Ogni sette secondi, nel mondo, un bambino al di sotto dei 10 anni muore di fame. Oltre 815 milioni di persone soffrono di malnutrizione. Tra le cause, Jean Ziegler, relatore della commissione dell’Onu per il diritto all’alimentazione, indica la passività dei governi occidentali. I grandi del mondo hanno «le mani legate dal modello macroeconomico neoliberale», chiosa il professore svizzero, oggi in pensione, titolare fino a giugno 2002 della cattedra di sociologia all’Università di Ginevra. Un modello che «è all’origine dell’ordine omicida che regola il mondo». Così presentando, in novembre, un rapporto all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il relatore per la fame nel mondo ha sferzato i governi silenti e complici delle multinazionali dell’alimentazione che manovrano tra le quinte del Programma alimentare mondiale (Pam) dell’Onu, con l’intento di smerciare ingenti quantità di alimenti e sementi Ogm (organismi geneticamente modificati) attraverso gli aiuti governativi ai paesi poveri. «L’uso sistematico di Ogm rischia di rendere gli agricoltori dipendenti dalle multinazionali dell’agrobusiness», ha denunciato Jean Ziegler, provocando l’ira di Washington che fornisce al Pam la maggiore quantità di approvvigionamenti alimentari (ma che difende anche gli interessi delle Big Food, le transnazionali dell’alimentazione). La voce critica di Jean Ziegler, prima di clamare nelle assemblee dell’Onu, si è levata durante circa trent’anni contro l'establishment elvetico, che il professore taccia di complicità, «cinica e arrogante», con il «capitale sporco» che inquina i canali finanziari elvetici e mondiali. Il suo volume “La Svizzera lava più bianco” ha messo in luce, già nel 1976 (prima del grande scandalo che coinvolse nel 1977 il Credito svizzero) il sistema di riciclaggio che pervadeva le sfere di potere, politico e economico, del nostro paese. Da allora la penna accusatoria del sociologo nato a Berna 68 anni fa, ma ginevrino di adozione, è intervenuta puntualmente denunciando l’intreccio perverso del capitale mondiale e della politica internazionale. Il sociologo ha dato alle stampe il suo ultimo libro “La privatizzazione del mondo”, uscito da qualche giorno presso Marco Tropea, pubblicato in settembre con il titolo originale “Les nouveaux maîtres du monde et ceux qui leur résistent”, presso le edizioni francesi Fayard. Dedicato alla memoria di Carlo Giuliani, «vittima espiatoria della mondializzazione». Jean Ziegler, chi sono “les nouveaux maîtres du monde”, i nuovi signori della Terra? Sono le oligarchie capitaliste transcontinentali che regnano sull’universo e agiscono contro gli interessi della maggioranza degli abitanti della terra. Occorre sapere che il nostro pianeta rigurgita di beni. Con le ricchezze prodotte si potrebbero soddisfare mille volte le esigenze e i bisogni degli uomini e delle donne che popolano il mondo. Ma gli oligarchi del capitale non lo permettono. Accumulano ciecamente denaro lasciando nella miseria centinaia di milioni di esseri umani. Questo era vero anche prima. Cosa cambia adesso? Gli oligarchi coltivano l’anonimato, cercano di rendersi invisibili. In un capitolo del mio libro, intitolato “I predatori” ne svelo però l’identità e il carattere. La differenza con gli oligarchi di ieri è che la nuova classe dominante affonda le sue radici nel nulla. Mi spiego. Non sono né di destra, né di sinistra. Non aderiscono a nessun pensiero collettivo. Inseguono unicamente uno scopo: arricchirsi. Li definisco in tal senso dei “predatori cleptocrati”. Accumulano ricchezze e non guardano in faccia nessuno. Non si curano di sapere quali conseguenze provocano le loro azioni, le sofferenze che infliggono alle popolazioni del Terzo Mondo. Essere invisibili e anonimi conferisce loro maggiore potere? Proprio così. Gli oligarchi del capitale mondiale hanno tirato grande profitto dalla frammentazione del blocco sovietico, nel 1991. Con il fiato dell’Urss sul collo, i padroni occidentali erano costretti a fare concessioni, accordando un minimo di protezione sociale e libertà sindacale ai lavoratori. La mondializzazione era ostacolata perché, in primo luogo, esisteva un ostacolo concreto, il comunismo, in secondo luogo perché appunto gli oligarchi erano