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La mano invisibile

I lavoratori come pretesto

di

Silvano Toppi

Può un esempio, benché particolare, rappresentare un intero sistema economico e assumere quindi una valenza critica universale? Non è il momento, dicono i soliti noti, indispettiti per una crisi che ha già funzionato come rivelatore di troppe assurdità economiche. Proviamoci comunque.


In poche settimane, smentendo principi dati per intangibili, che si son voluti incastrare anche nella Costituzione (il freno all’indebitamento, il risparmismo antisociale) si sono immessi miliardi nell’economia, indebitandosi, dando fondo alle riserve, creando moneta. Consiglio federale, Banca nazionale, Finma (autorità di sorveglianza del mercato finanziario), banche chiamate in causa e rassicurate, hanno messo in atto un piano di aiuto che ci voleva, con prontezza, senza eccessive formalità, con relativa facilità d’accesso.


Ecco l’esempio. La compagnia aerea britannica easyJet, è nota per la sua concorrenza spietata, le pressioni sul personale e le continue tensioni, il servizio a dir poco spartano, le difficoltà e le frequenti dispute con i clienti. Tutto ciò era la condizione del suo low cost o dei costi stracciati, alle volte incredibili, dei suoi voli. Subisce il contraccolpo della pandemia e deve annullare molti voli. Bussa anch’essa alla porta della Confederazione, chiedendo un aiuto finanziario pubblico. Pretesto: tra i suoi dipendenti ci sono mille svizzeri. Il giorno precedente la richiesta, il suo fondatore, (che possiede ancora il 34 per cento del capitale; la capitalizzazione borsistica è di 2,8 miliardi di dollari) difendeva pubblicamente il suo diritto a percepire i dividendi. Era a suo dire un obbligo legale deciso già il mese di febbraio dagli azionisti: 60 milioni di sterline, 72 milioni di franchi. Facile il calcolo: sono 72mila franchi per ogni impiegato svizzero, implicito ricatto nei confronti di Berna.


Questo è “vecchio capitalismo” che va corretto, ha commentato qualche giornale. Non è problema di vecchio capitalismo, scoperchiato solo ora da una pandemia, quasi si possa prospettarne uno nuovo e diverso. È sistema economico dominante.


La radice comportamentale degli aspetti negativi del sistema economico dominante scaturisce, cadendo nell’assurdità, da ciò che racchiude quell’esempio. L’esacerbazione dello spirito concorrenziale, facendo della competitività di mercato (o sui prezzi) l’unico obiettivo dell’economia, quello sì da raggiungere ad ogni costo “umano”.

 

Il consumerismo, incantando il consumatore con la mitizzazione del prezzo sempre più basso, privilegiando la quantità sulla qualità; consumatore indotto a mai chiedersi come tutto ciò possa avvenire e con quali danni collaterali per la comunità intera o sul suo “prossimo”, lavoratore. La centralità pressoché dittatoriale del mercato borsistico, che governa e determina non solo i flussi finanziari, ma rende assolute le esigenze e priorità distributive dei profitti (azionisti, manager) o della ricchezza creata. La managerialità aggressiva e senz’ombra di etica, che può contenere i prezzi solo reprimendo i costi del lavoro, con la frammentazione sistematica delle rivendicazioni sociali e del personale, togliendone così ogni possibile efficacia e dignità con il ricatto divenuto sistema (o è così o te ne vai oppure, se entra il diritto locale, me ne vado io altrove).

 

La deterritorializzazione proficua fiscalmente, che libera però anche da ogni responsabilità sociale nei confronti delle società in cui si opera (pronti a resuscitarla, in  senso inverso, quando si devono chiedere soldi pubblici per salvarsi, mettendo avanti i lavoratori come pretesto, mantenendo comunque il proprio maltolto, già decretato dagli azionisti).

Pubblicato

Mercoledì 3 Giugno 2020

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