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I fatti di Rosarno e i ritardi del sindacato

di

Loris Campetti
Ci sono due Italie, ripetono gli istituti statistici sui consumi, l'occupazione, i livelli culturali: il centro-nord che se la cava e il sud depresso in perenne crisi dove cresce solo la criminalità organizzata. Eppure c'è un parametro che sta accorciando il divario, ha un nome e si chiama razzismo. Alla xenofobia del nord leghista si affianca ora, ed è una novità nella storia del sud, la caccia al nero scatenata a Rosarno. Il collante tra i due paesi è il governo Berlusconi che arma le popolazioni indigene nella guerra tra poveri, complice la crisi economica. Complice, in Calabria, la 'ndrangheta che soffia sul fuoco per estendere il controllo sul territorio. Complice una sinistra vaporizzata che sostituisce i luoghi e le relazioni materiali con quelle virtuali televisive.
Cosa fa la Cgil, di fronte a un'aggressione odiosa come quella di Rosarno che contrappone la popolazione locale all'esercito salariale di riserva, i braccianti immigrati ridotti alla semischiavitù, senza casa e diritti, con un salario da fame? Si dissocia, certo. In alcune realtà, come la piana del Sele nel sud campano investe forze e risorse in difesa di chi sopravvive nell'ultimo gradino della scala sociale. A Rosarno, invece, la Cgil si è solo intravista. E dire che gli africani fanno un lavoro che nessun italiano è più disposto a fare. E dire che a fomentare lo scontro sono proprio quegli agrari che sfruttano il lavoro migrante e oggi vorrebbero sostituire gli africani con gli est-europei, più mansueti e bianchi di pelle. E dire che in Calabria, a due passi da Rosarno, sono radicate esperienze di accoglienza e convivenza con africani, kurdi, asiatici.
Quando sull'onda emotiva di Rosarno anche in Italia ha preso corpo la proposta di uno sciopero autorganizzato dei migranti il 1° marzo, dalla Cgil è arrivata una bacchettata che nasconde dietro la lezioncina marxista (il sindacato deve unificare il lavoro, guai agli scioperi etnici) ritardi e immobilismo. Allora, si controbatte, perché non promuovete voi uno sciopero generale contro il razzismo che tenga insieme i lavoratori di qualsivoglia origine geografica? Non sono maturi i tempi, la nostra gente non ci capirebbe, è la risposta. Così, il 12 marzo ci sarà uno sciopero generale della Cgil che però avrà al centro altre questioni, anche se una parola di solidarietà non si nega a nessuno.
Per fortuna dentro la Cgil convivono storie, culture e pratiche diverse. I metalmeccanici della Fiom daranno una copertura sindacale ai migranti che vorranno e potranno (molti sono al nero, ricattati, senza visto di soggiorno) scioperare il 1° marzo. In alcune fabbriche lo sciopero sarà promosso dalle Rappresentanze sindacali unitarie (Rsu) e sarà per tutti. Anche in alcuni settori del pubblico impiego la Fp-Cgil sarà in prima fila, così come in alcune Camere del lavoro (Brescia). Segnali importanti. Ma i congressi della Cgil appena iniziati metteranno i migranti al centro del dibattito?

Pubblicato

Venerdì 29 Gennaio 2010

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