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I mezzi di distrazione di massa

di

Claudio Origoni
Ci sono i mezzi di distruzione di massa e i mezzi di distrazione di massa. I primi sarebbero quelli ormai famosi posseduti da Saddam Hussein (che neanche Rumsfeld ha mai trovato). Quelli che uccidono, per intenderci. I secondi, quelli che distraggono. Tra i mezzi di distrazione di massa certa pubblicità dell’intimo, L’isola dei famosi e Il grande fratello. I calendari Pirelli, la Playstation, ma anche il www e la tombola, così come il rumore e il troppo pieno. Difficile opporsi ai mezzi di distrazione di massa, né ci sono eserciti per combatterli. (Per niente aiuta l’esportazione della democrazia). Per sconfiggere i mezzi di distrazione di massa servirebbero forse il silenzio, la calma, la riflessione; di sicuro aiuta l’attenzione alle cose che davvero contano. Per esempio uno sguardo vigile all’economia, o meglio all’andamento dell’economia, più che alla finanza. Alla politica più che all’amministrazione. Bisognerebbe porre attenzione agli aumenti della cassa malati e a quelle che vengono chiamate le razionalizzazioni: sacrifici di solidarietà e sospensione del carovita eccetera. Viviamo in una società dell’escrescenza, come sostiene il filosofo, (con evidenti disastrose ripercussioni sull’ambiente). Sarebbe meglio tornare alla crescita, che è sì economica ma anche etica. Il che vorrebbe dire lucidità di pensiero: consapevolezza. E invece la t(r)endenza è altra. La t(r)endenza è a fare sempre più esercizi contabili, accompagnata dalla celebrazione di una grande varietà di riti democratici. Feste, ricorrenze e sempre più giornate dedicate a; riflessione poca, sennò poi l’utenza cambia canale. Di fatto siamo governati dalla legge dell’audience. Sempre più veloci, e sempre più mobili e impazienti. Ciò che conta è il tempo. Bisogna agire per tempo, anzi, in tempo reale, ci viene ripetuto nevroticamente, dove il concetto di tempo è qualcosa di spettacolare che più che alla realtà fa pensare a un reality show. In sostanza, c’è sempre meno tempo per pensare. E così, semplicemente (si fa per dire), si pensa meno. La conseguenza è che meno si pensa e più si è pensati. Da chi organizza le celebrazioni, le ricorrenze, i reality show. Lo svago, il divertimento e la collettivizzazione delle esperienze (e delle coscienze, in una promiscuità off limits). Cresce l’euforia (per alcuni) e l’ansia (per altri), come è stato scritto a proposito di un saggio di qualche mese fa del tedesco Lothar Baier, scrittore e critico letterario: “Non c’è tempo! Diciotto tesi sull’accelerazione” (Bollati Boringhieri). Siamo tutti futuristi inconsapevoli. Tutti malati a rincorrere la tecnica, le macchine, il computer senza saper bene in quale direzione andare e soprattutto confondendo il risparmio di tempo con il guadagno di tempo. «Non sono più i grandi che divorano i piccoli ma i veloci che divorano i lenti» ha scritto un giornalista del New York Times. Ci sarà da preoccuparsi?

Pubblicato

Venerdì 3 Dicembre 2004

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