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I campioni svizzeri della frode

di

Fernando Gomez
I suoi dirigenti sono sotto inchiesta per ripetuta frode fiscale e ripetuta infrazione alla legge sull'Avs per aver pagato in nero giocatori e allenatori negli ultimi dieci anni. Eppure l'Hockey club Lugano oggi scenderà in pista per l'inizio del campionato come se nulla fosse accaduto, come se i reati contestati (e ammessi dagli interessati) fossero un semplice incidente di percorso che può capitare a qualsiasi dirigente onesto che ha sempre cercato di agire "nell'interesse del club e della città", come sostiene l'ex presidente del sodalizio bianconero, l'avvocato (!) Fabio Gaggini.

Sulle parole farneticanti di costui, del suo burattino Beat Kaufmann e di altri dirigenti bianconeri stendiamo pure un velo pietoso. Ma sull'assordante silenzio della giustizia sportiva non è proprio possibile tacere. È semplicemente sconcertante che la Federazione svizzera di hockey e la Lega non abbiano ancora preso nemmeno posizione sull'inchiesta della magistratura ticinese e, anzi, abbiano lasciato intendere che pesanti sanzioni sono da escludere.
Eppure per una società che viene meno all'obbligo di lealtà sportiva i regolamenti prevedono tutta una serie di misure, che vanno dal semplice ammonimento, alla multa, ad una penalizzazione in classifica, fino alla retrocessione in serie B o in una lega inferiore. La Lega Nazionale può anche negare la licenza nei casi in cui il bilancio effettivo di un club non corrisponde a quello dichiarato. Questo significa che nell'ultimo decennio, a norma di regolamento, l'Hcl non avrebbe dovuto giocare nemmeno un campionato, visto che anno dopo anno ha sempre dichiarato il falso.
"Bella scoperta!" avranno esclamato molti appassionati di disco su ghiaccio dopo la pubblicazione del comunicato stampa della Procura pubblica in cui si affermava che tra il 1996 e il 2006 l'Hcl ha versato stipendi non dichiarati per almeno 6,8 milioni di franchi. Qualunque attento osservatore della realtà hockeistica nazionale non è sicuramente rimasto sorpreso, se non per l'entità della frode, che molto probabilmente è superiore a quella che i magistrati (tra mille difficoltà create ad arte dagli accusati e dai loro amici) hanno potuto accertare.
È un dato di fatto che nell'ultimo decennio l'Hcl, una realtà sportiva per sua natura "condannata" a vincere, ha sempre avuto la squadra più forte, e di conseguenza più costosa, dell'intera Lega nazionale A. A parte gli stranieri dai nomi prestigiosi (anche se qualcuno di loro sul ghiaccio non sempre ha garantito le prestazioni attese) provenienti dalla National Hockey League, il Lugano ha sempre ingaggiato i migliori giocatori svizzeri sul mercato: fino all'anno scorso l'Hcl è stato un re incontrastato e incontrastabile, capace ogni anno di portare a Lugano i più forti, sfruttando anche le difficoltà finanziarie degli altri club. Tanto per fare un paio di esempi possiamo citare due casi del recente passato: due stagioni fa, approfittando dello sciopero nella Nhl, alla Resega arrivò il talentuoso portiere friburghese (che il suo Gottéron non poteva permettersi) David Aebischer, che fu probabilmente l'estremo difensore più pagato dalla Svizzera ma che la maggior parte delle partite le trascorse in tribuna; esattamente un anno fa fece invece "rumore" l'ingaggio del ginevrino Kevin Romy, un giovane talentuoso di cui il Ginevra Servette, a corto di liquidità, doveva disfarsi: il Lugano per vincere sulla concorrenza sborsò per questa operazione un milione di franchi, una somma, tanto per intenderci, che ad un club "normale" basterebbe per pagare tre giocatori stranieri o 5-6 svizzeri.
L'Hcl per anni ha potuto permettersi tutto questo con un budget (dichiarato) tra gli 8 e i 9 milioni di franchi, uno-due in più di quanto speso per esempio dall'Hockey club Ambrì-Piotta o da altre società paragonabili. La squadra che inizia oggi il campionato, rimasta orfana dei suoi giocatori migliori (come Nummelin, Peltonen e Metropolit, che di fronte ai guai giudiziari della società hanno preferito cambiare aria) è sicuramente la più debole (e di conseguenza la meno costosa) dell'ultimo decennio. Eppure il budget ufficiale è improvvisamente lievitato a 11 milioni di franchi!
