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I due fondi vanno, le priorità no

di

Silvano De Pietro
Il modo di procedere è giusto, ma le priorità sono false. Questo è il titolo del comunicato fortemente critico emesso dal Pss il 13 aprile scorso, quale reazione al progetto del Consiglio federale di creare due fondi per opere di decongestionamento della rete di trasporti. Sono critiche che possono sorprendere, sia perché il ministro proponente è il socialista Moritz Leuenberger, sia perché vi è molto di buono nel progetto (come l’attenzione agli agglomerati urbani ed alle regioni periferiche), e sia perché la creazione dei due fondi non è contestata. Ma secondo il Pss «la nuova proposta del Consiglio federale non corrisponde alla volontà popolare espressa l’anno scorso». Cerchiamo di capirne le ragioni. L’8 febbraio dell’anno scorso il popolo rifiutò, nella misura dei due terzi dei voti, il controprogetto di governo e parlamento all’iniziativa “Avanti– per autostrade sicure ed efficienti”. Quest’ultima era stata nel frattempo ritirata, perché il controprogetto conteneva anche il “pezzo forte” dell’iniziativa stessa, cioè il raddoppio della galleria autostradale del San Gottardo, insieme a diverse altre misure alternative. Sulla base delle discussioni tenute da sostenitori ed oppositori durante la campagna, l’interpretazione generalmente condivisa del verdetto popolare era che i cittadini avevano inteso respingere l’iniziativa soprattutto per il raddoppio della galleria autostradale, condividendo invece le altre misure alternative previste dal controprogetto. L’iniziativa popolare “Avanti”, depositata nel 2000, mirava unicamente al potenziamento delle strade e chiedeva in particolare l’ampliamento delle tratte autostradali Ginevra–Losanna, Berna–Zurigo e Erstfeld–Airolo. Consiglio federale e parlamento le avevano opposto un controprogetto che prevedeva invece nuove soluzioni relative al traffico negli agglomerati ed al finanziamento delle infrastrutture del traffico. La Confederazione – vi si affermava – è impegnata ad adoperarsi per un’adeguata capacità delle infrastrutture del traffico sia stradale che ferroviario. La rete delle strade nazionali va completata e le strozzature, nei punti critici, vanno eliminate. Vanno poi risolti i problemi legati al traffico stradale e ferroviario negli agglomerati; e la costruzione di una seconda galleria stradale al San Gottardo è possibile ma è vincolata a condizioni restrittive. Per il finanziamento di tutti questo progetti veniva costituito un fondo. Ma in Parlamento non erano mancate le voci critiche. Si temeva, fra l’altro, che il progetto desse l’avvio ad un gigantesco e costoso programma di costruzioni stradali, minando le basi della protezione delle Alpi e mettendo in pericolo l’obiettivo di trasferire dalla strada alla ferrovia il traffico di transito delle merci. Più strade – si diceva – significa aumento del traffico e, di conseguenza, aumento delle code. Ma sebbene il controprogetto, secondo il governo e la maggioranza borghese in parlamento, permettesse di realizzare un’utile collaborazione fra strada e ferrovia, assicurasse il finanziamento dei progetti più importanti, favorisse soprattutto la soluzione dei problemi del traffico negli agglomerati e non definisse una priorità assoluta il raddoppio della galleria del San Gottardo, ugualmente esso venne respinto in votazione popolare. Ora che il Consiglio federale ripresenta quel progetto, mantenendone gli aspetti incontestati (ultimazione della rete autostradale e promozione del “traffico d’agglomerato”), eliminandone l’idea di un secondo traforo autostradale del San Gottardo e tenendo conto delle esigenze delle regioni periferiche, quelle stesse critiche vengono riproposte e la sinistra rinnova la sua opposizione. Certo, il Partito socialista svizzero – si legge nel suo comunicato – giudica positivamente il voler affrontare a due livelli, cioè con un fondo d’emergenza ed un fondo infrastrutturale, il problema del traffico negli agglomerati. Tuttavia esso «deplora che i piani del Consiglio federale escludano misure in favore del traffico lento e che la maggior parte dei mezzi venga investita per la circolazione stradale». In particolare viene contestato che, nell’ambito del fondo infrastrutturale, cinque miliardi di franchi vengano destinati al decongestionamento stradale: ciò potrebbe significare semaforo verde alla costruzione di nuove autostrade. Le richieste del Pss in questo campo sono invece chiare: investimenti urgenti nei principali centri urbani, essenzialmente in favore dei trasporti pubblici e del traffico