma che per fingersi tale è ormai costretto a ballare al ritmo che gli detta il primo Nano che passa.

Pubblicato

Venerdì 29 Agosto 2008

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