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I lati oscuri di un punto

di

Stefano Guerra
Non pago dei tagli ai sussidi per i premi casse malati, ignorando tre pareri contrari – fra cui quello del Dipartimento della sanità e della socialità (Dss) – e incurante della necessità di contenere l’aumento dei costi della salute, il Consiglio di Stato ha appena inferto in sordina un altro colpo agli assicurati. Alla vigilia delle vacanze natalizie, il governo ha fissato d’ufficio a 1 franco il valore del punto TarMed per le prestazioni ambulatoriali fornite nelle cliniche private, rifiutando di parificarlo – come invece voleva il Dss – a quello di 83 centesimi in vigore dal primo gennaio negli ospedali pubblici del Cantone in virtù dell’accordo che le parti avevano raggiunto. Oggetto di un imminente ricorso al Consiglio federale da parte di santésuisse Ticino (l’ente mantello degli assicuratori malattia), la scelta del governo cantonale è destinata a provocare alle casse malati oneri supplementari stimati fra i 3,9 e i 4,7 milioni di franchi nel 2004, maggiori costi che andranno a incidere sui premi. Considerato che il settore ambulatoriale degli ospedali pubblici non è sovvenzionato, e che il valore tariffale delle prestazioni nel pubblico e nel privato fino al 31 dicembre 2003 era identico, perché le cliniche private sono state messe nella condizione di fatturare di più – per le stesse prestazioni – rispetto alle strutture pubbliche? Il valore del punto nel Cantone Ticino per gli studi medici privati, gli ospedali pubblici e le cliniche private è stato approvato dal Consiglio di Stato nella seduta di martedì 23 dicembre, quando mancava poco più di una settimana all’entrata in vigore del nuovo tariffario medico unificato (TarMed). Dallo scorso primo gennaio il TarMed per le cure ambulatoriali che rientrano nell’assicurazione di base della Legge sull’assicurazione malattia (LaMal) fissa a livello nazionale il numero di punti corrispondente a circa 4’600 prestazioni mediche. Spettava alle parti (assicuratori malattia, medici, rappresentanti di ospedali e cliniche) negoziare nei singoli cantoni il valore del punto, che infine sarebbe stato approvato dalle autorità dei cantoni stessi. La fissazione del valore del punto riveste un’importanza cruciale. Da quest’importo dipende infatti il rispetto o meno di uno dei principi fondamentali del TarMed, quello della neutralità dei costi (l’introduzione del tariffario non deve generare costi supplementari). Alla vigilia delle vacanze natalizie, l’esecutivo cantonale ha approvato il valore del punto iniziale concordato fra le parti nel settore degli ospedali pubblici (santésuisse Ticino, Ente ospedaliero cantonale e Organizzazione sociopsichiatrica cantonale si erano intesi su 83 centesimi) e in quello degli studi medici privati (91 centesimi, frutto dell’intesa fra santésuisse Ticino e Ordine dei medici del Canton Ticino). Per quanto riguarda le cliniche private, invece, nessun accordo tariffale era stato trovato. Intavolate alla fine della scorsa estate, le discussioni fra santésuisse Ticino e l’Associazione cliniche private ticinesi (Acpt) erano infatti naufragate a inizio ottobre. Le parti avevano da subito dimostrato scarsa propensione al compromesso. Sin dall’inizio santésuisse Ticino aveva sostenuto che il valore del punto avrebbe dovuto essere lo stesso negli ospedali pubblici e nelle cliniche private in quanto le prestazioni fornite sono identiche. Le cliniche private, dal canto loro, rivendicavano un trattamento differente rispetto agli ospedali pubblici. Il valore iniziale del punto avrebbe dovuto essere superiore a quello delle strutture pubbliche e fissarsi al di là del limite di 1 franco che santésuisse si è sempre rifiutata di oltrepassare. Una posizione, quella delle cliniche private, giustificata a loro dire dall’offerta limitata di prestazioni rispetto agli ospedali pubblici, dall’impossibilità di beneficiare dei contributi statali e dalla necessità di compensare un certo effetto punitivo del TarMed (penalizzando le prestazioni tecniche rispetto a quelle intellettuali, il nuovo tariffario porterà a una minore fatturazione nei settori della radiologia, dell’oftalmologia, dell’ortopedia e della chirurgia ambulatoriale, proprio quelli in cui si è specializzata buona parte delle cliniche private). Orecchie da mercante Con le parti ferme sulle loro posizioni, i pochi contatti si erano consumati in un clima di sfiducia reciproca ed erano sfociati in un fallimento ad inizio autunno. Il Consiglio di Stato, in base all’articolo 47 della Lamal, ha così dovuto stabilire d’ufficio il valore del punto. Lo ha fatto optando per il valore indicato dal Consiglio federale quale soglia per il rispetto del principio della neutralità dei costi (1 franco; tra le cliniche private solo il Cardiocentro ha concordato un valore del punto di 83 centesimi), preferendo così alla comunità tariffale unica (valore del punto unico per le strutture pubbliche e quelle private, come voluto da santésuisse) due comunità tariffali separate (un valore del punto per gli ospedali pubblici e un altro per le cliniche, come auspicato dall’Acpt). Nel bollettino stampa del Consiglio di Stato si faceva notare che tale decisione si discostava «dal parere espresso dall’Ufficio del sorvegliante dei prezzi» che «raccomandava l’adozione per le cliniche private dello stesso valore del punto applicato agli ospedali pubblici (83 centesimi, ndr), ritenuto anche che finora le prestazioni ambulatoriali fornite dagli ospedali pubblici e da quelli privati erano remunerate con lo stesso valore del punto». La decisione presa dal Consiglio di Stato, però, non contraddice solo il