Il problema che più affligge i ticinesi è quanti crocifissi ha in casa Sergio Morisoli, candidato del Partito liberale radicale (Plr) al Consiglio di Stato. Questo a giudicare dai temi che dominano (o non dominano) la campagna elettorale in vista del rinnovo dei poteri cantonali il 10 aprile.
In realtà ancora una volta i problemi interni del Plr sono diventati i problemi di tutto il Cantone. E se accettiamo la definizione della Lega secondo cui il movimento dei Bignasca sarebbe una costola del Plr, l'elezione del governo si riduce ad un solo quesito: chi saranno i due liberali che affiancheranno Laura Sadis? La scelta è ampia: Sergio Morisoli, Christian Vitta, Matteo Quadranti, Giuliano Bignasca, Norman Gobbi. Che poi non sia una scelta entusiasmante è un altro discorso.
Fatto sta che di nuovo tutto ruota attorno al Plr. Lo si è visto con la celebrazione per i dieci anni dalla vittoria sull'iniziativa per il finanziamento delle scuole private: uno splendido spot per un'ala del Plr, ben assecondata da volonterosi soccorritori. E anche lì il mostro è stato Morisoli che, crocifisso fra i denti, brandiva con una mano la Bibbia e con l'altra l'icona di Don Giussani. Intendiamoci: Morisoli è un rappresentante di Comunione e Liberazione, e come tale è meglio averlo fuori che dentro il governo. Ma gli si fa torto a ridurlo a questo. Perché Morisoli è stato soprattutto il cervello (fine) della politica neoliberista e neoconservatrice che per 12 anni Marina Masoni ha condotto in governo.
Di questo però nella campagna elettorale non c'è traccia. Peccato, sarebbe l'occasione per discutere dei veri problemi del paese: la disoccupazione, lo sviluppo economico, la politica fiscale, la giustizia sociale e così via. Si parla invece solo di crocifissi. Il motivo è semplice: su tutti gli altri temi le differenze fra i vari candidati del Plr non sono affatto marcate. La stessa gestione del Dfe da parte di Laura Sadis è dissimile nel metodo, ma tutto sommato su una linea di continuità nei contenuti rispetto a quella di Masoni.
Il problema è che di nuovo manca un'alternativa da porre al centro del dibattito politico. La stessa sinistra riesce a contrastare le peggiori derive neoliberiste, in particolare con i referendum, ma è ben lontana dal costruire una maggioranza attorno ad un progetto diverso di società. Ecco perché l'agenda politica ce la dettano le varie anime e le diverse costole del Plr. Ed ecco perché ci ritroviamo a contare i crocifissi di Morisoli.

Pubblicato il 

25.02.11

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