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I due fronti della protesta

di

Stefano Guerra
In pochi si sono accorti che la scorsa fine di settimana si è svolto a Friburgo il primo Forum sociale svizzero (Fss). L’austera città sulla Sarine era lontana anni luce dalla colorata Porto Alegre a cui gli organizzatori si erano ispirati per dar vita a uno spazio di riflessionenelquale pensare “un’altra Svizzera possibile”. A dispetto del nome, il Forum si è rivelato un evento locale. Poco frequentato, snobbato dagli attivisti svizzero-tedeschi e ticinesi, passato quasi inosservato nella stessa Friburgo, l’evento avrebbe meritato maggior successo: per la qualità dei dibattiti che lo hanno animato, per il coraggio di avanzare alternative radicali, provocatorie, al pensiero dominante. E soprattutto per la possibilità di creare un ponte fra le centrali sindacali che sabato hanno portato oltre 30 mila persone nelle strade di Berna e l’incipiente movimento altermondialistaelvetico. Invece, proprio la concomitanza tra il primo Forum sociale svizzero e la più grande manifestazione sindacale degli ultimi lustri ha messo in luce la distanza che ancora separa i due fronti della protesta sociale. A Friburgo c’era quello, minoritario, composto soprattutto di militanti di estrema sinistra, attivisti di organizzazioni non governative e giovani di livello educativo medio-alto rinchiusi in aule universitarie a discutere con competenza di un’“altra Svizzera” e di un “altro mondo”. A Berna, invece, c’era la massa delle lavoratrici e dei lavoratori, dei pensionati e dei tanti giovani che hanno risposto all’appello lanciato dalle centrali sindacali urlando la loro rabbia in faccia a Pascal Couchepin e compagnia senza troppe elucubrazioni mentali. Mentre sabato sera a Friburgo – dove i maggiori sindacati, ad eccezione della Vpod, non si son fatti vedere – si discuteva di uno scenario per uscire dal sistema dei tre pilastri e andare verso una super Avs, a Berna un paio d’ore prima il presidente del Sei Vasco Pedrina definiva sì l’Avs come «la più grande conquista sociale del movimento operaio svizzero», ma parlava anche della difesa dei diritti acquisiti nel secondo pilastro. Da un lato il pensiero radicale di chi rimette in discussione un sistema sul cui corso ha un’influenza marginale, dall’altro la forza di mobilitazione di chi proprio in questo sistema – pur criticandolo – è cresciuto, ci vive e ha responsabilità di peso. Come articolarli? «È un processo, si vedrà», risponde senza dire nulla e dicendo tutto Francisco “Chico” Withaker, uno dei promotori del Forum sociale di Porto Alegre in visita a Friburgo.

Pubblicato

Venerdì 26 Settembre 2003

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