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I poteri forti scaricano Berlusconi

di

Loris Campetti
C’è un clima strano in Italia, quasi postelettorale. È talmente diffusa la convinzione che le elezioni europee e amministrative stamperanno due sonore sberle in faccia al Cavalier Berlusconi, che anche i poteri forti hanno deciso di prendere le distanze da Arcore. Ha cominciato la Confindustria che ha deciso di tagliare i ponti con D’Amato e la sua linea governativa, iperliberista, antisindacale. Al posto del padrone del vapore gli imprenditori italiani hanno scelto una figura apprezzata dall’opposizione e da una parte almeno dei sindacati: Luca Cordero di Montezemolo, l’immagine (Ferrari) dell’Italia che corre e vince. Un po’ per esorcizzare il pesantissimo declino industriale che sta falcidiando occupazione, salari e futuro, un po’ per trovarsi (i padroni) attrezzati a un possibile cambio politico, se non dopo le elezioni della prossima settimana, al massimo tra due anni. È una confessione di fallimento: la linea dura berlusconiana non ha pagato, anzi ha aperto una delle stagioni più conflittuali dal biennio ’68-69. Montezemolo ha già fatto sapere a Cgil, Cisl e Uil di essere intenzionato ad avviare una nuova stagione concertativa abbandonando le pratiche incentrate sugli accordi separati con i sindacati più servizievoli. Basta con la conventio ad excludendum ai danni della Cgil, il sindacato più forte e rappresentativo. A patto, dev’essere chiaro, che la Cgil tagli le sue ali estreme, e cioè riconduca a “ragionevolezza” i metalmeccanici della Fiom. Dal centrosinistra, da Cisl e Uil soltanto applausi, dalla Cgil disponibilità e «vedremo». Anche l’istituzione somma, la Banca d’Italia, ha fatto calare la sua scure sul governo che pure, all’inizio, aveva caldamente sostenuto. E giù altri applausi da sinistra, a prescindere dal fatto che il governatore Fazio vorrebbe più tagli al welfare e alle pensioni e pensa che solo un governo di centrosinistra avrebbe la forza e le complicità per «completare le riforme». Purtroppo in Italia i volti presentabili del padronato italiano non sono molti. Così è successo che, alla morte del presidente della Fiat, Umberto Agnelli, la dinasty torinese non abbia trovato di meglio che nominare al posto del fratello dell’Avvocato il solito Luca Cordero di Montezemolo. Il quale assomma alle suddette, prestigiosissime cariche, quella di presidente della Ferrari e degli editori italiani, quelle di azionista di riferimento del Corriere e, naturalmente del confindustriale Sole 24 Ore. Se non avessimo in testa l’idea balzana che un altro mondo è possibile, non ci resterebbe che alzare il calice.

Pubblicato

Venerdì 4 Giugno 2004

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