lento (circolazione di biciclette e pedoni); finanziare progetti a lungo termine per il “traffico d’agglomerato”; mantenimento delle infrastrutture nelle regioni periferiche e di montagna, con maggiore attenzione, anche qui, ai trasporti pubblici, ed il completamento della già definita rete di strade nazionali. Scheda Il Consiglio federale prevede di regolare l’istituzione del fondo d’urgenza e del fondo infrastrutturale in due diverse leggi, in modo che possano essere separatamente discussi, modificati ed approvati o respinti. Il fondo d’urgenza (o “d’emergenza”) prevede il finanziamento di 17 progetti ferroviari ed autostradali non più prorogabili, tra i quali figura il collegamento ferroviario Stabio-Arcisate. Il fondo consta di 2,2 miliardi di franchi, prelevati dagli attuali accantonamenti di circa 4 miliardi delle tasse stradali a destinazione vincolata (dazio sui carburanti e contrassegno autostradale). Questo fondo durerà cinque anni. Alla sua scadenza, il fondo d’urgenza verrà sostituito (prevedibilmente a partire dal 2011) per un periodo di 15-20 anni da un fondo infrastrutturale dotato di 20 miliardi di franchi. Il suo scopo sarà quello di risolvere i problemi strutturali a lunga scadenza della circolazione negli agglomerati e sulle strade nazionali. Tre quarti del finanziamento sono destinati ad autostrade e strade principali: 9 miliardi per il completamento della rete delle strade nazionali, 5 miliardi per eliminare su questa rete i “colli di bottiglia”. I restanti 6 miliardi andranno destinati a progetti cantonali, purché i cantoni riservino un’analoga somma al miglioramento della circolazione negli agglomerati. A Fabio Pedrina, consigliere nazionale Pss e presidente dell’Iniziativa delle Alpi, abbiamo chiesto un parere sul progetto del Consiglio federale e sulla reazione del Pss. Signor Pedrina, come si spiega questo giudizio negativo del Pss? Perché in sostanza il progetto del Consiglio federale non rispecchia la volontà popolare, non è codificata una priorità chiara e netta a favore del trasporto pubblico, e non viene neppure citato il traffico lento. Inoltre, la compensazione prevista per le regioni di montagna viene fatta in modo molto vago e rischia di promuovere unicamente nuove strade. Tutti questi sono elementi già contestati nel controprogetto messo in votazione l’anno scorso, come i 5 miliardi destinati all’eliminazione dei “colli di bottiglia”. In ogni caso, il controprogetto rappresentava già un progresso rispetto all’iniziativa “Avanti”. L’unico elemento negativo di quella iniziativa che è stato considerato in modo adeguato è stato quello relativo al San Gottardo. Ma già allora denunciavamo la mancanza di una priorità dello sviluppo dei trasporti pubblici ed eravamo assolutamente contrari a questo discorso di ampliamento dei “colli di bottiglia”, che avrebbe significato spostarli e creare nuovo fabbisogno di ulteriori interventi di risanamento e risistemazione. Però sui due fondi che il Consiglio federale prevede di creare pare che vi sia accordo. Sì, in effetti giudichiamo positivamente il fatto di operare con questi due strumenti. Nel primo, il fondo d’urgenza, è chiara la priorità che viene data ai trasporti pubblici, anche se tutto potrebbe ancora cambiare nel corso dell’esame parlamentare. Quello che non funziona è invece il fondo infrastrutturale, perché con la meccanica prevista e senza un’indicazione di priorità del trasporto pubblico, il rischio è tutti i progetti stradali che adesso sono penalizzati nell’ambito dei programmi di risparmio, vengano poi ripresi e rilanciati alla grande. E comunque c’è la linea Stabio-Arcisate, che per il Ticino è indubbiamente importante. Certo, è una cosa positiva. D’altra parte, dato l’importo relativamente modesto nel complesso degli impegni di finanziamento federali, va bene che la Stabio-Arcisate sia incluso in questo contenitore, anche se potrebbe finire da qualche altra parte. Io ho l’impressione che su questo tema, nel momento in cui l’Italia è pronta, noi non potremo tirarci indietro. Infine, suona strano che ci si opponga ad un provvedimento che migliora la funzionalità della rete stradale. Il fatto è che sotto il concetto di miglioramento della funzionalità della rete stradale vengono contrabbandati ampliamenti della capacità autostradale, che risolvono il problema in un punto ma lo spostano altrove. Si crea così una catena che sperpera le risorse, che secondo noi vanno concentrate sul trasporto pubblico e solo a titolo complementare sulla rete stradale.

Pubblicato

Venerdì 22 Aprile 2005

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