parere di Mister Prezzi. Tre mesi fa la Conferenza dei direttori cantonali della sanità (Cds) aveva raccomandato ai singoli Cantoni di orientarsi verso la costituzione di una comunità tariffale unica nel settore ambulatorio ospedaliero, soluzione che presuppone «un miglior equilibrio del ventaglio di prestazioni» (Conferenza dei direttori cantonali della sanità, Recommandations de la commission “Application Lamal” concernant la fixation des valeurs du point initiales TarMed dans les hôpitaux, 16 ottobre 2003, pp. 4-5). Seguendo l’indicazione dell’Ufficio dell’assicurazione malattia – che confermava i pareri di Mister Prezzi e della Cds –, anche la direttrice del Dss Patrizia Pesenti aveva portato in dicembre sul tavolo del Consiglio di Stato la proposta di costituire una comunità tariffale unica con un valore del punto fissato a 83 centesimi. Il governo ha scelto però una strada di mezzo fra questi 83 centesimi e il valore matematico del punto TarMed per le cliniche private (1 franco e 18 centesimi). Così facendo, non ha ritenuto degni di considerazione tre argomenti: che fino al 31 dicembre le prestazioni ambulatoriali fornite da ospedali pubblici e privati erano remunerate con lo stesso valore del punto; che una differenziazione non si giustifica in quanto il settore ambulatoriale degli ospedali pubblici non è sovvenzionato dal Cantone; e che «in Ticino si impongono misure di controllo e di contenimento dei costi sanitari tenuto conto in modo particolare anche delle ricadute sui premi assicurativi» (Bruno Cereghetti, capo dell’Ufficio assicurazione malattia, citato nella risposta che l’Associazione consumatrici della Svizzera italiana ha dato lo scorso 11 dicembre nell’ambito della procedura di consultazione sulla determinazione del valore del punto TarMed per le cliniche private). Un altro colpo agli assicurati Quello del controllo e del contenimento dei costi sanitari è stato uno dei motivi che ha spinto santésuisse Ticino a impugnare la decisione del Consiglio di Stato ricorrendo al Consiglio federale. «Stiamo preparando il ricorso e lo inoltreremo entro fine mese» spiega ad area il responsabile Gian Paolo De Neri. La scelta del governo cantonale è destinata a provocare alle casse malati oneri supplementari che De Neri stima «fra i 3,9 e i 4,7 milioni di franchi» nel 2004. I maggiori costi andranno a incidere sui premi. La decisione di fissare a 1 franco e non a 83 centesimi il valore del punto TarMed per le cliniche private «provocherà un aumento dei premi casse malati dello 0,5 per cento circa, aumento che andrà ad aggiungersi a quello abituale legato all’evoluzione del numero delle prestazioni», spiega il responsabile di santésuisse Ticino. La schizofrenia del Consiglio di Stato – che da un lato decide il taglio ai sussidi per i premi casse malati e dall’altro incide indirettamente sui premi stessi non contribuendo di fatto al contenimento dei costi della salute – ha suscitato nei giorni scorsi un’interrogazione parlamentare della socialista Marina Carobbio Guscetti. La capogruppo Ps, che è medico, sottolinea che «per le prestazioni ambulatoriali la LaMal prevede la copertura integrale dei costi (…) indipendentemente dallo statuto della struttura, sia essa privata o pubblica» e ricorda – confutando l’argomento dello svantaggio concorrenziale addotto dai rappresentanti delle cliniche private – che «il contratto di prestazione tra il Cantone e l’Eoc non permette al Cantone di partecipare al finanziamento dell’attività ambulatoriale svolta dagli ospedali pubblici». Il ragionamento del medico e granconsigliere Udc Gianfranco Soldati («l’Eoc è sussidiato per oltre il 50 per cento dai soldi pubblici e le cliniche private no», cfr. Corriere del Ticino e laRegione Ticino, 10 gennaio 2003) è valido solo per le cure stazionarie. Il settore ambulatoriale degli ospedali pubblici non beneficia del sovvenzionamento statale, come invece vuol dare a intendere l’ex presidente dell’Udc ticinese. Nel suo atto parlamentare, Marina Carobbio Guscetti chiede fra l’altro al Consiglio di Stato per quale ragione non ha tenuto conto della raccomandazione di Mister Prezzi e paventa due rischi: quello della «fornitura non economica (costi non giustificati delle cliniche private) delle prestazioni ambulatoriali» e quello della messa in forse «del principio della LaMal secondo il quale le prestazioni ambulatoriali fornite dalle strutture pubbliche siano finanziate integralmente dall’assicurazione malattia». La capogruppo Ps si interroga pure circa «una disparità di trattamento per gli assicurati, per i quali le stesse prestazioni hanno un valore del punto più alto se effettuate presso cliniche private». L’inquietudine appare fondata. Se in teoria i pazienti dovrebbero essere portati ad orientarsi verso gli ospedali pubblici (che per la stessa prestazione ambulatoriale fattureranno meno rispetto alle cliniche private), in realtà essi subiranno in maniera assai relativa il richiamo dell’opzione meno cara. «Gli assicurati non sempre si rendono conto che pagano, a meno che abbiano una franchigia alta. In generale non fanno il legame fra costo delle prestazioni e aumento dei premi casse malati. Avranno tendenza a seguire il parere del loro medico e non opteranno certo per gli ospedali pubblici perché costano meno», osserva la segretaria generale dell’Associazione consumatrici della Svizzera italiana (Acsi) Laura Regazzoni Meli. Nessun effetto benefico collaterale per ospedali pubblici e assicurati, quindi, ma una disparità di trattamento che si tradurrà solo in un’accresciuta pressione sul borsello di questi ultimi.

Pubblicato

Venerdì 16 Gennaio 2004

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