Sembra che questa realtà, sotto gli occhi di tutti, sfuggisse soltanto alla Federazione e alla Lega. Ma ora, di fronte alle risultanze dell'inchiesta della magistratura e alle ammissioni (dirette e indirette) di Gaggini e Kaufmann, come si può continuare a far finta di nulla? Il mondo dello sport attende risposte.Sulle parole farneticanti di costui, del suo burattino Beat Kaufmann e di altri dirigenti bianconeri stendiamo pure un velo pietoso. Ma sull'assordante silenzio della giustizia sportiva non è proprio possibile tacere. È semplicemente sconcertante che la Federazione svizzera di hockey e la Lega non abbiano ancora preso nemmeno posizione sull'inchiesta della magistratura ticinese e, anzi, abbiano lasciato intendere che pesanti sanzioni sono da escludere.
Eppure per una società che viene meno all'obbligo di lealtà sportiva i regolamenti prevedono tutta una serie di misure, che vanno dal semplice ammonimento, alla multa, ad una penalizzazione in classifica, fino alla retrocessione in serie B o in una lega inferiore. La Lega Nazionale può anche negare la licenza nei casi in cui il bilancio effettivo di un club non corrisponde a quello dichiarato. Questo significa che nell'ultimo decennio, a norma di regolamento, l'Hcl non avrebbe dovuto giocare nemmeno un campionato, visto che anno dopo anno ha sempre dichiarato il falso.
"Bella scoperta!" avranno esclamato molti appassionati di disco su ghiaccio dopo la pubblicazione del comunicato stampa della Procura pubblica in cui si affermava che tra il 1996 e il 2006 l'Hcl ha versato stipendi non dichiarati per almeno 6,8 milioni di franchi. Qualunque attento osservatore della realtà hockeistica nazionale non è sicuramente rimasto sorpreso, se non per l'entità della frode, che molto probabilmente è superiore a quella che i magistrati (tra mille difficoltà create ad arte dagli accusati e dai loro amici) hanno potuto accertare.
È un dato di fatto che nell'ultimo decennio l'Hcl, una realtà sportiva per sua natura "condannata" a vincere, ha sempre avuto la squadra più forte, e di conseguenza più costosa, dell'intera Lega nazionale A. A parte gli stranieri dai nomi prestigiosi (anche se qualcuno di loro sul ghiaccio non sempre ha garantito le prestazioni attese) provenienti dalla National Hockey League, il Lugano ha sempre ingaggiato i migliori giocatori svizzeri sul mercato: fino all'anno scorso l'Hcl è stato un re incontrastato e incontrastabile, capace ogni anno di portare a Lugano i più forti, sfruttando anche le difficoltà finanziarie degli altri club. Tanto per fare un paio di esempi possiamo citare due casi del recente passato: due stagioni fa, approfittando dello sciopero nella Nhl, alla Resega arrivò il talentuoso portiere friburghese (che il suo Gottéron non poteva permettersi) David Aebischer, che fu probabilmente l'estremo difensore più pagato dalla Svizzera ma che la maggior parte delle partite le trascorse in tribuna; esattamente un anno fa fece invece "rumore" l'ingaggio del ginevrino Kevin Romy, un giovane talentuoso di cui il Ginevra Servette, a corto di liquidità, doveva disfarsi: il Lugano per vincere sulla concorrenza sborsò per questa operazione un milione di franchi, una somma, tanto per intenderci, che ad un club "normale" basterebbe per pagare tre giocatori stranieri o 5-6 svizzeri.
L'Hcl per anni ha potuto permettersi tutto questo con un budget (dichiarato) tra gli 8 e i 9 milioni di franchi, uno-due in più di quanto speso per esempio dall'Hockey club Ambrì-Piotta o da altre società paragonabili. La squadra che inizia oggi il campionato, rimasta orfana dei suoi giocatori migliori (come Nummelin, Peltonen e Metropolit, che di fronte ai guai giudiziari della società hanno preferito cambiare aria) è sicuramente la più debole (e di conseguenza la meno costosa) dell'ultimo decennio. Eppure il budget ufficiale è improvvisamente lievitato a 11 milioni di franchi!
Sembra che questa realtà, sotto gli occhi di tutti, sfuggisse soltanto alla Federazione e alla Lega. Ma ora, di fronte alle risultanze dell'inchiesta della magistratura e alle ammissioni (dirette e indirette) di Gaggini e Kaufmann, come si può continuare a far finta di nulla? Il mondo dello sport attende risposte.

Pubblicato

Venerdì 15 Settembre 2006

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