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I disastri della Brexit

di

Andreas Rieger

È un dibattito velenoso quello sulla Brexit britannica. Già molto tempo prima della decisione di uscire dall’Ue, esso aveva spaccato la società del Regno Unito. Il partito dell’estrema destra Ukip era infatti riuscito a trasformare l’Ue nel grande capro espiatorio e a cancellare dall’agenda le questioni sociali più scottanti, come la diffusa povertà o il miserevole stato della sanità. In tanti hanno preferito cullarsi nell’illusione che il regno possa ritrovare il vecchio splendore  seguendo una via solitaria. Il noto bugiardo e incendiario Boris Johnson continua a navigare con successo su quest’onda: nelle elezioni parlamentari di dicembre con il suo Partito Conservatore ha conquistato la maggioranza assoluta. I laburisti hanno subito invece una forte contrazione dei seggi.


Ma come si spiega questa Caporetto della sinistra? Pochi anni fa il Labour, con Jeremy Corbin, aveva vissuto una crescita: decine di migliaia di giovani si erano mobilitati e nelle elezioni del 2017 era stato mancato di poco il sorpasso dei Conservatori. In quell’occasione il partito riuscì a dare centralità alla questione sociale in un programma elettorale fortemente di sinistra. Ha tentato di fare la stessa cosa anche questa volta, ma senza successo. Perché il tema “Brexit” ha coperto tutto. E sulla questione il Labour è diviso. Per anni ha mancato di chiarezza: la libera circolazione delle persone non l’ha mai veramente sostenuta ed è mancata una strategia per delle misure di accompagnamento. Con un rifiuto della Brexit avrebbe perso i voti dei lavoratori del Nord. E un sì all’uscita dall’Ue sarebbe stato uno schiaffo ai giovani. Il partito si è barcamenato e ha perso su entrambi i fronti.


Ora, il 1° febbraio, la Gran Bretagna uscirà definitivamente dall’Ue. Ma per il resto non c’è nulla di chiaro. Regna l’incertezza: quante imprese lasceranno il paese? I sindacati prevedono il peggio. E temono che Johnson inizierà presto a deregolamentare in materia di lavoro, consumi e ambiente. Centinaia di norme di legge sono appese a un filo. Vacanze retribuite e congedo parentale, orari massimi di lavoro, divieto di discriminazione: tutto questo finora poggia sul diritto dell’Ue e dovrebbe venir integrato in quello britannico. Così come il divieto d’importazione di carne di pollo al cloro. Ma Johnson e la sua maggioranza sono molto tentati di liberarsi di questa “zavorra” nel nome della competitività.

Pubblicato

Giovedì 30 Gennaio 2020

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