identificabili. Intende dire che la mondializzazione si è “liberata” con la caduta del Muro di Berlino? Esatto. Con la fine dell’Unione sovietica, la globalizzazione ha scavalcato anche l’ultimo ostacolo. Con l’ausilio dei mercenari del capitale, la Banca mondiale, l’Fmi (Fondo monetario internazionale, ndr), il Wto, sta raggiungendo il suo scopo : privatizzare il mondo. A questo fine l’Organizzazione mondiale del commercio, il Wto, è uno strumento efficacissimo, tenuto quasi interamente nelle mani delle multinazionali. Non lo dico io. Lo dice un recente rapporto delle Nazioni Unite. La finalità ultima della mondializzazione è dunque la privatizzazione del mondo. Qual’è il metodo? Eliminare lo Stato e ogni istanza che emette e gestisce regole e leggi. I signori del mondo tentano di applicare questo metodo sulla base del famigerato “Consenso di Washington”. Lo chiamano “stateless global governance”, il trionfo del mercato mondiale unificato e totalmente autoregolamentato. Chi fa parte del Consenso? I soliti noti. Un’alleanza composta dalle principali società transcontinentali, le banche di Wall Street, la Federal Reserve, la Banca mondiale, l’Fmi e il Wto. Qual’è la base ideologica della mondializzazione? L’ideologia neoliberale, naturalmente, che si fonda sull’idea che il mercato funziona secondo le regole della Natura, che il capitale si dirige spontaneamente verso il profitto. Un dogma, beninteso errato di questa ideologia, consiste nell’affermare ad esempio che la ricchezza non si accumula. Mi spiego. Secondo i profeti del neoliberalismo, quando si giunge a un certo livello di ricchezza, questa si ridistribuisce spontaneamente, a cascata. Una teoria che riflette poco la realtà. Accumulare ricchezza è, in realtà, un’attività fine a se stessa, non tende necessariamente alla soddisfazione di bisogni concreti e oggettivi. Per molti la ricchezza è un mezzo per dominare gli altri, e la volontà di potere è inestinguibile, non ha limiti. Lei scrive nel suo libro che Gerard Schroeder «si compiace nel suo servilismo nei confronti dell’impero statunitense». Il cancelliere tedesco si è però fermamente opposto alla guerra in Iraq e continua a mantenere una posizione di chiusura verso Washington. Con mia grande sorpresa (una sorpresa benvenuta naturalmente, anche se smentisce il mio giudizio) il cancelliere ha tenuto con forza l’avamposto della pace, riallacciandosi finalmente alle radici dell’internazionale socialista. Con la Francia, altro baluardo alle mire criminali della coalizione a favore della guerra in Iraq, la Germania segna l’inizio dell’opposizione politica di parte dell’Europa, alle mire imperialistiche degli Stati Uniti. Ma l’Unione europea è ancora divisa, come lo dimostra l’appoggio di Spagna, Portogallo, Italia, e in primo luogo del Regno Unito, alla guerra contro l’Iraq voluta a tutti i costi da Washington. Lei dice anche nel suo libro che la speranza risiede nella “nuova società civile planetaria”. L’ultima trincea contro la privatizzazione del mondo? I movimenti di contestazione civile si muovono nella costellazione di valori che la Carta delle Nazioni Unite e la Dichiarazione dei diritti dell’uomo contengono e veicolano. Questi gruppi, associazioni e reti che agiscono su un piano trasversale, senza gerarchia, dogmi, e programmi comuni. Movimenti che si situano in un unico contesto: la resistenza. Non soltanto contro la privatizzazione del mondo. Confido molto nell’opposizione della società civile. Dando oggi la sua adesione a questi movimenti che, come dice il sociologo Pierre Bourdieu, che lei cita nel libro, «possono dare una risposta coerente e sensata a quesiti che nemmeno i partiti e i sindacati riescono a risolvere», sembra che lei abbia posto una certa distanza da quel “militantismo miope” che non le ha permesso di vedere che gli Stati e le cause che lei difendeva erano pericolosi, come sono pericolosi oggi gli oligarchi del capitalismo. Riconosco che sono stato ingenuo in passato. Non ho visto fino a che punto l’Unione sovietica contenesse il germe della deviazione staliniana. Dopo Lenin, i dirigenti sovietici erano autenticamente comunisti così come io sono buddista. Cioè non lo erano.

Pubblicato il 

11.04.03

Edizione cartacea

 
Nessun articolo correlato