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I docenti e la sfida economica

di

Stefano Guerra
I consiglieri di Stato che bisticciano sulla data della votazione referendaria; Marina Masoni che ammonisce Patrizia Pesenti per lesa collegialità; Gabriele Gendotti che di fatto dà del vetero-comunista anche ad Argante Righetti e che sprona i suoi a far uso del «metodo liberale» (“Tiriamo fuori il metodo liberale” titola il settimanale del partito); e ancora: Masoni & co. del suo dipartimento, presidenti dei partiti borghesi, industriali e banchieri che disegnano scenari catastrofici qualora passassero gli sgravi federali e i referendum su misure definite (quando fa comodo) “modeste” (Merlini del Plr: «dovremo alzare le tasse del 10 per cento almeno» ; «si rischia la paralisi dello Stato»). È partita all’insegna della schizofrenia e dei toni apocalittici in Ticino la campagna in vista della votazione “multipack” (11esima revisione Avs; aumento dell’Iva per Avs e Ai; sgravi fiscali federali; quattro referendum cantonali: tre sulla scuola, uno sui sussidi casse malati) del 16 maggio. Un avvio col botto, che obbliga i docenti promotori dei referendum “scolastici” (ora settimanale in più a parità di stipendio; abolizione ginnastica correttiva; soppressione sussidio alle scuole comunali) a “reinventare” il loro comitato, fra l’altro esplorando – con promotori e sostenitori del referendum casse malati – le possibilità di dar vita a un comitato di coordinamento in modo da affrontare ad armi pari con gli avversari la battaglia “politica” che fa da sfondo ai referendum: quella sulla politica finanziaria del Cantone. Bisogna rispondere all’Associazione genitori delle scuole di Sementina. Vogliono organizzare un dibattito e chiedono che qualche docente si metta a disposizione. «Non ho ancora risposto. E arriveranno altre richieste: dobbiamo essere pronti». Si deve cambiare il nome del sito internet: lo si può fare con 50 franchi all’anno, l’attivazione prende solo una decina di giorni. Entro venerdì 20 vanno spediti i testi (massimo 1’800 battute) per l’opuscolo informativo della Cancelleria. Chi ha buoni contatti con le direzioni si faccia avanti. Gendotti ha appena scritto loro manifestando la volontà di “ricucire lo strappo”: «dobbiamo fare il possibile affinché direttori e vicedirettori stiano dalla nostra parte». E i soldi per la campagna? Il conto corrente postale è stato aperto, ora si tratta di convincere i docenti: autotassarsi, ma quanto? Con un minimo di 10 franchi? Non è chiedere troppo? Consegnate le firme, i docenti del Comitato referendum-scuola non hanno neppure ripreso fiato che già si sono lanciati a testa bassa nella nuova fase della protesta contro le misure del preventivo 2004 che toccano l’insegnamento: la campagna in vista della votazione del 16 maggio. Lunedì sera si sono ritrovati in 25 – venivano da tutto il Cantone, rappresentavano tutti gli ordini di scuola – nella piccola e rumorosa saletta al primo piano della Casa del Popolo a Bellinzona. Chi temeva un rilassamento dopo la maratona della raccolta sottoscrizioni è rimasto sorpreso: le sedie non bastavano, le fotocopie nemmeno e gli ultimi docenti hanno lasciato la Casa del Popolo solo attorno alla mezzanotte, dopo gli ultimi avventori. A far discutere tanto è stato soprattutto il primo punto del nutrito ordine del giorno, quello sulla “rifondazione” del comitato referendario. Una rinascita – strategica e organizzativa – dettata dalle nuove regole di un gioco che da qui a metà maggio si svolgerà non più soprattutto sul terreno scolastico, ma principalmente – almeno stando a quanto visto sin qui – su quello politico. Alle argomentazioni di merito sui tre referendum “scolastici” si affiancheranno (si sovrapporranno?) le speculazioni economico-dialettiche sul destino della politica finanziaria cantonale. Per questo appare sempre più inevitabile – sul principio tutti i docenti presenti alla Casa del Popolo si sono trovati d’accordo – muoversi sul piano politico attraverso un Comitato di coordinamento fra i quattro referendum (i tre “scolastici” più il referendum sui sussidi casse malati) presieduto da persone al di sopra delle parti, riconosciute per rigore e competenza. Si fanno i nomi degli ex consiglieri di Stato Pietro Martinelli e Argante Righetti e della presidente della Conferenza cantonale dei genitori Francesca Bordoni Brooks, che si sono detti disponibili a incontrare le delegazioni dei due comitati referendari per vedere se e cosa fare (al momento di andare in macchina l’esito dell’incontro non era noto). «Tutto il dibattito sarà schiacciato sul sì o sul no alla politica finanziaria della Masoni. E così il discorso sulla scuola rischia di perdersi», ha avvertito Pietro Ortelli, docente alla Commercio di Bellinzona. «Se la campagna si svolge solo sul piano politico-ideologico, noi usciremo perdenti. Ma sul piano degli argomenti [nel merito delle misure di risparmio oggetto dei referendum, ndr] la forza è dalla nostra parte», gli ha fatto eco Fabio Camponovo (vedi anche intervista sotto). «Ora il dibattito sulla scuola passa in secondo piano. Il primo obiettivo dev’essere bloccare la politica della Masoni. Vinceremo solo se faremo una campagna unica sui referendum cantonali e le votazioni federali», gli ha risposto il presidente del gruppo docenti del sindacato Vpod Mario Biscossa. Divergenze sugli accenti, ma non sui principi e sulle modalità della strategia da seguire. Ovvero: evitare una separazione netta – scuola da un lato, sussidi casse malati dall’altro – delle campagne in vista della votazione del 16 maggio; avanzare con un’idea di unità per il significato che l’intero pacchetto referendario riveste nell’ambito della politica finanziaria cantonale, però agire su due piani diversi: quello politico (attraverso un Comitato coordinatore che dovrebbe essere co-presieduto anche da un rappresentante della scuola) e quello della scuola stessa (rilanciare il dibattito sulla politica scolastica e sulla qualità dell’insegnamento, continuare a capitalizzare l’alta motivazione e la mobilitazione nelle sedi). Una strategia diversificata, quindi, che richiederà con ogni probabilità una struttura più snella di quella – imponente, basata su un articolato organigramma – messa per iscritto su fogli che attraverso un lapsus (Mario “Riscossa”, invece di Biscossa, sta scritto in cima alla lista dei membri del Gruppo esecutivo) annunciano in modo chiaro le intenzioni dei docenti.

Pubblicato

Venerdì 20 Febbraio 2004

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